Domenica 24 ottobre 2021

Alla scoperta delle bellezze artistiche della Valtellina

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Ritengo opportuno introdurre questo mio articolo con una frase pronunciata da papa Benedetto XVI, che oltre ad essere pontefice era anche un grande intellettuale. Durante l’Udienza Generale del 31 agosto 2011, egli, in modo solenne pronunciò quanto segue, definendo un’opera d’arte:
“Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni. L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto”.
Proprio così, perché la bellezza salverà e deve salvare il mondo.
Questa precisazione è indispensabile per comprendere l’arte, perché tutto debutta proprio da lì e ogni attività umana trova le sue radici nella bellezza, e quindi nell’arte.
Se non si parte da questo presupposto, non si può nemmeno comprendere la bellezza del territorio in cui si vive, ed in questo caso mi riferisco alla Valtellina: terra di storia e di una lunga tradizione artistica, spesso sottovalutata o poco nota. Se molti pensano di conoscerla sufficientemente, si ingannano.
Esiste un’arte minore, un’arte nascosta, che si può scoprire solo andando alla ricerca del bello. Anche l’arte minore va tutelata e apprezzata, persino quando essa ci appare incomprensibile o insignificante, con le dovute eccezioni, tali che certe avanguardie, dove vi è una decontestualizzazione degli oggetti e dove anche un orinatoio può diventare arte se non lo consideriamo per la sua funzione ma per la sua forma, come fece Duchamp.
Passando per le viuzze di alcuni paesini è possibile percepire affreschi molto antichi, come a Vervio, una cittadina nei pressi di Tovo, oppure a Maroggia, una località pressoché sconosciuta e quasi disabitata, che non si può notare dal fondovalle, e che si attraversa percorrendo la “strada del vino”. Anche nei pressi di Fusine mi è capitato di vedere una bellissima chiesa, estremamente modesta e piccola rispetto alla cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, ma con una struttura simile, come la splendida cupola ottagonale e la struttura esterna. Percorrendo la stessa Tirano mi è capitato di vedere dettagli, particolari, affreschi che nella fretta mi sono sfuggiti. Per questo, un giorno, ho deciso di osservarla con l’occhio del turista, e non più allo stesso modo di un qualsiasi abitante. Ho scoperto una realtà diversa e visto cappelle, chiese, palazzi come non avevo mai fatto prima. Ho visitato nuovamente il bellissimo palazzo Salis, e contemplando ogni stanza ho notato quanta magnificenza ed eleganza possono risiedere in un solo edificio. Quella era l’epoca in cui la bellezza ha salvato il mondo, non la nostra.
Nella realtà contemporanea non esiste più la bellezza, se non in qualche artista come Balthus che, pur essendo contemporaneo è in grado di combinare elementi della pittura orientale, araba e occidentale in una sola opera come la Chambre Turque.
Ma ritorniamo alla Valtellina. Non solo abbiamo un grande patrimonio artistico, concentrato in una provincia davvero ridimensionata, ma dobbiamo tenere in considerazione anche il suo patrimonio paesaggistico. Il noto critico e storico dell’arte, il professor Vittorio Sgarbi affermò, infatti, che i vigneti della Valtellina dovrebbero essere considerati patrimonio mondiale dell’Unesco, onorando intere generazioni che con sacrifici ed impegno hanno coltivato la vite, producendo vini molto rinomati. In Valtellina si può capire quanto immensa è la natura, e lo si può fare solo percorrendo sentieri e mulattiere che da Roncaiola, giungono al lago di Schiazzera, oppure- come detto precedentemente- passando per la “strada del vino”, costeggiando i vigneti del Maroggia, del Sassella, dell’Inferno… fino al Valgella.
“Allora mettetevi in cammino, non siate pigri, perché dalla vostra meraviglia deriva la vita dell’arte, dei luoghi e del nostro Paese. L’Italia delle meraviglie”
Alessandro Cantoni

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