Mercoledì 27 ottobre 2021

Il favoloso mondo di Amélie e della didattica a distanza

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Si sta alzando sempre più in alto un grido, che tra poco diventerà disperato (finora inascoltato) a cui fa da contraltare un silenzio assordante. Quello dei genitori con figli, soprattutto piccoli, a casa da scuola. Milioni di lavoratori senza una garanzia statale a fine mese. Alcuni ormai senza lavoro. Dipendenti privati, autonomi, piccoli imprenditori: in sintesi il motore economico del paese.
Nessuno può mettere in dubbio la scelta di chiudere le scuole, ma almeno qualche domanda questi  genitori, che vedono altri paesi, come ad esempio la Germania, aprire tutto fino alla quinta elementare, se la stanno facendo.
Sul fatto, ad esempio, che in italia non si possa copiare gli altri in ambito scolastico in tempi di Covid-19, sia sulle regole seguite all’estero che sul metodo utilizzato per farle rispettare.
Ma anche sulla conclamata didattica a distanza. Che per definire un successo e alla portata di tutti devi vivere in un altro pianeta o negare l’evidenza per tornaconto personale.
Poche ore fa è uscita una notizia. Circa 250mila italiani hanno sbagliato a scrivere l’IBAN nella richiesta all’INPS per l’accredito dei bonus (a fondo perduto) previsti dal “decreto Cura Italia”. Roba che poi non hai i soldi per pagare l’affitto.
E allora cosa vuoi che sia chiedere a bambini che non hanno ancora sviluppato un pelo sul corpo competenze digitali con pdf e tutorial. Tanto con due link e quattro file ti sei risolto il problema.
Che poi il digital device nelle famiglie italiane non è mai esistito. Hanno tutti 1, 2 anzi 10 pc, soprattutto gli stranieri, che in Italia non esistono più evidentemente. Anzi vivono in loft con stanza per gli ospiti e una per il lavoro in remoto, dove non gira un rumore.
E poi mentre magari lavori da casa in smart working da due mesi per pagare le tasse vuoi non occuparti di spiegare ai tuoi figli, già alienati da una situazione che psicologicamente inizia a farsi sentire, come si crea un file con un device da un libro, si salva su una cartella inviandolo dove lo hai creato, si seleziona, lo cerchi nella memoria del pc, e magari si invia in drive, con una notifica di ricezione. Già che ci siamo usiamo la pec alle elementari.
Li chiamiamo nativi digitali perché è facilissimo guardare minchiate sullo smartphone, ma quando si tratta di seguire procedure in un momento in cui non si esce manco di casa per fare la spesa si parla di un’altra cosa.
E spiace dover scrivere queste cose quando, come sempre, ci sono tanti che per spirito di servizio stanno facendo un lavoro egregio con i ragazzi. Ma quelli che semplicemente sono in vacanza e non fanno niente, con stipendio comunque assicurato, chi li controlla? Serve meno presenza sui giornali e più con gli alunni e i docenti per i dirigenti scolastici. Esiste ancora il vecchio telefono che si può usare, per esempio, per sentire i genitori degli alunni, che magari hanno qualche problema più grave dell’organizzare un’ora di lezione al giorno in remoto (quando va bene), senza nascondersi dietro mille impegni che non esistono. Educatori si nasce, non si diventa.
SF

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