Venerdì 18 giugno 2021

Lo Spluga: un passo verso l’Europa

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Situazione passi alpini
Ecco che dimostro ancora una volta la mia grande passione per i passi e le strade di montagna. Lo Spluga come lo Stelvio sono quelli che preferisco da sempre, principalmente perché i loro tornanti portano la stessa firma, disegnati con grande maestria e soprattutto, a differenza di molti passi svizzeri o austriaci, hanno mantenuto intatta la loro bellezza nel tempo. Non saranno divertenti da guidare in auto o in moto, ma percorrendoli si può sentire il sapore della storia e ci si può sentire come 200 anni fa quando si percorrevano con le carrozze trainate dai cavalli. Tutto iniziò nel 1797, quando il dominio grigione su Valtellina e Valchiavenna cessò e, dopo un periodo di transizione, questi territori passarono sotto il Regno d’italia. In questo frangente l’esercito francese si trovò a dover oltrepassare le Alpi, passando proprio dallo Spluga, dove esisteva già un sentiero (oggi Via Spluga o Cardinello).

Esigenze commerciali e militari richiedevano quindi strade larghe e ben accessibili, non più percorsi/sentieri che seguivano l’andamento del terreno, ma grandi opere di ingegneria per superare al meglio le asperità. Lo Spluga, oltre che essere il punto italiano più lontano dal mare, rappresentava all’epoca il miglior collegamento tra Italia ed Europa ed il più breve tra Milano e Coira, che Donegani stimava in 210 chilometri, ma necessitava di una strada che collegasse Chiavenna a Splugen, dove era già presente la carrozzabile che scendeva a Thusis. Si decise di affidare l’impresa a Donegani, di origini lariane, nato a Brescia da una famiglia di Moltrasio, in giovane età passò da Mantova a Roma per i suoi studi, più avanti, dopo alcune importanti realizzazioni, diventato ingegnere di prima classe, tornò sul suo Lago di Como. In quegli anni era tra gli ingegneri capo del Genio Civile del Regno d’Italia e fu impiegato nelle Province di Como e Sondrio, sue erano tutte le strade realizzate in Valtellina, Valchiavenna, Como e Lecco. Si ricordano parte della “Regina”, la strada Lecco-Bellano passando per la Valsassina, la Tirano-Bormio, la Colico-Chiavenna e parte della Lecco-Colico. L’8 luglio 1817 presentò il primo progetto definitivo del tratto Chiavenna-Splugen passando appunto per il Passo dello Spluga.




La Valle Spluga è molto stretta e fragile dal punto di vista idrogeologico, per Donegani fu una grande sfida personale realizzare una strada che la risalisse, infatti trovò molte difficoltà durante la costruzione. Secondo i suoi calcoli il tratto Chiavenna-valico (2115 metri) doveva superare superare 1782 metri di dislivello positivo per una lunghezza complessiva del tracciato di 32 km. Una volta approvato, Donegani iniziò una serie di sopralluoghi nel tratto considerato “impossibile” da Campodolcino a Stuetta. Da subito scartò l’ipotesi di passare per il sentiero del Cardinello o da Madesimo, salendo a Stuetta per gli Andossi. Scelse la via più comoda e facile, passare per il fondovalle ed Isola, salendo poi con qualche tornante (risvolti come li chiamava lui) sopra Pianazzo per compiere poi un lungo tratto in costa verso Teggiate (dove fece costruire le due gallerie para valanghe del tratto Acque rosse) e quindi salire con alcuni risvolti fino a Boffalora per adagiarsi sul piano di Stuetta. Nel frattempo gli venne affidato anche l’incarico di progettare lo Stelvio, il 14 Maggio 1818 consegnò il progetto definitivo dello Spluga alla ditta appaltante, mentre subito partì alla volta di Bormio per iniziare i calcoli progettuali della strada imperiale dello Stelvio. Fu un periodo importante della sua vita, in alcune lettere emerge la sua personalità di grande lavoratore, dedito alla famiglia ed ai suoi impegni, rigoroso ed onesto. La miglior prova della qualità sono le tavole, le note tecniche di grande spessore e gli approfondimenti presenti nei suoi progetti, non lasciava nulla al caso, infatti dopo 200 anni siamo ancora qui a godere delle sue opere perfettamente intatte.




