Sabato 25 settembre 2021

2 km persi dal ghiacciaio dei Forni negli ultimi 150 anni

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Una perdita di spessore di circa un metro l’anno e un ingente ritiro di 500 metri tra il 1925 e il 2020 (5 metri l’anno) caratterizzano il ghiacciaio dello Sforzellina, mentre il ghiacciaio dei Forni, il secondo più grande in Italia per superficie, riporta un regresso frontale di 2 km negli ultimi 150 anni, passando dai 13,2 km di superficie del 1981 agli 11 km attuali.
Il ghiacciaio della Sforzellina, il primo dei due ad essere stato osservato lo scorso 23 agosto dalla Carovana dei ghiacciai, è tra i più importanti per quanto riguarda la completezza della raccolta dati, poiché è tra i pochi ghiacciai italiani che vantano una serie trentennale di misure del bilancio di massa, ovvero la differenza tra l’accumulo e le perdite per fusione di neve e ghiaccio. Dagli studi effettuati si evince che la perdita di spessore è di circa un metro all’anno, con un’accelerazione evidente nell’ultimo decennio. Inoltre, è facilmente quantificabile la deglaciazione avvenuta dopo la Piccola Età Glaciale, (periodo freddo iniziato nel quattordicesimo secolo e concluso nella metà del diciannovesimo), le cui morene non sono in genere così evidenti; nel caso della Sforzellina sono facilmente individuabili e ci dimostrano concretamente quanto il ghiacciaio sia arretrato in questo ultimo secolo e mezzo. La successione delle misure mostra un ingente ritiro che assomma a 500 metri circa tra il 1925 ed il 2020, dimezzando la lunghezza che aveva negli anni 20. In questi ultimi anni, a causa della contrazione del corpo glaciale e dell’aumento di copertura detritica, la misurazione della fronte sta perdendo di precisione e quindi di significatività, in quanto essa risulta difficilmente individuabile. Infatti anche lo Sforzellina si sta trasformando da ghiacciaio “bianco”, privo di copertura detritica, a ghiacciaio “nero”.

Per quanto riguarda il ciclo del ghiacciaio si rileva che in questi ultimi anni, in conseguenza dei cambiamenti climatici, gli apporti provenienti da valanghe invernali prevalgono su quelli derivanti dalle precipitazioni nevose.
Il ghiacciaio dei Forni, con i suoi 11 km2 è uno dei maggiori ghiacciai italiani, secondo per superficie solo all’Adamello-Mandrone. Classificabile come “ghiacciaio vallivo a bacini composti o confluenti”, è costituito (o meglio era costituito) da tre bacini collettori dai quali scendono altrettante colate con vasti seracchi che confluiscono in una zona centrale, formando un’unica lingua. In realtà nell’ultimo decennio le colate provenienti dai bacini superiori si sono sempre più assottigliate e frammentate, tanto che attualmente solo il bacino centrale è in grado di alimentare compiutamente la lingua. In questi ultimi anni il ghiacciaio si è avviato rapidamente ad una frammentazione in tre individui distinti, due dei quali (Orientale e Occidentale) si stanno trasformando in ghiacciai di circo. La separazione del bacino orientale dalla lingua centrale è avvenuta nell’estate 2015.
Dal 1925 le misure del Comitato Glaciologico Italiano sul ghiacciaio dei Forni diventano sistematiche e delineano un’intensa e continua fase di regresso fino all’inizio degli anni 70, periodo in cui si registra una lieve inversione di tendenza, come per quasi tutti ghiacciai dell’arco alpino. Il fenomeno si interrompe però rapidamente e inizia l’attuale fase di regresso generalizzato che ha provocato la frammentazione del ghiacciaio. In totale il regresso frontale del ghiacciaio è di circa 2 km negli ultimi 150 anni. Questa regressione è accompagnata da una serie di variazioni morfologiche che stanno modificando il paesaggio: collassi di intere porzioni della lingua a causa dell’erosione del torrente subglaciale con formazioni di grandi caverne; aumento della copertura detritica superficiale nel settore frontale; sviluppo di laghi dalla durata effimera; apertura di “finestre “ rocciose nelle zone più ripide. La superficie totale del ghiacciaio è passata da 13,2 km2 nel 1981, a 12,9 km2 nel 1991, a 12 km2 nel 2003, a 11,3 km2 nel 2007, a 11,1 km2 attuali. Anche questo ghiacciaio sta diventando sempre più scuro negli ultimi anni. Tuttavia, ciò non è dovuto unicamente all’aumento della copertura detritica. Un altro fenomeno che lo interessa è per l’appunto quello dei black carbon, costituito da polveri derivanti dall’inquinamento atmosferico di origine antropica proveniente da incendi e da inquinanti che arrivano dalla pianura. Questa componente, al contrario di ciò che avviene per effetto di una copertura detritica di un certo spessore, fa sì che il ghiacciaio fonda più rapidamente.
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