Giovedì 21 novembre 2019

Dieci anni dai Mondiali MTB: Livigno wants you

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Oggi (28 agosto 2015) cade il decennale dai Mondiali di mountain bike disputati a Livigno nel 2005. Si gareggiò nelle discipline cross country, downhill, four-cross e nel trial. Oltre all’enorme successo di pubblico e mediatico dell’evento si può attribuire a quella intuizione del Piccolo Tibet l’inizio dell’era dorata del turismo a due ruote di cui beneficia ancora oggi la località valtellinese e della quale si parla sempre più spesso come settore strategico del futuro turistico locale. Protagonista di quei momenti memorabili è stato senza dubbio l’allora presidente di APT Livigno e direttore generale dei Mondiali di MTB Giorgio Zini, che abbiamo incontrato per ricordare quei giorni incredibili, ma anche per una valutazione storica e dati alla mano sulle ricadute di lungo periodo di quell’investimento di idee, mezzi e strategie.
Giorgio-ZiniQuali sono i ricordi più forti e a cui è più legato se pensa a 10 anni fa?
L’atmosfera internazionale che si respirava in quei giorni, oltre al perfetto funzionamento della macchina organizzativa, il lavoro encomiabile degli oltre 400 volontari, la partecipazione vera della comunità locale.
Forse l’aspetto più importante non furono le migliaia di persone che assistettero agli eventi, ma le ricadute mediatiche, quando parlare di Bike in Valtellina non era l’argomento del giorno?
La forza di quell’evento fu il progetto strategico di sviluppo turistico del prodotto MTB. Riuscire ad abbinarvi Livigno in così poco tempo ha permesso alla località di affermarsi come meta per gli appassionati, acquisendo un vantaggio competitivo nei confronti delle altre località di montagna.
Un evento del genere necessita di convergenza e condivisione territoriale, come andarono le cose in questo senso?
E’ stato un percorso non scontato, mi ricordo che siamo partiti nel 2003 con una campagna di sensibilizzazione promossa dalla località che invitava gli operatori a guardare al mercato della MTB con favore, il claim era “Livigno wants you”, accompagnato da immagini spettacolari dei bikers in azione sui nostri sentieri
Aver puntato sui Mondiali è stata una scelta che ha stimolato l’imprenditoria locale a investire sul mondo bike?
L’evento mondiale non era il fine, ma il mezzo per raggiungere e colpire il nostro obiettivo: l’amatore internazionale di MTB. Subito dopo i mondiali Mottolino ha sviluppato il bike park che si è imposto in poco tempo come riferimento europeo, a livello territoriale il progetto turistico Altarezia ha consentito di sviluppare la rete dei percorsi interessando un’area attorno Livigno, unica nel panorama alpino: dal Bernina allo Stelvio attraverso quasi 3000 km di percorsi segnalati, fotografati, mappati e per fortuna utilizzati.
Quali sono state le ricadute del Mondiale a dieci anni di distanza?
Basta frequentare Livigno per capire come questo mercato si sia sviluppato e integrato nella proposta di vacanza estiva, i dati relativi alle presenze dal 2005 a oggi sono incrementati in maniera spaventosa, ci sono diversi bike shop e bike hotel, servizi dedicati come lo shuttle per trasferimenti dei bikers, anche il servizio pubblico di trasporto ha, da qualche anno, integrato la possibilità di trasportare MTB.
L’apertura di questa estate di 13 chilometri di flow country sul versante Carosello 3000 rappresentano l’evoluzione di cosa oggi può rappresentare per la località di Livigno, continuare a investire in questo mercato, cercando nel contempo di allargare la pluralità di fruitori.

Che bilancio trae da quella esperienza per sé e per il Piccolo Tibet?
Una crescita professionale e personale importante, unica e credo irripetibile. Per la località una dimostrazione di capacità organizzativa di alto livello, certificata dal rapporto finale dell’Unione Ciclisti Internazionale che ha decretato il nostro Mondiale tra i migliori eventi di ciclismo di sempre
Sarebbe ipotizzabile, utile e fattibile a suo giudizio riproporre questo evento oggi a Livigno?
Periodicamente le località che hanno ospitato i mondiali di MTB si ripresentano. La Val di Sole, che ha organizzato i mondiali nel 2007, li rifarà nel 2016, per cui, sì, sarebbe fattibile e anche opportuno, anche per riaffermare quel claim che nel 2003 ispirò la nostra candidatura: “Livigno wants you”.

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