Martedì 27 luglio 2021

La battaglia sul San Matteo, l’ultima vittoria austroungarica

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Un proiettile calibro 30,5 cm del peso di 287 chili segnò le sorti della battaglia sul San Matteo intorno alle 19 del 3 settembre 1918, quando ormai il primo conflitto mondiale giungeva al termine. Il Mortaio della Skoda venne fatto posizionare dal Capitan Luis Molterer (eccezionale stratega alpinistico-militare degli imperiali che studiò la conquista della Trafojer nel 1917 e del San Matteo nel 1918) in Val del Monte di Pejo. Questo genere di mortaio era utilizzato dall’esercito austroungarico, era in grado di lanciare questi proiettili ad una velocità di 340 metri al secondo con una gittata che superava i 12 chilometri. L’obiettivo era la parete sud della grande montagna contesa, all’epoca ancora interamente ghiacciata, il proiettile la colpì con grande precisione poco sotto il culmine, l’impatto fu devastante: penetrò il San Matteo per oltre 20 metri creando un’onda d’urto micidiale, il colpo venne chiaramente udito a Santa Caterina come a Pejo, la montagna si abbassò di 6 metri in un colpo (sulle vecchie cartine era quotata 3692 metri contro i 3678 di oggi), le gallerie scavate nel ghiaccio vennero demolite all’istante portando alla morte diversi alpini italiani all’interno. Berni secondo le testimonianze non morì subito, chiese aiuto ai soldati italiani all’esterno che tentarono di spostare gli enormi blocchi di ghiaccio, pochi minuti dopo, in un momento di silenzio, udirono chiaramente Molterer urlare alla radio dalla sua postazione di Monte Giumella “fuoco!”, nel giro di pochi secondi un altro proiettile da 21 o 24 cm colpì di nuovo la vetta portando totalmente al collasso la caverna dove si trovava, questa volta un blocco lo colpì e morì sul colpo. Nel frattempo gli imperiali si avvicinarono alla cima che poco dopo conquistarono, fu l’ultima vittoria austroungarica.
Marco Trezzi
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