Lunedì 29 novembre 2021

I temi emersi nel seminario “come far conoscere la Valtellina”

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Far conoscere di più e meglio la destinazione Valtellina, superare diffidenze e campanilismi, creare ‘massa critica’ tra gli operatori del settore dell’accoglienza, fare leva sull’identità e sull’orgoglio di appartenenza al proprio territorio, generare ricchezza per le singole aziende e l’intera economia locale, implementare e migliorare i servizi, ma soprattutto superare ogni forma di resistenza e diffidenza nei confronti del nuovo che avanza. Tanti i suggerimenti offerti al pubblico di operatori dell’accoglienza (responsabili aziendali, soci, collaboratori e dipendenti di aziende turistico-ricettive) che nel pomeriggio di martedì 13 maggio ha seguito il seminario ‘Il turismo del futuro: quali le prospettive per la destinazione Valtellina?’.
Non esistono ricette precostituite per affrontare uno scenario così complesso e articolato quale quello attuale, ma è fondamentale prendere atto del cambiamento e divenirne protagonisti attivi e propositivi. È questo il messaggio che il direttore dell’Unione Cts Enzo Ceciliani ha voluto trasmettere agli operatori dell’accoglienza introducendo i lavori del seminario. Nel suo intervento Ceciliani, dopo aver espresso il suo apprezzamento per l’intenso lavoro svolto da Valtellina Turismo sotto la guida di Giovanna Muscetti, ha sottolineato che è fondamentale «essere coesi e lavorare tutti insieme», soprattutto in un momento come questo, in cui sembrano venir meno dinamiche ed equilibri del passato, basti pensare al declassamento della Provincia a ente di secondo livello e all’ipotesi di riforma delle Camere di Commercio.
«Gratificare i turisti con servizi di qualità e dettagli anche piccoli, ma che comunque rappresentano un segnale di attenzione nei confronti dell’ospite. Tante, infatti, sono le componenti che nel loro insieme concorrono a formare una cultura dell’accoglienza diffusa sul territorio». Nell’affrontare il tema ‘Il territorio, l’identità e le risorse: a che punto è la destinazione Valtellina e dove vuole arrivare’, la presidente di Valtellina Turismo Giovanna Muscetti ha affermato che «quando si parla di turismo anche i particolari contano e nulla deve essere lasciato al caso. Il mondo è cambiato non solo per via della crisi, ma perché sono mutate tutte le regole. Adattarsi ed essere duttili è una caratteristica da mettere in campo. Il nostro territorio – ha sottolineato Muscetti, ribadendo tra l’altro l’importanza della formazione continua degli operatori – merita molto di più di quello che gli è riconosciuto oggi. Dobbiamo unire le forze per perseguire insieme l’obiettivo comune di far conoscere e crescere la destinazione Valtellina». Tra i progetti mirati che Valtellina Turismo sta promuovendo c’è, per esempio, quello che riguarda il settore bike, un segmento importante della nostra offerta turistica, che si intende sviluppare anche in un’ottica di destagionalizzazione.
Ma la Valtellina può svilupparsi come destinazione? «Sicuramente – ha affermato Alessandro Capocchi, professore di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, esperto di turismo e collaboratore del Consiglio dei ministri -, purché a monte vi sia una presa di consapevolezza e di responsabilità da parte degli operatori, che devono fare lobbying e lavorare insieme su un modello di turismo scientificamente organizzato. Oggi non si può prescindere dalla dimensione totalizzante che il territorio gioca nel creare il prodotto turistico, nel senso che la destinazione non è un fatto di mero marketing, come taluni erroneamente credono, ma una realtà a cui concorrono tutte le componenti del territorio stesso, che – ha ammonito Capocchi –, per avere potere contrattuale, devono necessariamente unirsi e fare massa critica».
Proporsi come destinazione con un brand Valtellina forte e condiviso sia sui mercati di prossimità sia intercettando nuovi flussi turistici, tenendo altresì conto delle dinamiche in atto nei mercati internazionali emergenti. A tale riguardo, appaiono interessanti anche le prospettive che può offrire il mercato russo, realtà su cui si è focalizzato Rocky Malatesta, direttore generale del Cesvir (Centro Economia e Sviluppo Italo-Russo). «Solo 20 anni fa ai russi era vietato recarsi all’estero! Cittadini sovietici andavano in vacanza sulle spiagge del Mar Nero o Mar Baltico, i più fortunati potevano permettersi la vacanza nei paesi dell’Europa dell’Est. All’inizio degli anni ’90 la tipologia del turismo russo in Italia era caratterizzata quasi esclusivamente dal turismo ‘shopping’, ossia da gruppi di turisti russi composti da piccoli imprenditori e venditori al dettaglio di merce italiana sui mercati e negozi in Russia. Nella seconda metà degli anni ‘90 il turismo russo in Italia ha cambiato trend: escursioni e visite delle principali città d’arte, vacanze al mare. Nel 1995 solo 2,6 milioni di russi si sono recati in vacanza al di fuori dell’ex Unione Sovietica, nel 2013 questo numero si è moltiplicato arrivando a 18,3 milioni».
Del resto, come ha sottolineato Armando Peres, presidente Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) Italia, illustrando il ‘Quadro internazionale sul turismo attuale e sul punto di vista di Ocse’, «il turismo nel corso del tempo ha sempre vissuto una crescita e l’aspettativa è che continui la sua ascesa».

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