Venerdì 26 novembre 2021

Elio Ghisalberti e Chicco Cerea conquistano il pubblico di Madesimo

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“Expo 2015, le eccellenze della montagna cercano un posto a tavola. Essere e apparire. La sostanza e la comunicazione”.
Premio Madesimo a Elio Ghisalberti, giornalista enogastronomico, ideatore di GourMarte e allo chef pluristellato Chicco Cerea, il “re Mida” della ristorazione.
“Il re Mida della ristorazione? Magari fosse vero che tutto quello che tocco diventa oro”. Forse il paragone con il mitico personaggio dal “tocco d’oro” può far sorridere il diretto interessato, ma Enrico “Chicco” Cerea, ha conquistato il pubblico di Madesimo con un menù accattivante: racconti di vita vissuta in cucina – la sua ma anche quella della sua numerosa famiglia – e riflessioni sull’attualità, dall’enogastronomia al turismo.
Executive chef blasonato, Cerea è uno dei migliori d’Italia e non solo, tanto che il ristorante della sua famiglia “Da Vittorio” – alle porte di Bergamo – è uno degli otto ristoranti del Belpaese che possono vantare ben tre stelle Michelin. Domenica ha raccontato la propria esperienza ad un folto pubblico che ha applaudito alla consegna del Premio Madesimo. Lo chef era affiancato da Elio Ghisalberti, giornalista enogastronomico dell’Eco di Bergamo, nonché ideatore di GourMarte, fiera che consente alle eccellenze agroalimentari lombarde di incontrare i migliori cuochi del Nord Italia. I due hanno ricevuto il riconoscimento da Alessandra Gazzoli, vicesindaco del paese, mentre la serata è stata aperta dal sindaco Franco Masanti che senza mezze parole ha definito lo chef un’eccellenza mondiale.
La qualità sopra ogni cosa Quando la crisi del settore si fa sentire, è il momento di sfornare buone idee e investimenti vincenti. Lo hanno confermato i due ospiti illustri nel dibattito moderato dalla giornalista Antonia Marsetti che ha incalzato Cerea a spiegare come uno chef del suo calibro possa passare da un ristorante blasonato come “Da Vittorio” a Bergano ad un altrettanto importante ristorante a Sankt Moritz sino ad un bistrot all’aeroporto di Orio al Serio. “Abbiamo capito, dopo settant’anni di attività in questo settore, di dovere diversificare il business puntando sulla ristorazione collettiva – ha spiegato Cerea -. Sono due clientele completamente diverse, ma abbiamo dimostrato che anche con prezzi accessibili è possibile regalare emozioni alla clientela”.
Turismo e formazione professionale Nonostante l’esplosione di libri e trasmissioni dedicate alla cucina, gli esperti ritengono fondamentale la formazione scolastica. “C’è una grande spettacolarizzazione di questo mondo, ma solo la scuola può fare rinascere la cultura gastronomica”, ha spiegato Ghisalberti. “Una cultura di cui i Cerea sono uno straordinario esempio. Sono riusciti a interpretare la cucina in modo eccellente sia con il ristorante “Da Vittorio”, (tre stelle a Bergamo, una a Sankt Moritz), sia in moltissime altre occasioni e soprattutto nel catering: la loro firma è riconosciuta come la migliore in Italia”. Partendo dall’esperienza valtellinese e più in particolare dall’Igp della bresaola si è discusso del rapporto fra produzioni tipiche e industriali. Secondo i due relatori, in linea teorica i prodotti artigianali vanno privilegiati, perché citando Luigi Veronelli “il peggior vino del contadino è migliore di quello industriale”, ma non è una regola ferrea. “Da un prodotto artigianale bisogna pretendere che sia molto buono, da uno industriale che sia salubre”, ha chiarito Ghisalberti. Più che di chilometro zero, secondo Ghisalberti bisogna parlare di chilometro giusto. “In Valtellina si beve l’acqua che arriva dalla Basilicata. Questo trasporto determina inquinamento. Bisogna ripartire cominciando dalla ristorazione, valorizzando la produzione agroalimentare artigianale di ciascun territorio per trovare un’identità. L’offerta valtellinese deve partire da qui, ma non fermarsi qui. Il voto? La sufficienza c’è, ma si può fare di più”.
Expo alle porte Visto che mancano nove mesi all’inizio di Expo, anche nelle cucine si attende questo evento a cui Cerea – chef di fiducia anche della famiglia Moratti – ha contribuito in modo determinante a rendere Milano la città prediletta. Cerea non ha nascosto i timori di ritardi e pressapochismo nell’organizzare il grande evento: “La speranza che molti turisti di Expo mettano il naso fuori Milano non è così scontata – ha osservato il giornalista -. Bisogna cercare di attirarli con proposte ad hoc. Ma non sarà molto facile, i numeri sparati all’inizio – 21 milioni – si sono ridimensionati. C’è un dato: l’aeroporto di Orio, legato ai flussi europei di visitatori, prevede nel 2015 un aumento di 500mila passeggeri. Bisogna sfruttare questa occasione per mettere meglio a fuoco l’offerta di pacchetti turistici legati all’enogastronomia”. La ricetta dello chef è semplice e chiara: “Bisogna consorziare le eccellenze e creare un’attrattività”, ha spiegato Cerea. Stavolta toccherà al territorio “mettersi ai fornelli” per preparare il menù vincente.
Fonte: Consorzio Turistico di Madesimo

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