Lunedì 25 ottobre 2021

La proposta: terme pubbliche per Valdidentro?

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Non è solo curativa ma anche una risorsa molto spendibile e appetibile dal punto di vista turistico. Si tratta dell’acqua termale e la Valdidentro ne è ricca. Le sue fonti, infatti, alimentano da sempre le terme di Bormio. L’anno scorso è scaduta la concessione di 99 anni della fonte Cinglaccia, i cui concedenti erano i comuni sociali, ovvero Valdidentro, Valfurva, Valdisotto, Bormio e il concessionario era Bormio Terme.
Per il rinnovo della concessione è stato affidato l’incarico a un legale, che ne deve decidere gli aspetti formali e procedurali con un duplice obiettivo: garantire ancora che la fonte Cinglaccia alimenti le terme di Bormio e trovare una soluzione per cui una parte di quest’acqua rimanga in Valdidentro per essere convogliata nell’area Forni, situata a Premadio.
Quest’ultima soluzione è stata proposta dal Comune di Valdidentro e appoggiata dagli altri tre Comuni. L’area dei Forni è limitrofa a quella dei Bagni di Bormio e al momento vi è stato un intervento in direzione di area attrezzata per famiglie e bambini. L’Amministrazione comunale sta completando il progetto di recupero delle strutture esistenti, ma occorre portare l’acqua per realizzate una vasca termale pubblica su questa superficie.
Terme di Bormio
Le fonti termali che sgorgano all’imbocco della profonda forra scavata dall’Adda alle spalle di Bormio, erano sicuramente già celebri in epoche remote: Plinio il vecchio le menziona nella sua “Naturalis Historia” e Cas-siodoro, segretario del re ostrogoto Teodorico, in una lettera del VI secolo, consiglia l’uso dei bagni al re Teodato. Le acque termali furono subito sfruttate economicamente dai bormini e già nell’alto Medio Evo furono costruiti gli edifici dei Bagni Vecchi, forse su precedenti costruzioni romane. Oggi, di questo storico impianto non restano che le mura.
La fama delle virtù terapeutiche di queste acque crebbe di anno in anno, attirando nel bormiese turisti da ogni parte d’Europa; si trattava per lo più di nobili e ricchi notabili, i soli che, in quei tempi, si potevano permettere una “vacanza”. In seguito a questo notevole successo, negli “Statuti di Bormio” si inserirono norme e regolamenti per la gestione razionale delle fonti. Ad esempio, per favorire l’afflusso di forestieri, fu vietato agli abitanti locali di usare le acque termali nel periodo estivo. Si stabilirono, inoltre, giorni alterni per l’accesso degli uomini e delle donne. Nei pressi dell’edificio dei Bagni Nuovi fu realizzata anche un’apposita area di cura per gli animali ammalati.
Sono ben nove le sorgenti, che sgorgano alle falde del monte Reit. Si tratta di un’acqua fortemente radioattiva, che ha una temperatura variante fra i 38° e i 41° C, con punte massime nei mesi invernali e primaverili e minime in estate. Le si riconoscono svariate proprietà terapeutiche nella cura dell’uricemia, delle malattie del ricambio, del diabete e delle affezioni ginecologiche.
Ogni sorgente ha un nome a partire da quella forse più nota, la Cinglaccia, cui fanno seguito, più in alto, le fonti Nibelunghi, Ostrogoti, Pliniana, Arciduchessa, Zampillo dei Bimbi, Cassiodora, S. Carlo e S. Martino. Nei pressi dello stabilimento dei Bagni Vecchi si trova poi la “grotta sudatoria”. E’ un tunnel naturale tramite il quale si accede ad uno slargo, dove precipitano le calde acque termali. Le tre fasi di accesso, cioè ingresso, tunnel e slargo finale, sono anche note tradizionalmente come “Paradiso”, “Purgatorio” e “Inferno”, in rapporto alla diversa temperatura che vi si riscontra.
Agli inizi del secolo scorso, fu evidente che i vecchi stabilimenti dei Bagni erano ormai obsoleti ed insufficienti per garantire un valido servizio ai loro frequentatori. Si pensò, pertanto, di dare il via alla costruzione di un nuovo centro termale.
La costruzione dei Bagni Nuovi, iniziò nel 1832 su progetto dell’ingegner Giovanni Donegani, sotto gli auspici dal governo asburgico e favorita dalla costruzione della strada dello Stelvio, realizzata fra il 1820 e il 1824 da Carlo Donegani, padre di Giovanni. L’opera fu terminata nel 1836 e conobbe subito un grande successo. L’albergo era, oltre che luogo di cura, anche semplice stazione di soggiorno estivo e punto di sosta per i viaggiatori che transitavano per lo Stelvio.
