Giovedì 01 ottobre 2020

Chi rischia di più ammalandosi di Covid-19?

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Polmone senza Covid-19

Il Covid-19 può costare la vita, anche se Fondazioneveronesi.it precisa che non tutte le persone sembrano correre gli stessi rischi in caso di infezione.

In questi mesi diverse sono state le ricerche pubblicate per chiarire quale sia l’identikit delle persone più a rischio in caso di infezione. I profili sono stati tracciati in maniera retrospettiva, partendo dalla situazione epidemiologica fotografata. A pagare il prezzo più alto – come ricordava qualche giorno fa un gruppo di ricercatori inglesi in un articolo pubblicato sulla rivista Nature – è stata innanzitutto la popolazione anziana. Analizzando i dati relativi a quasi undicimila pazienti londinesi deceduti a causa del Covid-19, gli autori hanno avuto la conferma di come l’età giochi a sfavore, nel caso in cui il «contatto» con il coronavirus arrivi a provocare la malattia. Oltre il 90 per cento dei pazienti inseriti in questa coorte e poi scomparsi aveva infatti più di 60 anni. Un dato che conferma come la malattia abbia un decorso tanto più grave quanto più si è in là con gli anni (età media degli italiani deceduti: 80 anni). Ma che invita pure a riflettere.

Oggigiorno, la prospettiva di vita per gli anziani, seppur in presenza di uno o più fattori di rischio o malattie croniche, è comunque buona e duratura grazie alle terapie disponibili. Ciò vuol dire che, sebbene queste persone partano da una condizione di svantaggio, hanno la possibilità di convivere (spesso con una buona qualità di vita) a lungo con i loro problemi di salute. Eppure, negli ultimi mesi, frequente è stato il confronto tra chi considerava che numerosi decessi fossero avvenuti «con» il Covid (in concomitanza ad altre malattie) e non espressamente «per» il Covid. Un rebus dialettico a cui ha posto fine l’ultimo rapporto firmato dall’Istat e dall’Istituto Superiore di Sanità, da cui si evince che chi ha pagato il prezzo più alto della pandemia, lo ha fatto quasi sempre a causa della malattia provocata dal coronavirus. Dal documento si evince infatti che quasi 9 vittime su 10 sono morte la malattia provocata dal coronavirus e non per le altre condizioni concomitanti.

Tra le altre caratteristiche associate a una prognosi peggiore della malattia, sono state riconosciute anche il sesso maschile (il 57.8 per cento delle vittime italiane erano uomini), la pelle nera e l’essere originari del sud-est asiatico. Difficile stabilire in che modo questi ultimi due fattori possano giocare a sfavore, nel caso in cui ci si ammali di Covid-19. La correlazione potrebbe essere in parte però spiegata tenendo presente un altro elemento penalizzante, in caso di malattia. Vivere in condizioni di povertà rappresenta infatti un’insidia in più: oltre che (probabilmente) per il contagio, anche per un esito peggiore della malattia. Al momento, ricordano i ricercatori, non ci sono elementi per stabilire un nesso causale tra le condizioni economiche e l’impatto del Covid-19. Ma c’è un dato di fatto: un basso status socioeconomico rappresenta un fattore di rischio per la salute: al pari del fumo di sigaretta, dell’obesità, del diabete di tipo 2 e dell’ipertensione. Soltanto per fare alcuni esempi di condizioni in grado di – al di là e anche prima dell’arrivo del Covid – di accorciare la vita fino a due anni.

L’aver citato l’obesità e il diabete non è stato un caso. La convivenza con i chili di troppo e l’avere problemi nel metabolismo degli zuccheri rappresentano due fattori penalizzanti, nel caso in cui si entri in contatto con il Sars-CoV-2 e si sviluppi la malattia. Idem dicasi per l’asma grave, le altre malattie respiratorie, le cardiopatie, le malattie del fegato, quelle autoimmuni: chi ne soffre, deve porre ancora più attenzione al rischio infettivo con cui si continua a convivere, nonostante l’emergenza più grave nel nostro Paese sia alle spalle. Lo stesso discorso vale per i malati di cancro, il cui sistema immunitario risulta in molti casi depresso alle terapie oncologiche. Meno solide invece le evidenze riguardanti il fumo di sigaretta. I dati che associano il decorso del Covid al consumo delle sigarette sono ancora contraddittori. Detto ciò, considerando l’impatto del fumo sulla salute dei polmoni, l’invito alla prudenza è da estendere anche ai fumatori. Discorso analogo si può fare per l’ipertensione, che dai dati epidemiologici sembra essere associata ai decessi registrati soprattutto tra coloro che avevano da poco compiuto 70 anni. Tra i più anziani, invece, l’avere la pressione sanguigna oltre i limiti non sembra in grado di fare la differenza, sull’esito della malattia.
FonteFondazioneveronesi.it
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