Lunedì 27 settembre 2021

Festa nazionale Svizzera e Jungfraubahn: orgoglio e sacrificio italiano

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Oggi è il 1° agosto, festa nazionale nella piccola e ricca terra elvetica, ma questa data è una festa doppia in Oberland Bernese. Oggi saranno 109 anni dall’inaugurazione della Ferrovia della Jungfrau. Un suo aspetto passato in secondo piano nel corso dei decenni è che quest’opera a dir poco senza eguali (la ferrovia più alta d’Europa, fu la più alta al Mondo per molti anni) è stata possibile grazie agli italiani. Oggi arrivando alla stazione capolinea, a quota 3454 metri, si trova la targa in memoria di chi progettò e finanziò l’opera, ma manca quella delle persone che diedero la vita per portarla a termine, uno “scivolone” che agli svizzeri è difficile perdonare, su quel valico dovrebbe sventolare la bandiera italiana oltre a quella Svizzera, anche se pare che almeno il giorno dell’inaugurazione venne issata. Dei circa 300 operai che in 16 anni realizzarono la ferrovia di 9,5 km, di cui 7,3 in galleria, che da quota 2050 conduce a 3450 metri, l’85% erano italiani. Principalmente erano lombardi e piemontesi, uomini che secondo le ferrovie svizzere erano sani, forti, abili e di poche pretese. A differenza degli altri trafori, qui la paga era più alta a causa delle condizioni “estreme” a cui gli operai dovevano lavorare. Nessuno prima d’ora aveva mai scavato gallerie così grandi e lunghe a quote comprese tra 2.500 e 3.500 metri. Era una vera sfida senza precedenti per l’umanità. Si lavorava ore ed ore a temperature altissime, nella montagna più si sale e più aumenta la temperatura, lo specialista delle ferrovie elvetiche dell’epoca riporta di un “caldo infernale”.
Il treno della Jungfrau doveva arrivare in vetta
In prossimità delle stazioni in quota nell’Eiger la temperatura invece calava velocemente a causa delle correnti d’aria, delle nevicate, gli sbalzi erano notevoli ed il fisico era sottoposto a forte stress dovuto anche alla quota. Negli alloggi costruiti regnava la miseria, la temperatura interna poteva scendere fino a 5°, sporcizia ovunque, c’erano fino a 3 operai in un solo letto, con coperte cosparse di dinamite per difendersi da cimici e pulci. Un’altra caratteristica del cantiere senza precedenti della Jungfraubahn era la corrente ad alta tensione, fu infatti tirata via cavo per tutto il tunnel per alimentare luci e perforatrici. A causa della mancanza di misure di sicurezza, unita anche alla forte pendenza della galleria che faceva scivolare spesso chi le teneva in mano, molti morirono folgorati. Altri tratti considerati “difficili” da perforare vennero fatti saltare con la dinamite per avanzare, alle volte gelava e per farla tornare utilizzabile veniva riscaldata, non sempre però questa tecnica funzionava, altri operai morirono per la detonazione accidentale. Questo capolavoro svizzero, che oggi tiene in piedi praticamente l’economia di interi paesi dell’Oberland, vanto per la nazione e di cui guardiamo ammirati le fotografie online, è costato la vita a 30 persone, di cui 29 erano italiani, oltre 90 feriti gravi con danni permanenti (quasi tutti italiani), più altre decine di persone le cui malattie dovute a quegli scavi arrivarono solo anni dopo. Il cantiere della Jungfraubahn è stato in assoluto quello con il rapporto tra operai e morti più alto della storia delle ferrovie svizzere, con un tasso di incidenti ben sopra la media. Un triste primato per la Svizzera insomma, che questi dati fatica a diffondere ancora oggi. Se oggi quest’opera è attiva è grazie al sacrificio degli italiani, possiamo dire che è anche un orgoglio italiano quel treno, se fossero quantomeno riconoscenti, in cima alla ferrovia dovrebbero mettere una targa in ricordo di chi perse la vita in quel tunnel, con una bandiera italiana a sventolare a fianco di quella elvetica. Credo che lo meritiamo, la nostra nazione lo merita.
Marco Trezzi
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