Giovedì 09 aprile 2020

La storia di Chiuro

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Ricco di storia e tradizioni eno-gastronomiche, a pochi chilometri da Sondrio si trova il paese di Chiuro, immerso nella natura, dominato dai frutteti e dai vigneti che con i loro suggestivi terrazzamenti rendono unico il paesaggio della media Valtellina.
Chiuro vanta un ricco passato, le cui numerose tracce impreziosiscono ancor oggi il centro storico: dal santuario della Madonna della Neve e di S.Carlo al palazzo fortificato di Stefano Milite Quadrio, dalla chiesa parrochiale dei Santi Giacomo e Andrea alla casa di Maurizio Quadrio, il grande patriota del Risorgimento.
Il nome del paese appare per la prima volta in documenti del X secolo, ma le sue origini si perdono in epoca preistorica, come testimoniano i reperti trovati nella frazione di Castionetto. Data la sua posizione di passaggio per l’attraversamento della Valle, Chiuro giocò spesso un ruolo da protagonista nel panorama storico valtellinese, in particolare nel XV secolo, periodo molto fiorente grazie all’operato di Stefano Quadrio, il feudatario e condottiero che ottenne dal duca di Milano l’ampliamento dei propri feudi ed esenzioni tributarie per aver contribuito a respingere il tentativo veneziano di occupare la Valtellina.
Fino a pochi decenni fa, il paese fondava la sua economia principalmente sulla coltivazione di mele e dell’uva da vino.
Oggi, oltre che per le attività agricole – la maggior parte della zona è a denominazione d’origine controllata – Chiuro si contraddistingue anche per la produzione lattiero-casearia locale e per una propria tradizione artigianale legata alla lavorazione del legno e del ferro, alla manifattura edilizia e alla confezione dei pezzotti valtellinesi, i caratteristici tappeti rustici.
Circondato dalle montagne, con un’altitudine che passa dai 349 ai 3248 metri s.l.m., Chiuro è inoltre un ideale punto di partenza per escursioni e passeggiate, offrendo al visitatore la possibilità di un turismo attento alle preziosità naturalistiche oltre che all’insegna della tradizione eno-gastronomica.

Le origini di Chiuro
Le origini di Chiuro risalgono certamente a epoca preistorica: ne sono conferma una serie di preziosi ritrovamenti, in particolare i due massi incisi rinvenuti a Castionetto nel 1959, testimonianze del primo insediamento eneolitico (2200-1800 a. C.). Uno è decorato da un lato con tre linee parallele e dalla parte opposta con una figura antropomorfa, probabilmente un’aggiunta di età medievale. L’altro porta la rappresentazione di un disco, il simbolo solare. Un altro importante rinvenimento è quello di due fibule in bronzo risalenti a un periodo compreso tra l’VIII e l’inizio del VI sec. a.C., una delle quali è l’unico bronzo attribuibile alla civiltà di Golasecca in Valtellina.
Data la sua posizione di passaggio obbligato per chi doveva attraversare la Valle, Chiuro fu un centro notevole fin dall’antichità: il suo nome deriva da Clur, termine di origini pre-romane, liguri o retico-etrusche.
Dopo un breve periodo di dominio romano (i Romani giunsero in Valtellina solo in età augustea), di cui rimangono poche tracce, le notizie del paese si perdono nell’Alto Medioevo fino all’VIII secolo, quando Chiuro rientrò nel “sistema curtense” imposto in Valle dai Longobardi, diventando una piccola unità economica autosufficiente e chiusa ai rapporti con l’esterno. Dopo l’occupazione carolingia, fu sotto il Sacro Romano Impero che il paese rientrò nell’organizzazione ecclesiastica delle “pievi”, aggregandosi a Tresivio.

La famiglia Quadrio
La crescita economica e politica del centro segnò una svolta nel ‘400, quando si staccò definitivamente da Tresivio a conclusione di un processo di emancipazione che aveva preso avvio nel 1200 con l’arrivo della famiglia Quadrio da Como. Di questa si impose, tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400, la figura di Stefano Quadrio, personaggio di spicco del Medioevo valtellinese che dominò la vita chiurasca e non solo, diventando governatore di tutta la Valtellina a partire dal 1401.
Soprannominato Milite, fu capitano generale delle milizie ghibelline valtellinesi e fu per anni fedelmente al servizio dei Visconti di Milano ricoprendo un ruolo determinante nella battaglia di Dubino tra Milano e Venezia per il dominio sulla Valle, nel 1432.
Questa figura carismatica, che prelude al signore rinascimentale italiano, diede anche un forte impulso all’economia chiurasca, ampliando i commerci di vini, cereali, ferro e stoffe. L’età viscontea segnò senza dubbio un forte progresso economico, civile e culturale in tutta la Valtellina.
Nel 1487 i Grigioni saccheggiarono il paese e incendiarono la frazione di Gera. Nonostante questa incursione e le continue inondazioni del torrente Fontana, Chiuro continuò a prosperare anche nel corso del XV secolo, prima sotto gli Sforza e poi sotto il dominio francese.

