Martedì 21 settembre 2021

Aziende faunistico venatorie, chiesto lo stop a Teglio e Aprica

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Il gruppo “Viviamo e facciamo vivere le Orobie” ha scritto alle istituzioni competenti per chiedere la sospensione delle aziende faunistico venatorie nei territori dei comuni di Teglio e Aprica.
“Non avendo ricevuto alcuna risposta ai nostri appelli dalle istituzioni e dal Comitato caccia di Tirano, li riproponiamo. Riguardo il Comune di Teglio riteniamo che le Aziende faunistiche abbiano fatto il loro tempo, non esistono più da parecchi anni le condizioni per poter continuare.
Ricordiamo che le riserve di caccia sono state istituite oltre un secolo fa ma in democrazia certi privilegi non dovrebbero più essere ammessi.
E’ bene ricordare ancora una volta che il tutto avviene sul territorio comunale, cioè di tutti, come è possibile che il Comune possa concedere e senza controlli a dei privati, l’uso del proprio territorio senza una vera contropartita? Come cittadini, abbiamo il diritto di conoscere con quale e che tipo di società il Comune ha sottoscritto un contratto.
Quale ragione sociale, capitale sociale, coperture assicurative, come si finanziano. Anche se soppresse le Aziende, certamente non andrebbero ad incidere nell’economia dei proprietari, visto che sono, dovrebbero essere, puramente a scopo ludico o di passione, se invece fosse altrimenti, sarebbe molto preoccupante. Per quanto ne sappiamo, la fauna non è commerciabile, però sorge un dubbio: siccome le Aziende sono suddivise in quote, e le quote sono gestite internamente, non potrebbe succedere che in questo caso ci possa essere del lucro?

Il patrimonio faunistico di chi è? Quando un cacciatore incappa in un’ammenda amministrativa, chi incassa?
Chi stabilisce il prezzo di un animale da rimpiazzare, o la multa per un atto di bracconaggio o altro?
Ancora, come mai l’esercizio venatorio va da giugno a dicembre?
Su questo ecco la figura del tecnico faunistico provinciale, su che base si effettuano i prelievi (manca il Piano faunistico provinciale) e i signori vanno tranquillamente a caccia?
Sanno tutti che per fare un piano di abbattimento servono dei censimenti seri, attendibili.
Altra anomalia che contraddistingue le Aziende, è il taglio in orizzontale del territorio, condannando i cacciatori locali a cacciare nel bosco e nelle coltivazioni, rischiando di infrangere il regolamento. Se un comune cittadino incappa in un guaio giudiziario, o insolvenza fiscale o altro, gli viene, giustamente, fino a chiarimenti, revocato il porto d’armi privandolo della gioia di cacciare.
Nelle Aziende faunistiche questo non succede. Come è possibile che i responsabili del Parco delle Orobie, i vari animalisti, ambientalisti, anticaccia e altro non abbiano mai detto una parola a riguardo?
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