Martedì 27 luglio 2021

A Campodolcino la rassegna cinematografica Echi delle Alpi

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Nona edizione della rassegna cinematografica “Echi delle Alpi: ambiente e tradizioni” in programma al museo Muvis di Campodolcino. Quattro serate alle ore 21, da martedì 18 luglio fino a venerdì 21, curate e introdotte come sempre dal critico valchiavennasco Nicola Falcinella, per raccontare passato e presente della montagna. Saranno presentati nove titoli realizzati negli ultimi anni, documentari brevi o più lunghi e un solo titolo di finzione, il corto “Senza voce” di Giorgio Affanni.
Come negli anni passati il ciclo vuole essere un’occasione per riflettere su memorie e trasformazioni delle Alpi attraverso visioni di tipi differenti, con film di taglio storico o antropologico, fiabesco o intimista, di viaggio o biografico. Temi che ritornano spesso sono i sogni e la nostalgia, le scelte e il destino.
Due dei lavori proposti hanno a che fare con la Valtellina. Nella prima serata, alla presenza dell’autrice, sarà proposto “Gli Zagabri” di Chiara Francesca Longo. Il primo racconta degli oltre duecento ebrei fuggiti nel 1941 dalla Jugoslavia (da qui il nome “Zagabri”) occupata dai nazisti e rifugiatisi ad Aprica. Restarono, ospiti delle famiglie del posto, inizialmente diffidenti e poi più accoglienti. I rifugiati si misero in salvo in Svizzera dopo l’8 settembre 1943 e, a guerra finita, uno di loro tornò a ringraziare per l’aiuto. A seguire il cortometraggio “La catena” di Paolo Vinati sulla vita in un maso altoatesino.
“Storia per un teatro vuoto” di Cesare Bedognè e Aleksandr Balagura, proiettato mercoledì, è il primo lavoro cinematografico del fotografo sondriese Bedognè che, insieme al regista di origine ucraina, traspone il libro autobiografico “Oltre l’azzurro”. Un lavoro evocativo su amore, malattia e perdita, tra improvvisazioni teatrali e immagini dell’ex sanatorio valtellinese di Prasomaso e l’isola greca di Lesvos. Il film ha ottenuto premi in festival in India, Venezuela e Stati Uniti. “L’argonatura” cineasti, viaggiatori e fondatori di musei come Giuseppe Sebesta
Giovedì saranno presentate tre opere, cominciando da “Alta scuola” di Michele Trentini, sull’esperienza della Scuola Pejo Viva animata dai genitori di Pejo, nel Parco dello Stelvio, dopo la chiusura delle piccole elementari del paese da parte della Provincia che aveva deciso un accorpamento dei plessi. Al Parco della Val Grande nel Verbano, costituito 25 anni fa per proteggere l’area selvaggia più grande delle Alpi, è dedicato “Terre di mezzo” di Marco Tessaro. Chiude “La scelta di Quintino” (2016, 19′) di Gabriele Carletti, ritratto di un novatatreenne ex partigiano che continua a vivere da solo in un maso, pensa al futuro, alla vita, all’amore e alla politica.
La serata finale ospiterà “Funne – Le ragazze che sognavano il mare” della trentina Katia Bernardi, una fiaba divertente e profonda che ha per protagoniste le anziane donne di un circolo di Daone in provincia di Trento. alcune delle quali non hanno mai visto il mare. In occasione del ventesimo dell’associazione decidono di coronare il loro sogno, perché non è mai troppo tardi per provarci. Infine “Senza voce”, il ritorno di un uomo alle origini per il funerale del padre e fare i conti con le radici.
Tutte le proiezioni sono a ingresso libero, per informazioni 0343/50628, www.museoviaspluga.it.
