Venerdì 22 ottobre 2021

C’era una volta, ma c’è ancora tutto, l’uranio della Val Vedello

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Negli anni ’70 del secolo scorso in Val Vedello, nel territorio comunale di Piateda, è stato scoperto un giacimento di uranio, per il quale l’Agip Mineraria ha aperto un cantiere, installato varie strutture e perforato una decina di chilometri di gallerie per poi tapparne gli ingressi, smantellare il cantiere e andarsene lasciando cumuli di detriti e un interrogativo sullo stato ambientale al quale non hanno fornito risposte esaustive alcuni studi effettuati dall’Università Insubria di Como.
Nel cantiere sorto sulle Alpi Orobie furono alloggiate e assistite sino a 120 persone che, date le difficili condizioni climatiche e morfologiche della valle, potevano lavorare all’aperto solo nel periodo estivo.
Alla fine del 1982 i finanziamenti erogati fino a quel momento dalla Comunità Europea, che coprivano parte dei costi della ricerca mineraria in Val Vedello non vennero confermati a causa di un cambio di visione strategica energetica europea.  Di conseguenza dopo la chiusura il cantiere logistico e tutte le infrastrutture relative furono smontati e portati a valle.
Da allora, ricordiamo che il disastro di Chernobyl è successivo a questi eventi (1986) a più riprese il tema è salito e sceso altrettanto rapidamente dall’agenda mediatica (più che altro).
Ma è necessario specificare che si è sempre trattato di attività mineraria esplorativa, non di coltivazione (estrazione) del minerale uranifero, tuttora presente nella sua totalità nel sottosuolo della Val Vedello.
L’ultimo momento nel quale è emerso l’uranio valtellinese è stato il 2006 quando la compagnia mineraria australiana Metex pareva interessata al giacimento uranifero di Novazza, nella bergamasca, vicino a quello di Val Vedello, ma la Regione si è opposta all’ipotesi di nuove ricerche e possibili coltivazioni dell’uranio in Lombardia. Vale la pena in questo ricordare cosa scriveva nel 1980 la direzione Agip: “…vista anche la tensione che le note frange politiche estremiste cercano di fomentare nella popolazione della Valtellina, la locale Comunità Montana ha a suo tempo dichiarato, che qualsiasi nuova autorizzazione sarebbe stata concessa solo con l’assenso delle principali forze politiche e sindacali e quella del Comune di Piateda… “.
Si consiglia una lettura per approfondire la storia su Valvedello.it
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