Venerdì 30 luglio 2021

Il secondo passo asfaltato più alto d’Italia

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E poi c’è lui, il valico per eccellenza per me, il passo di casa: sua altezza il Gavia. Non importa se negli anni è stato dimenticato dalle istituzioni, se la strada cade a pezzi, se è talmente stretta ed esposta da far impaurire chi per la prima volta si cimenta a percorrerla, se non ci sono mai date certe di apertura e chiusura, rimane sempre uno dei passi alpini più spettacolari delle nostre montagne per ambiente e scenario, il secondo passo asfaltato più alto completamente in territorio italiano, il sesto in Europa. Forse è proprio questo suo essere “grezzo” che lo fa essere tanto speciale ancora oggi, conserva quasi interamente le caratteristiche del percorso esattamente com’era ad inizio ‘900, quando i nostri alpini la costruirono. Sul versante camuno si possono ancora notare le antiche pietre miliari, i precursori dei segnali stradali verticali.

Le pietre (o cippi) miliari sono state fondate dagli antichi romani più di 2000 anni fa, sulle loro strade di collegamento più importanti; quanto erano avanti già all’epoca, questo ci fa capire quanto l’impero romano sia stato fondamentale anche per i giorni nostri, per la nostra evoluzione. Potevano arrivare ad un’altezza di oltre 2 metri, su ognuna era indicato il progressivo in miglia romane, che equivalevano a 1480 metri nostri. Ovviamente le nostre pietre miliari non sono più così grandi (o meglio, neanche più si usano da alcuni decenni, sostituite dai metallici e colorati segnali verticali), non più scritte in latino come un tempo, in chilometri e non in miglia, ma certamente fino allo scorso secolo, quando venivano ancora usate, conservavano alcune caratteristiche, proprio come qui sul Gavia. Detto questo purtroppo anche quest’anno non si sa ancora una data certa, i lavori di sgombero neve non sono iniziati, soprattutto sul lato “nord” di Valfurva il manto nevoso è ancora importante fin da Santa Caterina. Speriamo con l’inizio di maggio di vedere una data, soprattutto speriamo che con la gestione Anas migliorino le cose, perché le Amministrazioni Provinciali hanno dimostrato tutta la loro incapacità gestionale per questi patrimoni che richiedono conoscenze e denaro per essere mantenuti.
Marco Trezzi

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