PROGRAMMA PROIEZIONI
martedì 18 luglio
“Gli Zagabri” (2015, 48′) di Chiara Francesca Longo
“La catena” (2016, 18′) di Paolo Vinati
mercoledì 19 luglio
“Storia per un teatro vuoto” (2015, 57′) di Cesare Bedognè e Aleksandr Balagura
“L’argonauta” (2016, 51′) di Andrea Andreotti
giovedì 20 luglio
“Alta scuola” (2016, 72′) di Michele Trentini
“Terre di mezzo – Val Grande” (2015, 12′) di Marco Tessaro
“La scelta di Quintino” (2016, 19′) di Gabriele Carletti
venerdì 21 luglio
“Funne – Le ragazze che sognavano il mare” (2016, 78′) di Katia Bernardi
“Senza voce” (2017, 15′) di Giorgio Affanni
SCHEDE FILM
“Gli Zagabri” (2015, 48′) di Chiara Francesca Longo
La storia dei 220 ebrei fuggiti nel 1941 dalla Jugoslavia occupata dai nazisti e rifugiatisi ad Aprica, accolti e aiutati dai paesani che pure nutrivano pregiudizi su di loro. Dopo circa due anni di permanenza, durante i quali superarono le diffidenze e si inserirono nella comunità imparando anche l’italiano, tra il 9 settembre e il 28 ottobre 1943 gli ebrei furono costretti a fuggire e quasi tutti riuscirono a mettersi in salvo in Svizzera. Dopo la fine della guerra uno di loro tornò in visita ad Aprica, ringraziando chi l’aveva aiutato e sostenuto. Il documentario ricostruisce le vicende attraverso le testimonianze e i racconti di persone comuni, storici, documenti d’archivio e spezzoni del cortometraggio “La mia verde Valtellina” di Romolo Marcellini del 1953.
Nella seconda parte, il film ripercorre la Resistenza ad Aprica e sul Mortirolo, fino alla conclusione della guerra, festeggiata con le centrali illuminate.
Il film è stato realizzato con il sostegno di Università dell’Insubria, Anpi, Bim, Ecomuseo della Resistenza, Comune di Aprica e associazione Fiamme verdi.
“La Catena” (18′, 2017) di Paolo Vinati
Tobias che gestisce insieme alla sua famiglia un maso edificato a 1500 metri di altitudine in Val Badia. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, le stesse azioni si ripetono e i destini di un uomo e di un animale, un vitello, si intrecciano come gli anelli di una catena. Dalla nascita dell’animale, la sua crescita e l’allevamento, fino alla macellazione e all’arrivo sulla tavola dove tutta la famiglia si riunisce.
“Storia per un teatro vuoto” (2015) di Cesare Bedognè e Aleksandr Balagura
Una storia d’amore, di malattia e di morte tratta dal racconto autobiografico di Bedognè “Oltre l’azzurro” (2012), con la partecipazione di Maria Frepoli ed Emanuele Ferrari. Dal testo scritto si è passati alla performance teatrale con i due interpreti, quindi al film, che assembla e mette in dialogo immagini ed elementi di diversa origine: le fotografie di Bedognè, frammenti di diario, musica classica, coreografie e improvvisazioni teatrali. Un luogo centrale del mediometraggio il sanatorio abbandonato di Prasomaso, che richiama il passato dell’autore, che l’ha fotografato più volte. Si arriva fino all’isola greca di Lesvos, il luogo del presente di Bedognè, procedendo per associazioni e suggestioni, dallo sfacelo della vecchia struttura sanitaria al mare della Grecia. Una meditazione sull’esistenza e un flusso di coscienza, che non seguono un ordine cronologico e sfuggono alla narrazione tradizionale. Un film evocativo, un’elaborazione del lutto mettendo in relazione spazi diversi che è mettere in comunicazione mondi e persone diverse.Premiato in festival in India, Venezuela e Stati Uniti.
