Martedì 26 maggio 2020

La conquista del Gran Zebrù da parte dell’esercito austroungarico

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17 maggio 1917: conquista della vetta del Gran Zebrù da parte dell’esercito austroungarico. La vetta era molto contesa su questo fronte, in quanto avrebbe permesso di godere di un ottimo punto di osservazione, ma, per molte cause tra le quali la sua difficoltà, fu raggiunta solo nella tarda primavera del 1917 dagli Schützen di Nauders, piccolo comune a nord di Resia. Ci vollero giorni per riuscire a preparare i soldati all’ascesa, furono addestrati ed accompagnati da alcune guide alpine di Solda, Trafoi e Prato Stelvio. Tra mille difficoltà a causa della molta neve fresca, giunsero in vetta partendo da Solda il 17 maggio e la difesero fino al termine della guerra, nonostante diversi attacchi degli alpini che realizzarono la loro postazione 100 metri sotto, lungo la Suldengrat. Esistono una serie di 200 fotografie che sono state esposte a Silandro (centro principale della Val Venosta) in occasione del centenario. Una volta occupata si misero all’opera e realizzarono due baracche in legno all’interno di un crepaccio nello spesso ghiacciaio che all’epoca ricopriva la vetta, raggiungibili mediante tunnel nel ghiaccio che scavarono appositamente. Una di queste baracche (l’altra probabilmente è crollata senza che nessuno se ne fosse accorto), dopo l’inizio degli anni 2000, ha iniziato ad affiorare e, nell’estate del 2015 è completamente emersa finendo sotto gli occhi degli studiosi. Serve specificare un dettaglio: in molti giornali travisarono ed affermarono con una certa ignoranza che fosse tornata alla luce perché all’epoca c’era meno neve e quindi mettendo in qualche modo in discussione i cambiamenti climatici. Mai affermazione fu più sbagliata in quanto è emersa proprio in correlazione ai cambiamenti climatici in atto, essendo costruita nel ghiacciaio a diversi metri di profondità e, ritirandosi (anzi estinguendosi) è stata riportata alla luce.
Marco Trezzi

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