Sabato 25 settembre 2021

Al ristorante ci si può contagiare e nelle aule parlamentari no?

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A pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo decreto appena approvato dal Governo ma ancora in attesa di pubblicazione, arriva la presa di posizione dell’Associazione Pubblici Esercizi Fipe/Confcommercio della provincia di Sondrio, in merito alle ulteriori restrizioni che il provvedimento prevede a carico in primis dei pubblici esercenti: in bar e ristoranti al chiuso, quindi, green pass obbligatorio in Italia da parte dei clienti a partire dal 6 agosto.
Baristi e ristoratori non ne possono più, perché si sentono di nuovo presi di mira con ulteriori e insensate restrizioni. «Come pubblici esercizi ci sembra assurdo che si cerchi di incentivare la campagna vaccinale limitando la libertà di movimento nei bar e nei ristoranti, dove peraltro sono già in atto tutte le regole per il distanziamento e la sicurezza sanitaria a tutela sia dei clienti sia del personale».
Il cuore della questione, certamente complessa e intricata, secondo i pubblici esercenti è decisamente un altro. «È comodo prendersela sempre con la nostra categoria dandoci in pratica degli untori, ma sarebbe bello che i parlamentari, i politici, il personale sanitario che rifiuta il vaccino, fossero loro a dare per primi il buon esempio. Non ci pare, infatti, che nel Parlamento e nelle altre aule della politica sia previsto il green pass per entrare!».
La via maestra per uscire dalla pandemia è quella di «smettere di diffondere notizie contraddittorie sui vaccini instillando un clima di paura che di fatto frena la campagna vaccinale, fare leva sul senso civico e sulla responsabilità individuale di ciascuno nell’adottare comportamenti consoni alla tutela della salute propria e altrui, e sui controlli che devono essere fatti da parte degli organi deputati a questo compito. Basta scaricare il barile sugli operatori, anche dando ai baristi e ai ristoratori questa responsabilità».
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