“L’argonauta” (2016, 51′) di Andrea Andreotti
Nato a Trento nel 1919, ma di famiglia d’origine boema, Giuseppe Sebesta è sato regista, scrittore, etnografo ed esploratore del quotodiano. Artista e studioso, ha trasformato la propria vita in un’avventura alla scoperta dei lontani e anche dei vicini, del presente e del passato. Attraverso esperienze disparate diventò un cantore della civiltà alpina e, quasi da solo, costituì il Museo degli usi e costumi della gente trentina a S. Michele all’Adige. “Gli oggetti, non i libri, raccontano la storia del vero rapporto tra l’uomo e la natura”, sosteneva quest’uomo curioso, desideroso di “bere a tutte le sorgenti”.
“Alta scuola” (2016, 72′) di Michele Trentini
A Pejo, paese del Trentino a 1000 metri di quota, la scuola elementare formata da una pluriclasse di 22 bambini, è stata chiusa nel 2011 per volontà della Provincia autonoma di Trento. I bambini della valle, situata nel Parco dello Stelvio, sono stati riuniti in un unico moderno plesso scolastico. Alcune famiglie del paese, convinte del ruolo importante della scuola per l’intera comunità, hanno istituito una scuola parentale, la Scuola Pejo Viva. Al primo piano di una casa privata con un grande cortile, con l’aiuto di alcuni insegnanti volontari, i genitori fanno lezioni a nove bambini in una scuola senza voti. Un documentario che utilizza vecchi filmati d’archivio e racconta momenti di scuola e anche discussioni e riflessioni tra i genitori.
“Terre di mezzo – Val Grande” (2015, 11′) di Marco Tessaro
Un viaggio negli insediamenti permanenti dentro il Parco Nazionale della Val Grande in Piemonte. Una rete di centri collegati da mulattiere e di alpeggi estivi per la monticazione del bestiame. Un sistema a scorrimento verticale, regolato dalle stagioni.
“La scelta di Quintino” (2016, 19′) di Gabriele Carletti
Quirino ha 93 anni e vive da solo nel suo maso in Val di Fiemme. Ha vissuto tutta la vita controcorrente, partendo dall’esperienza partigiana, e non ha intenzione di rinunciare al suo modo di essere. Vive senza corrente elettrica e acqua, tiene vivo il ricordo dei suoi compagni partigiani che furono impiccati e continua a coltivare i suoi ideali.
“Funne – Le ragazze che sognavano il mare” (2016, 76′) di Katia Bernardi
Protagoniste sono 12 donne, età media ottant’anni, componenti del circolo pensionati “Il Rododendro”, a Daone, in Trentino. In occasione del ventesimo dell’associazione, l’esuberante e decisa presidentessa Ermina pensa di festeggiare portando le sue “ragazze” al mare, dove alcune di loro non sono mai state. I diversi tentativi di raccogliere fondi per finanziare il viaggio, con la vendita di torte e con la realizzazione di un calendario, non portano i frutti sperati, costringendo il gruppo ad avvicinarsi a “diavolerie” moderne come internet (“ciao internet” inizia simpaticamente il video che registrano), facebook e il crowfunding. Il risultato è una favola un po’ commedia, nella quale si ride ma toccano con leggerezza anche temi importanti, tra bilanci della vita e aspettative, un film che parla della fatica e del dolore, ma anche del sogno e del non arrendersi. Non è mai troppo tardi per vedere il mare e lo faranno in agosto, alla festa della Madonna della neve sul mare a Ugljan (Ugliano), un’isola di fronte a Zara, in Croazia, come la Vergine venerata nella loro valle. Nel mezzo tante emozioni e tanti eventi inaspettati, mentre le protagoniste colpiscono per il candore e la semplicità. Un film carico di forza vitale, che parla a suo modo di emancipazione e di non arrendersi mai. Una storia molto curiosa che ha conquistato giornali e televisioni di tutt’Europa e che è diventata anche un libro della stessa Bernardi edito da Mondadori.
“Senza voce” (2017, 15′) di Giorgio Affanni
In occasione del funerale del padre, un uomo quarantenne torna al paese di montagna dove ha trascorso l’infanzia e che aveva abbandonato durante la giovinezza per non farvi più ritorno. Sarà l’occasione per un confronto con le origini e i ricordi lasciati dal padre.

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