Lunedì 18 ottobre 2021

Come leggere i dati Covid-19 e provare a ripartire dopo il virus

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Proviamo a fare chiarezza e a dare qualche elemento in più per comprendere i dati che giornalmente divulghiamo sul Covid-19.
Le fonti sono tre: Regione Lombardia, ATS (Agenzia di Tutela della Salute della Montagna) e ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale della Valtellina e dell’Alto Lario).
Come scritto alcuni giorni fa ATS raccoglie i dati sui contagiati del territorio (ad esclusione delle RSA) e li fornisce alla Regione, che li somma a quelli ricevuti da ASST relativi ai pazienti positivi nelle RSA.
Ma resta difficile la loro comprensione per molti, o almeno così ci scrivete. Anche perché senza volere cadere in tentazioni complottistiche, per non dire alcoliche, difficile pensare che il sistema sanitario in questo momento riesca a concentrarsi su una raccolta con medesimi orario, modalità e procedure. Anche solo l’ora di raccolta sballa di molto un confronto. Quindi lasciamoli lavorare su altro…
La chiave di lettura, forse, potrebbe essere questa. Tralasciare il numero dei positivi, che dipendono abbiamo visto dal numero di tamponi effettuati e anche dal quando vengono fatti, visto che tanti sono asintomatici. E quindi anche dalle cifre che riguardano i guariti e i dimessi, non perché non siano gli unici dati che hai voglia di leggere, ma perché l’emergenza è in entrata, più che in uscita, dagli ospedali.
Quindi il nostro consiglio è focalizzarsi sul totale di ricoverati in ospedale e in terapia intensiva. Che sono sicuramente precisi e le cui statistiche in diminuzione costante crediamo in ognuno di noi facciano nascere una grande voglia di ripartire.
Ho volutamente tralasciato il dato/termine decessi. Per due motivi. Il primo è che, come sopra, resta veramente difficile ipotizzare che tutti coloro che negli ultimi mesi siano morti CON il Coronavirus siano stati conteggiati, sia dentro che fuori le residenze sanitarie assistenziali, senza volere accusare nessuno. Perché esistono i tribunali veri, prima di quelli mediatici.
Il secondo è che il modo con cui si sta sdoganando la morte di 25mila persone non ha bisogno di un nuovo complice mediatico. La perdita di un caro è un trauma. Non poterlo salutare lo è doppiamente. Il vuoto che si sta creando nelle migliaia di lutti non elaborati saranno un’emergenza sociale che dovrà essere presto affrontata. Purtroppo il rischio è di pagarla in un aumento di tasso di suicidi e dipendenze (droga, alcol e gioco d’azzardo). E come non eravamo purtroppo pronti ad affrontare un virus, non esserlo anche in questa problematica sarebbe doppiamente grave.
L’Italia dicono uscirà a pezzi come dopo un conflitto mondiale. Nel 1945 avevamo il prodotto interno lordo del 1905. In tre anni tornammo ai livelli del 1939. E se la classe politica di quegli anni era sicuramente diversa da quella odierna lo eravamo anche noi cittadini. Solo resettando la società da quella “delle pretese” a quella “dei doveri”, ripensando il modello educativo e rimettendo al centro sacrificio, merito, rispetto e solidarietà (vera e non mascherata dietro mille cazzate) potremo ripetere il vero miracolo economico italiano, che fu quello del 1945-1948 e non quello del 1960 e dintorni.
SF

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