Venerdì 18 giugno 2021

La Croce rossa ha i requisiti per i soccorsi sulla neve

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«Non voglio sollevare polemiche, anzi, ma un chiarimento da parte nostra rispetto a quanto accaduto due domeniche fa a Pescegallo per il soccorso alla donna infortunatasi sul sentiero che conduce al rifugio Salmurano è d’obbligo. Perchè il servizio garantito dall’unità di soccorso sulle piste da sci del Comitato di Sondrio della Croce rossa italiana, è stato esattamente come doveva essere».
Parola di Giuliana Gualteroni, presidente del Comitato provinciale di Sondrio della Cri, che, seppur a distanza di alcuni giorni dall’accaduto, intervenire per precisare, e garantire la massima attenzione dei suoi volontari sulle piste.
«Sono stata fuori provincia alcuni giorni, per cui, al rientro, mi è stata subito sottoposta la faccenda dai volontari Cri, piuttosto sulle spine per la questione sollevata dal responsabile della stazione di Morbegno del Corpo nazionale del Soccorso alpino – evidenzia Gualteroni – che sosteneva non essere, i soccorritori Cri, attrezzati e preparati, al pari loro, nella gestione del soccorso in luogo impervio, tant’è che per recuperare la signora si era dovuto richiedere il loro intervento».
«Ebbene, mi chiedo cosa ci sia di strano in questo, perché le unità Cri operative sulle piste garantiscono il soccorso sanitario alla persona infortunata, poi, sempre, laddove il recupero sia difficile, per l’impervietà dei luoghi o per la situazione contingente, si chiede l’intervento del Soccorso alpino con cui, peraltro, abbiamo sempre intrattenuto ottimi rapporti. Tant’è che ho avuto un chiarimento anche col responsabile provinciale, su questa vicenda, e non ha sollevato questioni di sorta».
Nel dettaglio, a Pescegallo, due domeniche fa, i soccorritori Cri «che hanno visto la signora scivolare – dice Gualteroni -, sono intervenuti subito, controllando i suoi parametri vitali, mettendole il collarino, il materassino e collocandola sulla barella rigida. Dopodiché, avendo visto che in zona c’erano anche alcuni membri del Soccorso alpino, fra cui il responsabile della stazione di Morbegno, li hanno subito chiamati per recuperare la donna e portarla fino in luogo dove poteva essere trasferita sull’ambulanza. È un caso che i membri del Soccorso alpino fossero sul posto, ma se non ci fossero stati li avremmo chiamati come facciamo sempre, dove siamo operativi sulle piste, ovvero in tutta Aprica, qui a Pescegallo, e a Colere, in provincia di Bergamo, per recuperare la persona. Perché noi siamo soccorritori sanitari, non abbiamo funi e materiale per imbragare il ferito».
Per Gualteroni è importante capire «che la normativa del soccorso sulle piste da sci è cambiata – insiste – e, ora per praticarla occorre avere la certificazione come soccorritori Areu, della Regione Lombardia, oltre che aver superato il corso per l’utilizzo del toboga e la pratica dello sci. I nostri volontari hanno tutti questi requisiti, mentre non ne sono in possesso i membri del Soccorso alpino e speleologico della delegazione di Sondrio anche perché, va detto, non è il soccorso sanitario la loro “priorità”. Per questo, diversamente da quanto accaduto fino al 2014, quando era attivo il Cnas, la società impianti Fupes ha affidato a noi, della Cri, con regolare convenzione, il soccorso piste».
Fonte: La Provincia di Sondrio

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