Martedì 26 ottobre 2021

Il valtellinese a casa di Ugo e Gianmarco Tognazzi

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Pietro Baruta (primo da destra)

Natale 2011. Come ogni anno torno dalla Valtellina carico di leccornie da regalare ai miei amici romani, ma questa volta c’è qualcosa di diverso.
A casa del mio amico Alessandro c’è una sorpresa: una bottiglia di vino con un’etichetta particolare. Sembra disegnata a mano e in effetti lo è. Non è nemmeno una mano qualunque, bensì quella del mitico Ugo Tognazzi. Quella che ho davanti è una bottiglia impolverata, annata 1972, de “La Tognazza Amata”, il nome con cui il celebre attore usava definire i vini della sua personale azienda agricola.
L’etichetta non era nient’altro che un pezzo di foglio a quadretti con la scritta nera circondata da un bordo rosso. Sorpresa ancora più grande quando Alessandro mi mostra un’altra bottiglia, con la riproduzione della stessa etichetta, ma l’annata è il 2010. “Vediamo come si sposa la Valtellina con il vino di Ugo” mi dice sorridendo. Ed è così che fra una fetta di salame “de quél buun” ed una di formaggio “de mùnt”, assaporo per la prima volta l'”Antani”, un rosso onesto e sincero, che ben si accompagna ai sapori della mia valle.

Tra un sorso e l’altro mi racconta di come ha conosciuto Gianmarco Tognazzi, della sua volontà di riportare in vita il sogno del padre di portare sulle tavole degli italiani i sapori genuini dei prodotti che la sua terra offriva. Mi racconta dell’Ugo Tognazzi che non conoscevo, amante della cucina, mostrandomi i libri delle sue ricette, anch’esse scritte a mano, in una forma talmente artistica da sembrare dei quadri.
Mi parla del loro progetto di creare un’azienda che crei e selezioni prodotti enogastronomici d’eccellenza, seguendo la filosofia di una frase di Ugo “una volta c’era una nonna, una mamma, una campagna, un orto, ricreiamoli, dipende da noi”.
Complice il romanticismo dei ricordi delle vendemmie, quell’atmosfera che c’era quando tutta la famiglia si riuniva a raccogliere l’uva e si ritrovava la sera a mangiare, bere e far festa, mi innamoro subito di questo progetto e penso a quanto mi piacerebbe farne parte.
E’ con emozione e rispetto che, qualche mese dopo, entro per la prima volta nella tenuta di Velletri, ma la naturale ospitalità di Gimbo e di casa Tognazzi mi fanno sentire presto a mio agio.
Inizio così a collaborare con “La Tognazza”, o se preferite “gli Amici miei” e tra una supercazzola e l’altra mi trovo ben presto a dover prendere una decisione: mantenermi un lavoro sicuro e uno stipendio garantito o seguire un sogno e rimettermi in gioco? Scelgo d’istinto e da lì in avanti è tutto un turbinìo di novità, le fiere, i viaggi per l’Italia per scovare i piccoli produttori locali, gli eventi “agriculturali” alla Tognazza (la vecchia cantina di Ugo ristrutturata ed ora ritrovo della società), fino ad arrivare all’incontro con Fabio Campoli ed il suo “Circolo dei Buongustai” che sancisce la nascita della Tognazza Selezioni dove, all’offerta dei nostri prodotti, si aggiungono quelli di produttori ricercati e certificati con l’aiuto del grande chef.
Ogni tanto mi capita di pensare a quando ero più giovane e di come il Conte Mascetti, antani e tapioco fossero dei chiari riferimenti ad uno dei miei film preferiti, e sorrido pensando che ora fanno parte del mio lavoro e soprattutto che, in questo momento, me li sto gustando insieme a un ottimo salame “de quèl buun” e ad una fetta di formaggio “de mùnt” della mia amata Valtellina.
Pietro Baruta

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