Lunedì 18 ottobre 2021

Alessandro Profumo a Madesimo

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«Il vero problema dell’Italia è che un paese vecchio. Se guardiamo i paesi che crescono sono quelli che hanno un profilo demografico ben preciso. Noi per molti anni dovremo rinunciare ad avere una forte crescita della domanda interna. Dovremo puntare su altro».
Parola di Alessandro Profumo. L’ex amministratore delegato di Unicredit e attuale presidente del Monte dei Paschi di Siena è salito in Valle Spluga giovedì per ricevere il Premio Madesimo 2013 riservato alle personalità di spicco che ogni anno prendono parte al dibattito che la rassegna culturale madesimina riserva ad argomenti di attualità.
Il volume, intitolato “Il Capitalismo In-finito” è servito da traccia per una discussione ad ampio raggio sulla situazione economica e finanziaria dell’Italia. A moderare l’incontro è stato chiamato il professor Lapo Berti, già membro dell’Antitrust: «Il trattino di “In-finito” – ha spiegato Berti – sta a dire che in mezzo c’è una crisi, la più grave e devastante dal 1929. E’ una crisi che sta mostrando l’insostenibilità di un modello di capitalismo che si è sviluppato nell’ultimo trentennio e che ha dato il primato all’economia sulla politica dopo il trentennio dominato dal modello keynesiano. Questo modello è stato rovesciato e sostituito da un trentennio in cui l’economia capitalistica ha preso il sopravvento e ha creato quello spazio per la globalizzazione che sta mettendo in discussione gli equilibri democratici degli Stati e che, quindi, richiede un ripensamento radicale».
Secondo il sociologo i tre relatori sono tutti, a loro modo, degli sconfitti: «Lapo e Alessandro hanno cercato di dare al capitalismo nella “finanziarizzazione” delle regole. Io mi ritrovo a raccontare come il territorio ha perso all’interno della globalizzazione. Il capitalismo del nostro paese è una piramide. Al vertice ci sono Unicredit, Banca Intesa e Monte dei Paschi. Poi ci sono alcuni grossi gruppi legati alle reti di servizi, come Eni e Enel. Sotto ci sono circa 4000 medie imprese. Al livello più basso 6000 rappresentanti di quello che ho chiamato “capitalismo molecolare”: le partite Iva».
Sulla sua “sconfitta” Profumo si è detto non molto d’accordo: «Lo stereotipo è quello della finanza brutta e cattiva. Sono contento – ha affermato con ironia – di svolgere una funzione sociale fondamentale come quella del capro espiatorio. I sistemi bancari e finanziari hanno fatto degli errori, come quello di sovrafinanziare l’economia. La crisi non è nata dai sub-prime, ma dalla volontà di consentire a sempre più gente l’accesso all’abitazione. I banchieri hanno sfruttato questo in modo non corretto. Le banche hanno finanziato questa bolla finché è esplosa. La domanda è come minimizzare i danni sociali delle crisi ricorrenti. Un modo per uscire dalla crisi sarà ridurre il peso delle banche nell’economia. Io non mi ritengo tanto sconfitto. Ricordo Tommaso Padoa Schioppa all’ultimo Ecofin nel 2008 portò un documento a cui avevo lavorato per la creazione di regole uniche nel sistema bancario europeo e fu preso in giro. Oggi abbiamo un libro delle regole unico in Europa e fra un po’ avremo anche un supervisore…».

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