Lunedì 27 settembre 2021

La decima Festa par i Sciori è andata in scena all’Aprica

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Forse qualche scena in meno, ma più qualità alla decima Festa par i Sciori di Aprica San Pietro. Anzi, più qualità e cose nuove da vedere.
Già ammirata e inondata di flash l’esposizione di Elio Negri Scarpù uècc sul cortiletto della sua vecchia casa, s’incontra a destra la ricostruzione del comprensorio sciistico, davanti al quale una simpatica mascotte fatta con un tronco di betulla invita sorridente a ciaspolare. Subito dopo c’è la scena dei boscaioli, che con il rasagù affettano grossi tronchi di larice. Accanto, ecco la prima novità: il gioco della noce. Fatto rotolare dentro un tubo inclinato, il frutto esce veloce su un ceppo di legno, dove un bambino è pronto a romperlo col martello, ma quasi sempre la noce si salva e finisce in una bella gerla.
Gustato un Bombardino, c’è un pezzo di formaggio per tutti. A lato iniziano intanto a bruciare le scoppiettanti stufe del boscaiolo. E subito compare un giovane Michelangelo con martello e scalpello, che batte delicatamente su un tronco di legno verticale, facendone piovere bugie (trucioli) tutto intorno. È Andrea Fanchi, artista della scultura lignea. Da una nodosa betulla sta facendo emergere nientemeno che un gallo cedrone, dove un piccolo nodo più scuro è già diventato miracolosamente l’occhio del magnifico pennuto.
Si va più su e, dopo la fontana coperta, ci si immerge nel cuore di contrada San Pietro, anzi di Ospitale, che nome più appropriato non potrebbe avere. Qui c’è solo l’imbarazzo della scelta tra café da duméga, chiacchiere, panvì, cioccolata calda, polenta e formaggio o salsiccia, vin brulé e tanto altro, che non ci si ricorda più cosa si ha mangiato. Anche perché è difficile capirlo, tanto sono cose inusuali e sconosciute. Ma tanto buone! Non si può certo dimenticare la visita alla Ca’ – anzi alla cantina – di Cumeleri, dove lungo un lungo tunnel a volta, mai più largo di tre metri, si allinea un’impressionante serie di prelibatezze salumaie. E centinaia di persone estasiate dal profumo e dall’atmosfera del tutto magica fanno la spola, assaggiando e ascoltando le storie di una volta narrate dai proprietari di casa. Nonno Caio, in fondo alla galleria, custodisce il prosciutto nella ghiacciaia e un carro colmo di delizie. Ma quest’anno ha anche una storia da raccontare da mandare in giuggiole: la storia del folletto buono, che di notte impasta e cuoce il pane per i bambini affamati della contrada e lo offre loro la mattina da inzuppare nel latte caldo. Con un ammonimento: il pane – e tutto il cibo – non si butta, ma si tiutilizza.
Resta da dire della gradevole fisarmonica, dell’allegria dei bambini, degli idiomi variopinti che si colgono qua e là: Inglese, dialetti vari, Ceko, Italiano, Polacco e chissà cos’altro.
Fonte: Ufficio stampa Comune di Aprica

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