Venerdì 30 luglio 2021

Camminare nella storia nel gruppo Ortles/Cevedale

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Riscoprire la bellezza di percorrere semplici sentieri senza vette o mete particolari, camminare nella storia, quella della grande guerra nel gruppo Ortles/Cevedale. E’ incredibile come all’epoca riuscissero a costruire strade come noi oggi costruiamo autostrade, con una saggezza ed un impegno notevoli per quei tempi. Si parte da Valfurva e si arriva a Pejo, andando a sbirciare la discesa dalla sconosciuta Val Cadini con traversata e risalita in Valle degli Orsi per tornare ai Forni. Queste valli a meridione del Gruppo del San Matteo un tempo mostravano grandi ghiacciai oltre i 3000 metri, oggi buona parte di queste vedrette si sono estinte, alcune rimangono, come la Vedretta degli Orsi, per poche centinaia di metri purtroppo con detriti che la ricoprono. Si percorre la strada militare di Pian Vegaia, un’opera fantastica di 6 chilometri che giunge a 1950 metri di altitudine, costruita dagli austriaci nel 1914 in previsione dello scoppio della guerra. Sfruttarono 600 prigionieri dell’est Europa e in 6 mesi la realizzarono partendo da Pejo Fonti ed arrivando a Pian Vegaia. Pendenza costante del 10%, muri a secco a monte, rinforzi a valle, scolo dell’acqua in sasso a monte, con pendenza per non far entrare acqua in strada, tornanti perfettamente pianeggianti e larghi per permettere le manovre dei mezzi, ed addirittura le pietre miliari. La strada termina proprio all’imbocco della Valle degli Orsi, da lì un largo sentiero conduceva all’ospedale austroungarico (2320 m) dove sono ancora visibili le macerie, ed alla piana di quota 2450 metri dove partiva il primo tratto di teleferica che, con tre tratte distinte, conduceva fino alla vetta della Giumella (3594 m), vetta per antonomasia di proprietà degli imperiali, da dove controllavano il nemico ed avevano pieno controllo sulle cime circostanti. A quota 2700 metri si trova la Cima Frattasecca, sul crinale che separa la Valle degli Orsi dalla Val Cadini. Qui ancora oggi si scorgono i resti delle trincee e dei reticolati, qui i soldati avevano un’ottima vista sul San Matteo e sulla Giumella, oltre che sulla Rocca di Santa Caterina e sul Vioz. Oggi si possono percorrere quei sentieri creati dai kaiserschützen, respirando ancora quell’aria di storia, ammirando anche la famosa cascata del Rio Cadini, sostando su una panchina panoramica con incisa una frase bellissima, chiudendo così un fantastico anello di 17 chilometri per circa 1.100 metri di ascesa.
Marco Trezzi

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