Domenica 19 settembre 2021

Gran folla multilingue ad Aprica per la Festa par i Sciori

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Gran folla multilingue, giovedì sera, a San Pietro d’Aprica per l’11ª Festa par i Scióri. Il tradizionale appuntamento che enfatizza l’ospitalità di quella che si chiamava un tempo proprio Contrada Ospitale, è andato in scena in assoluta letizia e con soddisfazione, specie dopo le recenti, belle nevicate. Don Claudio, dando la sua benedizione prima del taglio del nastro proprio a due passi dalla chiesa di San Pietro e Paolo, della quale è novello parroco, ha fornito la sua spiegazione del perché abbiamo dovuto aspettare così a lungo l’arrivo copioso della manna bianca: “Anche noi ci facciamo aspettare sempre troppo dal Signore”.
In gran spolvero la famiglia Mascarì, presente in maniera attiva con tutti i componenti della famiglia, da zia Adele, decana della contrada con funzione di taglianastro, alla speaker-neomamma Sara, a nonno Mènico e ai numerosi figli: uno taglialegna, un altro compagno di antichi giochi dei bambini, uno al chiosco del café da duméga e ai distillati, ecc. Apprezzatissimo anche Elio Negri con la sua mini esposizione di sci e scarponi d’epoca, parte della mostra Scarpù Uècc, il quale ha fatto sfoggio di antiche sciate sulla pista nell’orto della sua casa d’origine. E, a far da contorno musicale, le canzoni montanare del Gruppo Alpini di Gessate.
Un po’ staccato dai punti di maggior concentrazione gastronomica, ma meta di visite ininterrotte, il chiosco dello scultore Andrea Fanchi, con alcune delle sue opere compiute e una anche in fase di preparazione. Da meraviglia il pezzo clou esposto: la riproduzione in legno di pino gembro di Bergamo Alta, con una miriade di case, chiese e campanili. Immancabili il dottor Bernardo Pedroni con il suo maestoso gufo reale e la moglie Luisa Meregalli con l’allocco, meraviglie per piccoli e grandi.
Latticini nostrani, patate lesse con sale e formaggio, panvì, zucchero candito, polenta taragna e salsiccia, frittelle e chiacchere, affettati e pan di segale, vin brulé e altro ancora hanno allietato i palati, in un’atmosfera di grande coinvolgimento e, per molti, di scoperta. Tra le più apprezzate, come sempre, la Ca’ di Cumeleri, un vero e proprio viaggio nelle cantine e nei forni di una volta: vino e bevande, carni nella ghiacciaia e soprattutto salumi, sia a stagionare che affettati. Oltre al carro ricolmo dell’intera storia della transumanza.
E tra due settimane, precisamente domenica 28, Aprica replica con il grande folclore di Sunà da Mars.

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