Il dominio Grigione
La fine del secolo fu segnata da un progressivo indebolimento politico della Valle che nel 1512 cadde sotto il dominio dei Grigioni e vi rimase fino al 1797. Nel ‘500 tuttavia Chiuro continuò a godere di un discreto benessere economico e il paese conobbe una notevole attività edilizia anche di un certo livello artistico, in particolare con l’erezione della massiccia torre campanaria. Non mancarono però episodi di scontro con le autorità occupanti che risposero con fermezza adottando misure atte a soffocare ogni forma di ribellione: dopo il fallimento dei tentativi degli Sforza di riappropriarsi della Valle nel 1525-26, i Grigioni danneggiarono le opere di difesa valtellinesi e così mozzarono la torre del castello Quadrio, come molte altre in Valle.
Il dominio grigione fu segnato dalla convivenza forzata della fede cattolica con quella protestante e ciò contribuì ad acuire i contrasti anche a livello politico-amministrativo.
Il Seicento fu un secolo difficile, segnato dalle carestia e dalla peste, dalle rivolte e dai continui passaggi di truppe militari, dalla caccia alle streghe.
Le tensioni religiose e amministrative, aggravate dalla pressione delle grandi potenze internazionali che miravano al controllo della Valtellina come luogo cruciale di passaggio, sfociarono nel 1620 in quello che viene impropriamente detto “Sacro Macello”, la rivolta valtellinese che provocò quattrocento vittime tra i protestanti e respinse il dominio grigione. Così, dal 1620 al 1639 la Valle divenne oggetto di rivalità tra la Francia, il Ducato di Savoia e la Repubblica di Venezia da una parte, la Spagna e l’Austria dall’altra.
Il passaggio dei Lanzichenecchi nel 1629 portò con sé una terribile ondata di peste, certamente il flagello più grave fra quelli che Chiuro ebbe a subire nel corso dei secoli, che causò ben 600 vittime su una popolazione di 850 anime.
Come se non bastasse, il continuo passaggio di truppe straniere, la cavalleria alemanna prima e le truppe francesi del Duca di Rohan dopo, indebolirono ulteriormente la popolazione chiurasca. Fu così un sollievo, nel 1639, il ritorno dei Grigioni, che posero fine alle scorribande straniere nella Valle.

Dal 700 al 900
La prima metà del Settecento fu abbastanza tranquilla e tutto il secolo fu contraddistinto da un relativo benessere economico, nonostante l’amministrazione grigione si facesse sempre più opprimente e corrotta.
Negli ultimi anni del ‘700 la Valtellina fu coinvolta nuovamente nei grandi mutamenti storici: in seguito all’avvento di Napoleone, i Valtellinesi dichiararono decaduto il governo dei Grigioni e chiesero e ottennero di essere uniti alla Repubblica Cisalpina nel 1797.
A Chiuro come in tutta la Valle si erano andate diffondendo le “Società Patriottiche”, che si battevano per l’affrancamento dalla dominazione grigione, per la difesa della religione e per la libertà.
Con l’unione alla Cisalpina giunsero di nuovo le truppe d’occupazione francesi, che negli anni si alternarono a quelle austro-ungariche fino alla definitiva annessione della Valtellina al Regno Lombardo-Veneto, sancita durante il Congresso di Vienna nel 1815. Durante il mezzo secolo di dominio austriaco in Valtellina furono eseguite numerose opere pubbliche, dall’arginatura dei fiumi alla realizzazione di un’ampia rete stradale. Le migliorie apportate dal nuovo governo furono però controbilanciate dalla forte pressione fiscale e dalla rigidissima vigilanza della polizia. A ciò si aggiunsero, negli anni, carestie, alluvioni di portata catastrofica e un’epidemia di colera che fortunatamente non fu disastrosa quanto quella di peste del ‘600.
Con la rivolta del 1848 e la prima guerra d’indipendenza anche Chiuro aderì alla raccolta di fondi per far fronte alle spese di guerra, e un chiurasco acquisito, Maurizio Quadrio, venne nominato dal Governo Provvisorio Commissario di guerra in Valtellina e Valchiavenna. Con il rientro degli Austriaci M. Quadrio fu costretto all’esilio, ma continuò la propria intensa attività politica distinguendosi nel movimento del Risorgimento italiano.
Il 29 giugno 1859 la popolazione di Chiuro accolse Garibaldi diretto in Alta Valle per ricacciare gli austriaci oltre lo Stelvio. Con la fine vittoriosa della seconda guerra d’indipendenza la Valtellina entrò a far parte del Regno di Sardegna, che divenne nel 1861 Regno d’Italia.
Fonte: Comune.chiuro.so.it

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