Tornando allo Spluga, per gli svizzeri la strada doveva essere larga 3 metri, ma Donegani si prese l’impegno di realizzarla di 5 metri, 3 metri solo nei punti ostici con opportune piazzole di scambio. Nel Luglio 1818 stavano lavorando sullo Spluga 220 muratori, 60 minatori, 22 falegnami e molti tagliapietre, l’opera procedeva a grande ritmo. Nel 1820 si era concluso il tratto Chiavenna-valico, nel 1821 il tratto valico-Splugen e nel 1822, non senza difficoltà venne inaugurata, fu una pioggia di onorificenze per Donegani. La cosa sulla quale mi soffermo ora è il tratto Campodolcino-Pianazzo, che nella volontà e per diversi anni passò da Isola, sull’attuale SP1 di “Isola di Madesimo”, per evitare il cosiddetto “Sengio”, tratta invincibile come la descrisse Donegani. Purtroppo tra il 1829 ed il 1834, molti anni dopo l’apertura della strada, ci furono diverse alluvioni e fenomeni di dissesto idrogeologico in Valle Spluga, che portarono alla distruzione ed al completo inutilizzo della strada di Isola e anche al tratto Cimaganda-Campodolcino. Donegani, dal suo ufficio di Como, messo a conoscenza della situazione disastrosa, venne richiamato per sistemare la faccenda. Tornato a Campodolcino ed appurata la situazione, dopo aver risolto il problema a Cimaganda, decise che il tratto di Isola non poteva più essere sicuro ed occorreva una via diversa e definitiva, si decise per tentare di salire a Pianazzo proprio per il Sengio. Decise quindi di staccarsi poco dopo l’abitato di Campodolcino ed escludere Isola, salendo per lo scosceso versante fino a Pianazzo con una serie complessa di ingegnosi tornanti e gallerie. Il 19 Settembre 1835 presentò il progetto, dai suoi calcoli si doveva superare un tratto di 358 metri di dislivello, con 6 giravolte e diversi serpeggiamenti per uno sviluppo complessivo di 5053 metri lineari. Nel 1838 la strada venne conclusa, nel 1839 vennero costruite secondo il progetto altre due gallerie sulla Valle del Prete prima della cascata di Pianazzo. Questo è indubbiamente il tratto più caratteristico dello Spluga, un’opera titanica come mi piace definirla, qualcosa che al giorno d’oggi può risultare facile, ma che all’epoca risultava veramente impossibile. Per farlo bisognava essere veramente brillanti ed ingegnosi, ci sono carte e progetti della strada che richiederebbero un libro per essere divulgati, qualcosa per me di straordinario che dimostra le incredibili capacità di questo ingegnere. Noi oggi lo percorriamo in auto o in moto come se nulla fosse, ma ogni volta dovremmo ricordarci che qui qualcuno dedicò anni della sua vita per quest’opera. Lo Spluga come dicevo all’inizio, conserva ancora tutta la sua unicità ancora oggi, la strada rimane di primaria importanza per lo Stato, tanto da essere entrata nel suo patrimonio dopo la nascita della Repubblica, con il nome di SS numero 36 “del Lago di Como e dello Spluga”, gestita da Anas nella sua lunghezza complessiva (aggiornata alla viabilità odierna) di 149,6 chilometri da Milano al confine di stato.
Marco Trezzi
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  1. Ettore Tosi Rispondi

    Complimenti. Io la percorro almeno 2 volte all’anno. La cerco perché ne respiro dell’antico.
    Una breve sosta a Montespluga e via poi nell’avventura e risparmio di chilometri.

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