Lunedì 18 ottobre 2021

Compie 30 anni il primo vigneto a girapoggio in Valtellina

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triacca

Era il 1984 quando Domenico Triacca, allora in forza alla Casa Vinicola Triacca di Campascio in Svizzera, iniziò ad introdurre a Valgella nel Comune di Teglio, non senza resistenze “tradizionali”, il primo vigneto in Valtellina con la soluzione di coltivazione “a girapoggio”, sistemazione dei filari ora diffusa e imitata in varie vigne della provincia di Sondrio per i vantaggi gestionali che favoriscono la coltivazione e la cura del vigneto, grazie alla parziale introduzione della meccanizzazione.
Anche per questo ora a Domenico è riconosciuto un ruolo di indiscusso pioniere ed innovatore della viticoltura in Valtellina.
Dal 1984 tanta acqua è passata sotto i ponti della viticoltura valtellinese, in ogni senso.
Il livello qualitativo dei vini locali non teme confronto con quello degli anni ’80.
Anche le cantine di imbottigliamento e lavorazione sono state rinnovate in base ai principi moderni.
Grazie agli anni di Carlo Alberto Panont alla direzione del Consorzio Tutela Vini di Valtellina e ai suoi collaboratori di quegli anni, ed ovviamente alle aziende associate che ne scelsero la guida e lo supportarono nell’azione, l’immagine del vino di Valtellina è stata rilanciata e posizionata su livelli che competevano alla loro qualità.
E’ in atto anche un ricambio generazionale nelle aziende e nuovi produttori si stanno affacciando al mercato con produzioni di piccola quantità, ma di sicuro interesse.
Resta il grosso problema della sostenibilità dei costi di lavorazione in vigna, probabilmente irrisolvibile, per mancanza di fondi e non solo, a cui l’idea di Domenico Triacca ha dato sicuramente una soluzione alternativa.
In realtà un importante tentativo per cercare di ottenere “aiuto” per la copertura dei costi di lavorazione è stato fatto, ci riferiamo alla candidatura UNESCO dei terrazzamenti vitati valtellinesi, purtroppo non coronata da successo, principalmente a causa di questioni tecniche normative riguardanti la situazione e gestione del fondo valle e del paesaggio.
L’importante lavoro di Domenico nella vigne di famiglia è stato trasferito nella nuova azienda La Perla del figlio Marco, a cui ha fornito, come già avvenuto per lui da parte di suo padre, un preziosissimo bagaglio di esperienze, lavoro, ricerca tecnico-enologica e valori professionali, che si basa sull’amore per il territorio valtellinese e la viticoltura montana.
La foto in bianco e nero che pubblichiamo ritrae proprio Marco sul vigneto “verticale” sbancato per far posto al nuovo terrazzamento vitato.
Non resta che augurare altri 30 anni di successo alla viticoltura della provincia di Sondrio, magari meno conflittuale nei periodi della vendemmia, anche per un discorso di immagine, senza dimenticare mai il detto “nella botte piccola c’è il vino buono”.

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