Lunedì 02 agosto 2021

La missione dei valichi alpini: mediare tra nord e sud

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Il 10 aprile 1965 si è scritta un’altra pagina di storia moderna dei trasporti e delle infrastrutture. Il Tunnel del San Bernardino è 13 anni più vecchio del San Gottardo e, in quel giorno, veniva abbattuto l’ultimo diaframma del primo traforo stradale interamente svizzero attraverso le Alpi. “La geografia e la storia hanno dato alla Svizzera il compito di schiudere ed assicurare i valichi alpini e le hanno così affidato una funzione essenziale di mediazione tra nord e sud. Con il nuovo funzionale traforo del San Bernardino, riconfermiamo questa nostra missione europea.” Queste le parole dell’allora presidente della Confederazione, arrivato sul San Bernardino per partecipare ai festeggiamenti in pompa magna della conclusione degli scavi. Il San Bernardino, con i suoi 6,6 chilometri, rappresenta di fatto il primo collegamento nord-sud delle Alpi, collegando la Svizzera tedesca a quella italiana, lo ha rappresentato per 13 anni fino all’apertura del Gottardo nel 1980, quando è passato per importanza al secondo posto. Mi soffermo però su un annoso problema, quello delle sue vie di accesso, che hanno portato a grandi riflessioni e grandi progetti negli anni a seguire. I portali di accesso sono ad oltre 1600 metri di altitudine, con le relative strade di accesso (all’apertura del 1967) poco sfruttabili ed accessibili soprattutto al traffico merci, che era sempre più crescente. Urgeva una soluzione, soprattutto nel tratto Moesano tra Mesocco ed il portale sud, si contavano qualcosa come 28 stretti tornanti, un piccolo Stelvio che limitava le potenzialità del nuovo traforo. In quegli anni era già in progetto (a tratti) l’autostrada verso Airolo e verso Goschenen, qui venne stabilito che la pendenza ottimale delle rampe doveva essere inferiore al 5% per riuscire a far procedere senza grossi problemi i mezzi pesanti e le auto anche in condizioni di fondo innevato. Sul Gottardo questa formula venne rispettata se non in alcuni tratti saltuari (per necessità dovute al terreno) dove sfiora il 7%. Sul San Bernardino però questa semplice regola non poteva essere rispettata, la Val Mesolcina, oltre il castello di Mesocco, appariva troppo impervia per poter pensare ad una strada con così poca pendenza. Ed ecco che già nel 1967 iniziarono i lavori di costruzione della attuale autostrada A13, un’opera complessa e difficile nel tratto tra Mesocco e Thusis, che richiese diversi anni di lavori. Numerosi viadotti e gallerie dagli 800 metri di Mesocco portano con soli 5 ampi tornanti ai 1250 metri di Pian San Giacomo, qui dopo altri 2 tornanti viene scavata la galleria para valanghe del “Cozz” ed in breve, ci si poggia sull’altipiano che ospita il San Bernardino costeggiando il lago a 1600 metri di quota. Scendendo verso Coira invece, dopo Sufers una serie di brevi gallerie e ponti risolvono in problema delle gole della Viamala e di Anderr. La pendenza media dell’8% con punte ben superiori porta quest’opera ad essere ancora oggi poco sfruttabile dai mezzi pesanti e dalle auto in caso di nevicate, non sono mancati gli incidenti e le polemiche nel corso dei decenni, tanto da portare anche alla costruzione di vie di fuga con sabbia prima dei tornanti, su quelle pendenze i freni dei mezzi pesanti sono messi a dura prova. Questa situazione di criticità si è verificata quando il Gottardo venne chiuso dopo l’incidente del 2001, in cui tutto il traffico si riversò sul San Bernardino, causando notevoli disagi in quel tardo autunno di grosse nevicate su quella strada ormai vecchia e non pronta a sostenere tutto quel flusso in quelle condizioni. Il governo svizzero pensa ad oggi di spostare il traffico pesante su rotaia, magari con un nuovo tunnel, limitando l’accesso al San Bernardino al solo traffico leggero.
Marco Trezzi
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