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Giornale turistico della Valtellina

La bandiera verde di Legambiente a Castello d’Acqua

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Venerdì 22 settembre 2017
Categorie: Sondrio Valmalenco

Bandiera Verde a Comune e cittadinanza di Castello dell’Acqua (SO)
Motivazione: per il costante impegno profuso da un piccolo comune nella creazione di un modello di turismo sostenibile in Valtellina e il mantenimento di una rete di sentieri ad alto valore turistico ed etnografico.
Castello dell’Acqua è una piccola realtà sulle Prealpi Orobiche Valtellinesi. Dalla fine degli anni ’50 si è assistito ad un progressivo spopolamento soprattutto della parte alta del territorio comunale, portando ad un quasi dimezzamento del numero di abitanti con il relativo abbandono, di buona parte delle contrade alte e delle attività agricolo-pastorali tipiche di una economia di sussistenza.
Quanto indicato sopra ha avuto anche un effetto che può considerarsi positivo e con un buon potenziale di valorizzazione. Infatti, il territorio in molte sue parti, sia naturali che etnografiche, si è mantenuto integro potendo quindi al giorno d’oggi favorirne una promozione e recupero in senso turistico.
E’ stata definita una rete escursionistica basata sulle antiche strade comunali che storicamente sono state percorse da uomini ed animali sia in senso altitudinale che orizzontale, attraversando in questo modo le molte contrade ed alpeggi. Si sono identificati più di 40 km di mulattiere che sono state fatte oggetto di intervento di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre che della realizzazione di una segnaletica coerente con gli standard in uso a livello nazionale. La rete è stata poi integrata nella parte di fondovalle nel Sentiero Valtellina, la dorsale ciclo-pedonale che attraversa l’intera Valtellina raccordandosi anche con la via dei Terrazzamenti, e con l’Alta Via delle Orobie, realizzata dal Parco delle Orobie Valtellinesi che attraversa il territorio di Castello dell’Acqua ad una altitudine intorno ai 1100 m.
Tipico dell’economia di sussistenza del passato era la presenza di numerosi opifici che venivano utilizzati per le necessità locali: pile dei cereali e delle castagne, mulini della segale e del grano saraceno, segherie e fucine. L’energia che li alimentava era quella idrica, nel territorio sono presenti alcune strutture che sono state mantenute nel tempo e fatte oggetto di un intervento di manutenzione straordinaria proprio negli anni recenti per rendere loro e l’area che le ospita più fruibili e godibili da parte dei visitatori, fra cui le molte scolaresche. La Fucina ed i Mulini sono su un percorso Etnografico di altissima qualità che consente di visitare altre realtà che appartengono sì al passato, ma che sono ancora a vario titolo funzionanti: la gràt delle castagne, il laboratorio di produzione dei pezzotti, i tappeti tipici locali, e l’antico forno di contrada, oltre agli antichi crotti in pietra. Qualche abitante sta iniziando inoltre a seminare e coltivare nuovamente il grano saraceno e la segale partendo da specie autoctone, per il momento con lo spirito della produzione per autoconsumo, ma che in futuro potrebbe aprire la strada a prodotti commerciabili. Quel che sta avvenendo dà un segnale molto positivo sulla raggiunta consapevolezza di alcuni della importanza della qualità del cibo che si consuma e che si offre per il consumo.
Crediamo che la positiva sinergia tra l’amministrazione comunale e la cittadinanza di Castello dell’Acqua, stia avviando il piccolo paese verso la via lodevole di uno sviluppo turistico sostenibile. Il tutto sta avvenendo nonostante la non facile situazione iniziale, lo spopolamento cronico e il permanere in alcune aree valtellinesi di modelli turistici meno virtuosi, ma ben più visibili.
Fonte: Legambiente

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