Lunedì 20 settembre 2021

Le conseguenze del cambio d’uso dei fabbricati rurali

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Da Ruralpini resistenza rurale
Contadini e allevatori sono costretti a chiudere le aziende in quanto i prezzi pagati non tengono
Da si assiste per chi non è imprenditore agricolo a causa della gabella IMU, all’ abbandono delle manutenzioni con conseguente crollo, oppure alla vendita dei fabbricati rurali per essere trasformati in villetta per le vacanze. Normative spesso pressapochistiche consentono il cambio d’uso dei fabbricati rurali senza averne valutato le conseguenze.

Conseguenze
Con la vendita a turisti dei fabbricati rurali i prati circostanti non vengono più falciati e diventano boschi. Le conseguenze sono perdita di biodiversità, degrado della veduta paesaggistica e aumento del rischio di incendi.
Aumento dell’ abbandono delle ristrutturazioni nei centri storici, in quanto molti preferiscono la villetta isolata a ristrutturare le case esistenti, con conseguente abbandono e deterioramento di fabbricati storici nei paesi.
Possibili criticità per quanto riguarda gli scarichi delle acque reflue e lo smaltimento dei rifiuti.
Si assiste spesso a casi di cambio d’uso di fabbricati rurali da parte di persone che poi cercano di vendere, spesso senza riuscirci, per cui prima di investire in cambi d’uso di fabbricati rurali si consigliamo di valutare tutti gli aspetti: difficoltà di accesso, di approvvigionamento idrico, di accesso a negozi e servizi.
Diverso è consentire a chi pratica l’ attività agricola di realizzare in prossimità ai fabbricati rurali  dei locali abitativi.

L’ attuale normativa contrasta con la Legge 24/12/2003 n. 378 “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’ architettura rurale” (G.U. n 13 del 17/01/2004) all’ ART. 1 cita: “La presente legge ha lo scopo di valorizzare le tipologie di architettura rurale, quali insediamenti agricoli, edifici o fabbricati rurali, presenti sul territorio nazionale, realizzati tra il XIII e il XIX sec. e che costituiscono testimonianza dell’ economia rurale tradizionale”. Cancellando per sempre manufatti di pregio ambientale, storico e architettonico.
Va rivista la normativa inerente il cambio d’ uso nelle zone agricole. Facciamo una proposta per conservare i fabbricati rurali storici, testimonianze architettoniche anche di pregio, invece del cambio d’uso, eliminando i locali necessari per l’attività agricola:
-consentire l’ ampliamento dei fabbricati, aggiungendo alcuni locali per cucina, alloggio degli addetti alle attività agricole, mantenendo però stalle e fienili;
-in alternativa consentire la realizzazione di una nuova costruzione, ai proprietari/coltivatori dei fondi, da utilizzare e anche affittare a turisti nei periodi di vacanza, purché si continui ad utilizzare i fabbricati storici e terreni a fini agricoli. In questo modo, affittando, si integrerebbe il redito dei contadini favorendo la permanenza nei paesi e la continuazione delle attività agricole.
La ristrutturazione di un fabbricato rurale spesso è più costosa di una costruzione nuova e presenta dei problemi di qualità strutturale e di umidità per i locali a contatto con il terreno.
Per un’inversione di tendenza e avere un presidio sul territorio è comunque fondamentale semplificare le modalità di allevamento in montagna e renderlo remunerativo pagando un prezzo equo i prodotti di erba/fieno/pascolo da distinguere con un marchio specifico.
Fonte: Facebook.com/ruralpini
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