Mercoledì 27 gennaio 2021

Il conto più salato della pandemia lo pagano le persone meno protette

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Una parte importante dell’economia italiana – costituita da almeno 5 milioni di artigiani, commercianti, esercenti, albergatori e lavoratori autonomi – ha subito perdite consistenti a causa delle chiusure imposte per decreto dal governo, non ha beneficiato di indennizzi adeguati, sebbene da sempre non possono contare su alcun ammortizzatore sociale.
Le crisi economiche non sono mai democratiche. Anche questa volta, infatti, a pagare il conto più salato saranno le persone più fragili, come le donne e i giovani. E se questi ultimi sono anche titolari di una partita Iva, i disagi aumentano esponenzialmente. Per questo motivo è giunto il momento di creare una rete di protezione sociale finalmente universale che coinvolga tutti: lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti sia del pubblico che del privato. Sia chiaro, questa strada va perseguita senza togliere le garanzie già acquisite dai lavoratori subordinati, ma allargando le tutele anche a coloro che ne sono attualmente sprovvisti. Risorse per sostenere le tante partite Iva che a causa del Covid e delle chiusure imposte per decreto rischiano di abbassare definitivamente la saracinesca.
Non è più accettabile, come ha dimostrato questa crisi pandemica, che alcuni lavoratori siano pressoché immuni da qualsiasi rischio e altri non possano usufruire di alcun ammortizzatore sociale in caso di difficoltà.
Fonte: CGIa Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre

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