Sabato 18 settembre 2021

Museo dei Sanatori Sondalo: tributo ad un grande ospedale pubblico

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Il Museo dei sanatori di Sondalo è dedicato al “Villaggio Morelli” e, più in generale, agli ancora più antichi Sanatori sorti a Sondalo dopo il 1901 a testimonianza di come questo territorio abbia scritto, con sacrificio, passione e dedizione espressi a tutti i livelli, un pezzo importantissimo della storia sanitaria del nostro Paese.
Il Museo storico rappresenta uno speciale osservatorio per guardare, con fiducia ed ottimismo, al futuro, senza perdere di vista i valori, le ambizioni che hanno mosso gli uomini e le donne che hanno reso possibile un grande sogno: realizzare dentro strutture bellissime e funzionali dei luoghi dove curare gli italiani afflitti dalla più drammatica e pericolosa malattia del secolo.
Così questo territorio ha conosciuto veri e propri artisti che hanno saputo costruire opere architettoniche di una bellezza impareggiabile e scienziati amorevoli che hanno profuso ingegno e conoscenza uniche nel modo della medicina.

Il museo è aperto nella stagione estiva, dall’ultima settimana di giugno alla prima settimana di settembre, ogni giovedì, venerdì e sabato, dalle ore 14.00 alle ore 18.00. In altri periodi è aperto su richiesta (museodeisanatori.com).
Il museo racconta la storia dei sanatori costruiti in Valtellina durante il Novecento per combattere la tubercolosi grazie all’aria pura e al sole delle Alpi. Una collezione di oggetti e immagini d’epoca testimonia la nascita e l’attività dell’ex Villaggio Sanatoriale di Sondalo, oggi ospedale “Eugenio Morelli”. Il percorso di visita si svolge nei locali che un tempo erano destinati all’accettazione dei pazienti.
Il villaggio Morelli, il più grande sanatorio d’Europa
Quando all’Ospedale Morelli si saltava dal trampolino
La prima parte del percorso è dedicata alla malattia
Tra Ottocento e Novecento la tubercolosi cessò di essere considerata una malattia romantica – il ‘mal sottile’ – e assunse i caratteri di una vera emergenza sanitaria per la nuova società industriale e urbanizzata. Dagli anni Sessanta, gli antibiotici hanno permesso di contrastarla in maniera sempre più efficace ma la TBC è oggi una malattia globale che ogni anno provoca oltre un milione di vittime.
La seconda parte del percorso è dedicata alla cura e ai sanatori
Inizialmente i sanatori erano costruiti per prevenire il contagio, isolando i malati in maniera confortevole. Nel XX secolo l’architettura si sviluppò secondo i criteri del funzionalismo e seguendo l’evoluzione della medicina: aria, luce e sole entrarono all’interno degli edifici per fortificare i malati e favorire la guarigione. La cura si basava sul riposo, la nutrizione e l’aria pura, cioè sulle tre “L”…Lana, letto, latte. Fino a quando gli antibiotici non furono efficaci contro l’infezione, il sanatorio fu il principale strumento della cura, una vera e propria machine à guérir. Alla sua progettazione lavoravano a quattro mani il medico e l’architetto.
L’ultima parte è dedicata al Villaggio sanatoriale di Sondalo
Il complesso funzionò come sanatorio per 27 anni, dal 1946 fino al 1973, quando fu trasformato in ospedale generale. Gli oggetti della cura in veranda (la sedia a sdraio, le coperte, le cuffie per ascoltare la radio in filodiffusione) sono esposti insieme ai disegni tecnici e alle fotografie del grande cantiere che trasformò il versante sopra Sondalo in una vera e propria città della salute tra il 1932 e il 1940. Il percorso si conclude con la tela “Pescatori a Sampieri”, dipinta dal siciliano Ugo Caruso nel 1954, quando era ricoverato a Sondalo. I colori saturi, gli sguardi severi e la posa incombente dei personaggi paiono alludere con veemenza alle contraddizioni e all’incerta prospettiva del mondo ‘di fuori’ cui tuttavia l’autore, isolato nel temporaneo rifugio alpino, sembra guardare con nostalgia.
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