Martedì 22 giugno 2021

La magia della vendemmia in Valtellina

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Esistono tradizioni che, in alcuni contesti, assumono caratteristiche uniche. Non necessariamente “migliori”, semplicemente diverse.
In questi giorni, o meglio, in quelli precedenti a questi ultimi piovosi, è stato tutto un salire e scendere i vigneti terrazzati in provincia di Sondrio.
E se oggi a fianco dei filari si trovano parcheggiati ancora i mitici Ape a tre ruote, che per alcuni agricoltori sono a dir poco imprescindibili, troviamo un elemento che trent’anni fa difficilmente avremmo immaginato. Rappresentato dalle nazionalità che si possono incontrare con la “brenta” in spalla, che provengono da quasi tutti i continenti.
Ma resta il rituale e l’attaccamento degli indigeni a questo lavoro. E non pochi sono quelli impegnati nella produzione del proprio vino, ovviamente il più buono della valle e che “le case vinicole se lo sognano”.
Ogni zona e paese sono differenti per periodo di raccolto e usanze, ma si possono ancora ammirare teleferiche “di una volta” e incontrare vecchie cantine con porte di legno spettacolari dalle quali esce il tipico odore, indimenticabile per chi ha lavorato tra i filari almeno una volta, dell’uva appena raccolta e depositata nelle varie tipologie di contenitori usati dalle centinaia di contadini. Quasi sempre appassionati e non professionisti del vino, ma gelosi del proprio prodotto e vigna, sparsi per tutta la provincia e che in estate e in inverno si dedicano con fatica e impegno ad un’attività che è nel sangue dei valtellinesi.
Il terrazzamento in Valtellina si trova proprio ovunque, anche a quote impensabili, nascosto dal bosco che nei decenni ha preso il posto delle coltivazioni. Ma all’occhio più attento non sfugge. Spesso costruito tanti anni fa e ancora in piedi, anche se magari solo parzialmente.
Ma la tradizione è bella se non è fine a sé stessa e, dato che i vini DOC e DOCG richiedono tempi lunghi prima di poter essere imbottigliati e soprattutto assaggiati, ci piace ricordare quel rituale produttivo e aziendale che alcuni produttori ancora propongono. E che ci piace pensare come il Beaujolais delle Alpi. Parliamo del vino Novello, che poco tempo dopo la vendemmia si può già trovare in commercio.
Un vino giovane, fresco e con profumi e sapori differenti dal rosso che siamo abituati a bere in valle, ma che si lega perfettamente al turismo enogastronomico che potrebbe essere tranquillamente il 10% del PIL valtellinese, come potenziale. Non avendo stagionalità, a differenza di altri settori turistici.
Casa Vinicola Pietro Nera
Plozza Vini

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