Sasso Garibaldi: grosso masso calcareo dalla cui vetta pare che il generale abbia guidato, nel 1859, l’assalto ai Bagni Vecchi, occupati dagli austriaci.
Poco più avanti ci si imbatte in un minuscolo Cimitero Alpino dedicato a due alpinisti morti sul Monte Cevedale nel 1878. L’incidente capitò ad una cordata composta da tre facoltosi alpinisti tedeschi, accompagnati da una Guida e un Portatore di Sulden. Solo uno di loro, il dottor Georg Salomon, ebbe la fortuna di sopravvivere al tremendo volo che fecero, scivolando per oltre cinquecento metri e cadendo in un crepaccio, quando ormai erano prossimi alla vetta. Alcune cordate che seguivano poterono prestare i primi soccorsi all’infortunato e, dividendosi, scendere sui due versanti del monte a cercare aiuti. Per primi due alpinisti tedeschi giunsero alle Baite dei Forni, dove ebbero la fortuna di trovare la Guida Luigi Bonetti che con sette uomini partì subito alla volta del luogo dell’incidente. Con il salvataggio dell’alpinista tedesco si concludeva felicemente una delle prime operazioni di soccorso alpino condotta sulle montagne valtellinesi. Pochi anni dopo dottor Salomon lasciò una particolareggiata descrizione dei fatti cui fu dato ampio risalto sulla stampa locale. L’articolo dell’alpinista terminava con un ricordo dei compagni scomparsi: “Nell’agosto 1882 ritornai, in compagnia di mio fratello Wilheim, a quei luoghi che erano per me pieni di ricordi. La nostra meta principale fu Bormio dove ora, nelle vicinanze dei Bagni Nuovi, i miei amici hanno trovato una bella e degna sepoltura”.I resti mortali dei due compagni del Salomon, Carl Sachs e Paul Heinitz, riposano ancor oggi nel minuscolo cimitero loro dedicato lungo la stradetta che collega i Bagni Vecchi ai Bagni Nuovi di Bormio.
Le sorgenti che alimentano i complessi termali di Bormio
Sorgente Arciduchessa o Bagni Romani: il nome le è stato dato nel 1590 dopo un soggiorno dell’arciduchessa d’Austria.
Scaturisce a quota 1406 s.l.m. da una larga frattura del monte Reit in fondo ad una galleria lunga 4 metri circa che collega la sorgente con due vasche del reparto fanghi nell’ultimo locale del piano interrato dell’antico Ospitium Balnerum, demolito nella parte alta nei primi anni dei nostro secolo, quando i cosiddetti bagni romani furono ristrutturati con la ricostruzione dei vecchi soffitti a volta, limitandone notevolmente il locale verso monte dove sgorga l’Arciduchessa. Questa sorgente che, come quella di S.Martino e la Cassiodoro, tiene in sospensione dei grumi grigiastri con sostanze organiche in rilevanti proporzioni, fornisce la maggior parte del fango usato per le cure specialistiche. L’Arciduchessa dà circa 400 litri di acqua al minuto con una temperatura media tra 39° Ce i 40° C; le acque dopo aver attraversato le vasche di deposito fango, si convogliano con quelle uscenti dalla vasche della Sorgente Cassiodoro e Zampillo dei Bambini, quindi mediante tubatura interrata scendono ad alimentare le terme del Grand Hotel Bagni Nuovi distante oltre 700 metri.
Sorgente di Cassiodoro
Sgorga da una frattura del monte a quota 1380 s.l.m. Il luogo dove sgorga questa sorgente è di difficile accesso: sino alla prima metà dell’800 l’acqua precipitava libera nel sottostante burrone, soltanto più tardi venne costruita una vasca di captazione per unirla quelle che alimentavano i Bagni Nuovi (compresi i bagni per le pecore e per i cavalli). Ha una portata di 250 litri al minuto con una temperatura media annua che oscilla tra i 36° C e 39° C.
Sorgente Cinglaccia
Zampilla dalla roccia in prossimità del letto del fiume Adda, sulla sponda sinistra, dove originariamente era visibile una sassaia a secco e una galleria lunga 6 metri circa. La sorgente distava dal fiume 2,5 metri e nella stagione estiva, quando l’Adda raggiungeva il livello massimo si confondeva con la stessa acqua del fiume. La Cinglaccia aveva allora una portata di 300 litri al minuto mentre ora, dopo l’opera di captazione eseguita dalla società terme Bormiesi, raggiunge e supera i 1000 litri al minuto. E’ particolarmente interessante rilevare, sulla scorta di antiche memorie che detta sorgente termale aveva zampilli anche nello stesso letto del fiume e una piccola fonte si poteva osservare anche sull’altra sponda dell’Adda.
Sorgente Nibelunghi
Come la precedente anche questa fonte non ha mai avuto utilizzo alcuno anche perché scaturisce da un punto quasi inaccessibile sulla parete dolomitica. La portata è di quaranta litri al minuto.
