Giovedì 22 aprile 2021

Cashback, ancora nessun limite al frazionamento degli acquisti

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Cashback frazionamento acquisti. Come noto il cashback nella prima fase (dall’8 al 31 dicembre 2020 ) ha  previsto che con almeno 10 acquisti con carte di pagamento elettroniche si ottenesse un rimborso del 10%, fino a un massimo di 150 euro.
Il meccanismo non prevede però ancora il monitoraggio e la prevenzione di possibili comportamenti cosiddetti elusivi, ad esempio in caso di frazionamento delle operazioni effettuate, che vengono conteggiate in qualsiasi caso. Infatti, fermo restando che il limite massimo di spesa massimo del periodo gennaio-giugno 2020 è di 1.500 € e il beneficio non potrà superare 150 €, nulla impedisce (ad oggi) di effettuare più operazioni indipendentemente dall’importo nel medesimo esercizio commerciale e nello stesso giorno, anche consecutivamente. Frazionando quindi gli acquisti per non perdere la somma spesa sopra il limite della singola operazione (150 €) o utilizzando lo stesso acquisto per raggiungere più velocemente il limite minimo necessario delle operazioni di acquisto (10) al fine di ottenere l’accredito di una parte del denaro speso per le transazioni elettroniche.
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Cashback frazionamento acquisti
Come noto le spese che rispondono a esigenze professionali o aziendali non sono valide ai fini del Cashback. Non solo. Le spese pagate con carte di pagamento aziendali non concorrono al cashback, che riguarda esclusivamente gli acquisti a carattere privato.
Non è necessario avere un conto corrente, ma bisogna essere titolari di uno strumento che preveda un codice IBAN. Qui però nasce un problema, che non si trova in nessuna parte delle FAQ.
Il conto corrente su cui si appoggia il cashbask non può essere aziendale, ma solo consumatore. Cosa significa? Che se si è titolari di partita IVA, in particolare di ditte individuali, e si utilizza un unico conto corrente sia per l’attività professionale che per la vita privata l’APP IO, al momento dell’inserimento, lo rifiuterà indicando che il conto corrente non è associato al codice fiscale dell’intestatario.
Limite che esclude migliaia, forse milioni, di persone che non hanno conto corrente aziendale e personale separati, ma, come spesso accade nelle micro imprese, utilizzano un solo conto per tutto, a uso promiscuo.
Come si risolve il problema? Aprendo un altro conto corrente “consumatori”, appoggiandosi ad un conto corrente cointestato con una persona senza partita IVA che non subisce questo limite, oppure, dato che l’IBAN può essere associato anche a una specifica tipologia di carte, attivare una di queste, di solito prepagate.

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