Mercoledì 27 gennaio 2021

Grande Guerra: Arnaldo Berni, uno dei più giovani capitani del Mondo

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Onore al Capitano Arnaldo Berni, uno dei più valorosi uomini sul fronte della Grande Guerra nel Gruppo Ortles/Cevedale, nonché uno dei più giovani capitani del Mondo. Nato da una nota famiglia di Mantova, fu costretto ad interrompere l’università per servire la patria, venne mandato da subito nel Battaglion Tirano in Alta Valtellina per difendere gli alti confini tra i ghiacci dell’Ortles e del Cevedale, divenne subito tenente, poi capitano grazie alla sua grande abilità e trasferito nel Battaglion Sciatori Alpini del Monte Ortler, in difesa del San Matteo e delle cime limitrofe. Oggi, 3 Settembre di 102 anni fa, alle ore 19:40, moriva in battaglia sul San Matteo, a soli 24 anni, durante la riconquista della vetta da parte dell’esericito austro-ungarico, quella che passerà alla storia come la battaglia più alta della storia dell’umanità, un vero e proprio combattimento a 3600 metri con un uso massiccio di cannoni e mitragliatici durato diverse ore. Persero la vita 27 uomini, 10 italiani e 17 austriaci, la vetta del San Matteo solo quella sera perse ben 6 metri di altezza sotto i colpi di cannone e di mortaio, proprio per quelle cannonate morì Berni, schiacciato da un blocco di ghiaccio nella galleria-crepaccio sotto la vetta, testimoni lo hanno visto con le membra sfracellate. Aveva già una gamba rotta da prima per i continui crolli di ghiaccio nella galleria, ma nonostante ciò tentava in ogni modo di fare il suo dovere fin quando il blocco letale lo investì. Il suo corpo, come quello di altri decine di soldati di entrambe le fazioni, riposa ancora tra questi ghiacci in quanto non fu mai ritrovato. Gli fu riconosciuta la medaglia d’argento al valor militare per il suo servizio alla nazione, la famiglia fece costruire il rifugio ed il sacrario lungo la strada del Gavia, così come il comune di Valfurva gli ha dedicata la piazzetta antistante le scuole, mentre a Mantova, sua città natale, gli è stato intitolato un parco pubblico.
“Dai primi di questo mese fino ad oggi ho lavorato e faticato molto, ho dato gran parte delle mie energie ed in molti momenti era solo il mio entusiasmo e lo spirito di compiere il mio dovere che mi ha sorretto. Non importa se tutto quello che ho fatto, se tutto quanto ho sofferto non è stato o non sarà mia riconosciuto. Io sono egualmente contento, quando verrò a casa avrò tante cose da dire e mi sfogherò…” 31 Agosto 1918, Cap. A.Berni.
Marco Trezzi

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