Sorgente Ostrogoti
Nasce in una piccola caverna del Monte Reit, a sinistra del burrone dove precipita l’Adda, a quota 1340 s.l.m. Il luogo si presenta particolarmente scosceso e dirupato. L’acqua ha una temperatura media annua tra i 34° C e 35° C e una portata di circa 30 litri al minuto; non è mai stata utilizzata.
Fonte Pliniana
Trae il suo nome da una citazione di Plinio il Vecchio in cui vengono nominate le sorgenti calde in “ Iugis Alpium”. Nasce da una fenditura della roccia presso una grotta costruita nel 1908 a sostituzione della tettoia preesistente fin da tempi remoti.
Conosciuta, celebrata ed usata come bevanda sin dall’antichità più remota, essa sgorga da una fenditura della parete rocciosa dolomitica della Reit in una grotta costruita nel 1908 presso cui era una antica tettoia a quota 1340 s.l.m. fra lo stabilimento lussuoso dei Bagni Nuovi e quello dei Bagni Vecchi. Sotto la balza sporgente della grotta venne sistemata una vasca per la captazione dell’acqua che mediante speciale conduttura veniva portata allo stabilimento della Castellanella prima, e successivamente a quello nuovo costruito in località Molina sotto i bagni Nuovi, sulla strada per Livigno. La sorgente Pliniana ha una portata di circa 100 litri al minuto con una temperatura costante di circa 38° C. A differenza delle altre sorgenti, le acque della Pliniana sono batteriologicamente purissime, prive di fango e più radioattive delle altre. Negli anni ’80 il Grand Hotel Bagni Nuovi è stato ristrutturato, ma fino ad ora i lavori non sono stati terminati.
Sorgente di San Carlo
Conosciuta anche come fonte degli occhi in quanto la sua acqua veniva anticamente usata come collirio. Successivamente venne intitolata a S.Carlo, probabilmente nel periodo della peste, periodo in cui allo stesso santo vennero dedicati molti luoghi di culto.
Sgorga dalla roccia dolomitica a monte del sentiero che conduce ai Bagni Vecchi a quota 1370 s.l.m.; l’acqua è leggermente gassosa per la presenza di acido carbonico, contiene carbonato ferroso e lascia un lieve deposito di color ocra. Viene particolarmente usata per la cura della congiuntiva oculare ma è anche usata come bibita sul luogo. Ha una portata di circa 3/4 litri al minuto e una temperatura media tra i 18° C e i 19° C che risulta essere la temperatura più bassa di tutte le sorgenti termali del bormiese.
Sorgente di San Martino
E’ conosciuta anche con il nome “fonte del principe Umberto” in quanto si narra che venne scoperta il giorno in cui i figli di re Vittorio Emanuele si trovavano in visita ai Bagni di Bormio.
E’ la più alta a 1421 s.l.m. e scaturisce da una geode nelle dolomie principali nel fondo di una galleria sotterranea lunga circa 40 metri usata come grotta sudatoria. La grotta sudatoria è costituita da tre parti, il Tepidarium dall’entrata fino al vestibolo dove sono le docce, il Calidarium dal vestibolo al fondo della grotta dove sgorga la sorgente S. Martino: qui la grotta appare suddivisa in tre parti. Paradiso, Purgatorio, Inferno perché man mano che ci si avvicina alla fonte la temperatura nella galleria aumenta. Le acque di questa sorgente, la cui temperatura media annuale è tra i 39°C e 41° C sono usate per bibita, bagni, inalazioni e irrigazioni allo Stabilimento Bagni Vecchi. II dr. Pianta Reichenau nel 1860 riferisce che tale sorgente era composta da tre diversi zampilli, l’uno vicino all’altro. Uno di questi che aveva qualche grado calorico in più degli altri sarebbe stato scoperto il 15 agosto 1860, il giorno in cui il Principe Umberto di Savoia, accompagnato dal fratello, visitò i Bagni. A ricordo delle particolari circostanze la piccola sorgente fu detta Fonte del Principe Umberto. Va sottolineato che le tre piccole fonti, formanti nei tempi andati la sorgente di S. Martino sgorgano in fondo alla primitiva caverna che nel 1860 terminava all’altezza dell’attuale biforcazione della grotta omonima. La sorgente dà circa 250 litri di acqua al minuto.
Zampillo dei Bambini
Sgorga in vari zampilli da una frattura superficiale della roccia dolomitica a quota 1395 s.l.m. circa dieci metri più in basso di quella dell’Arciduchessa; ha una temperatura media tra i 38° C e i 40° C e una portata di circa 150 litri al minuto. La sorgente è protetta da un piccolo casello in muratura e con l’Arciduchessa e la Cassiodoro alimenta lo stabilimento dei Bagni Nuovi.

In due mie precedenti opinioni ho parlato di alcuni aspetti della Valtellina, legati prevalentemente all’eno-gastronomia. Oggi mi voglio soffermare su una vera e propria “chicca” dell’Alta Valtellina, poco conosciuta ma non per questo meno affascinante e straordinaria. Nel comune di Valdidentro, situato in parte all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, ad un chilometro dalla statale che collega Bormio a Livigno, vi è la località “Bagni Vecchi” la cui struttura geologica è caratterizzata da 9 sorgenti di acque calde che sgorgano dalla viva roccia ad una temperatura che oscilla tra i 36 e i 43 gradi in funzione delle stagioni: più calde in inverno perché il terreno gelato non consente le infiltrazioni delle acque pluviali, meno calde, ed a temperatura variabile, in estate in rapporto alle precipitazioni atmosferiche. La più alta è S. Martino a 1421 metri di quota, la più bassa è la Cinglaccia a 1280 metri. Nel meraviglioso Parco dei Bagni Vecchi, caratterizzato da un microclima particolare e unico in tutta la Valtellina, sorgono le Terme dei Bagni Vecchi conosciute sin dall’epoca romana per le proprietà terapeutiche e curative. Sulla base di un riferimento fatto da Plinio il Vecchio nel Libro II della “Naturalis Historia” e dei ruderi ancora visibili nelle “Terme Romane”, è possibile ritenere che, già nel I sec. d.C., le acque termali Valtellinesi erano considerevolmente frequentate. Un altro interessante documento è la lettera scritta da Cassiodoro, segretario del Re degli Ostrogoti Teodorico, nella quale veniva consigliato ad un Conte di andare a curare la gotta ad “Acquas Burmias”. Nel 1336, il medico Bolognese Pietro da Tossignano, fa menzione della proprietà curative di queste acque nel suo scritto “De Balneis Burmii”. Nel 1493 fu ospite Leonardo da Vinci e nel 1496 Ludovico il Moro. Dal 1500 le acque furono oggetto di studio e di trattazioni anche da parte dell’illustre medico Pietro Andrea Mattioli da Siena, dal Parravicino, dal De Picchi e dal De Planta che nell’800 eseguì la prima analisi chimica: acque solfate, alcaline terrose, minerali e fortemente radioattive. Oggi sono consigliate per varie malattie ma soprattutto sono ottime per le infezioni e i traumi muscolari e scheletrici. L’acqua può essere bevuta e diventa così un eccellente diuretico e depurativo. Io però continuo a consigliarle a chiunque sia in cerca di un luogo rilassante e antistress. Le meraviglie di queste terme sono, a mio avviso:
1) La “grotta sudatoria”: una sauna naturale in un’affascinante grotta, unica nell’arco alpino, che entra nella roccia per oltre 50 metri passando attraverso tre zone chiamate: Paradiso (zona d’ingresso e relativamente più “fresca”), Purgatorio ( zona a temperatura più elevata con una fontanella di acqua gelata per l’immersione dopo essere resistiti alla sauna naturale nella grotta) e Inferno (qui, calore e vapore raggiungono l’apice poichè dalla roccia sgorga una cascata fumante di acqua termale ad oltre 50°)
2) I “bagni Romani” (II secolo d.C.): splendido luogo di privacy, inconsueto e sorprendente è un meraviglioso ed emozionante viaggio a ritroso nel tempo in quanto tanto le vasche quanto l’ambiente hanno mantenuto le stesse caratteristiche di 2000 anno fa. I Bagni Romani sono suddivisi in 2 ampie vasche contigue, alimentate da una sorgente a 37°/40° con abbondanza di sulfobatteri naturali (fanghi)
3) Cascate d’acqua: in tre vasche d’acqua contigue vi sono 3 cascate che consentono 3 tipologie diverse di massaggi naturali
4) La piscinetta a cielo aperto: un’indescrivibile emozione! Rimanere all’aperto immersi nell’acqua calda mentre la temperatura dell’aria è sotto lo zero e il paesaggio intorno è bianco di candida neve!
5) Le stanze relax, dotate di fornelletto per aromaterapia che possono essere singole, doppie o con più lettini. In una di queste stanze, quasi interamente rivestita in legno vi è un tavolino con carta pennino e calamaio e vi garantisco che in quel luogo il pennino scorre sulla carta come le cascatelle nelle stanze sottostanti!
6- La possibilità di fare diversi tipi di massaggi, fanghi e saune secche ma soprattutto di meditare e rilassarsi.
Giacinto Lanfranchi

  1. valesosio Rispondi

    è scelta dell’amministrazione eliminare la pozza attuale ( a chi può bastare, una motivazione “ingannatrice” è la sicurezza e l’igiene )

    Parliamo di 60/90 litri al minuto che vengono attualmente dispersi nel torrente (alla società Bormio Terme e Bagni di Bormio servono 900 litri al minuto ) … non so quanto l’amministrazione riuscirà ( scadendo le attuali concessioni ) a farsi valere e arrogarsi il diritto di portate maggiori per l’area forni .
    Credo che proprio da questo dipenderà l’importanza dell’investimento nel nuovo “parco” .

    Nella peggiore ipotesi , come condiviso con te Giorgio , con una portata limitata realizzerei una pozza simile all’esistente ( per dimensione ma anche per tipologia – massi ciclopici e poc’altro ) … ricostruirei l’abitat “ free “ un po’ riservato e “selvaggio” .. curerei bene la vegetazione più che manufatti forse superflui ..

    Se avessimo a disposizione portate maggiori eviterei comunque di costruire manufatti esagerati .

    Secondo me deve rimanere un’attrattiva gratuita e completamente libera e accessibile a tutti come lo è sempre stata.

    Aprirei invece gli occhi sul potenziale ad oggi mai sfruttato : i numeri : le centinaia di villeggianti e turisti che settimanalmente ( spessissimo quotidianamente ) prendono il sentiero .
    Adesso l’attenzione è rivolta a Bormio Marketing … bene io sfrutterei i numeri che molti sottovalutano per promuovere le attività del territorio : inizierei a fare marketing proprio tra queste centinaia di persone che in alta Valtellina già ci sono arrivate : sfrutterei appunto questo nuovo parco free per promuovere il territorio, in particolare valorizzare il recupero degli immobili storici dell’area Forni e per rivitalizzare l’abitato di Premadio , i suoi pochi locali rimasti , il parco giochi e la ciclabile .

    Indirizzerei villeggianti e turisti che si sono sciallati un’oretta alla pozza a quella pizzeria a poche centinaia di metri , ai bagni vecchi , alla festa al pentagono , alla notturna a bormio , alla visita guidata nel parco nazionale , al trekking organizzato dallo proloco , allo sleddog , alla fiaccolata in centro bormio ecc ecc …
    trovo questo tutt’altro che una stupido … probabilmente mi sbaglio ..

    https://www.facebook.com/groups/504965189601673/

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