Sabato 31 luglio 2021

La strada Regina del passato

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Il Passo Sant’Jorio (2010 m), con la sua antica e bellissima mulattiera che sale da Garzeno, abitato appena sopra Dongo, sull’Alto Lario. È stata per secoli un’importante via di collegamento, di importanza commerciale ed economica, gli abitanti del luogo chiamavano questo percorso “Via Regina”, tanto come la strada che percorre la sponda comasca del lago di Como. Nella foto potete osservare la parte alta del percorso che conduce al “Giovo” (metri 1700 m), dove per decenni è stata ubicata una grande caserma della Guardia di Finanza. Proprio lungo questo tratto in costa a forte pendenza, si possono osservare lapidi a memoria dei finanzieri morti dalle valanghe, una in particolare datata 14 gennaio 1969. Tutto questo per cercare di arginare il fenomeno del contrabbando, che fino a pochi decenni fa rappresentava un problema per queste zone di confine con la Svizzera. Veramente incredibile questo percorso: per bellezza, lunghezza, panorami e tecnicità. Io ho raggiunto il valico in MTB partendo da Gravedona (210 m) tramite la strada nuova costruita pochi anni fa, è asfaltata fino a 1300 metri, poi diventa sterrata ma ben pedalabile e dalle pendenze “morbide” fino alla caserma della finanza (oggi un rifugio), poi da lì si impenna e diventa più impegnativa anche se mai impossibile fino al grande Rifugio Sant’Jorio (1985 m) e quindi al valico (2010 m). Da qui si sale in breve si 2040 metri della Cima Sant’Jorio, dove si trova una piccola chiesa in onore di questo eremita che pare avesse vissuto qui per anni. In discesa ho seguito un bel sentiero tecnico fino si 1700 metri del Giovo dove ho imboccato la storica mulattiera che mi ha portato fino a quota 900 con percorso sterrato e tornanti, me la sono proprio goduta, mai troppo tecnica ma neanche banale, come piace a me che non sono proprio abile in bici. Da quota 900 la strada torna asfaltata e raggiunge l’abitato di Stazzona (500 m), per poi scendere su provinciale a tornanti fino alla riva del lago a Dongo. Queste zone dell’alto lago sono fantastiche, si attraversano borghi dove il tempo pare essersi fermato, con rustici più o meno ben tenuti circondanti dalle spesso “neglette” cime dei Muncech.
Marco Trezzi
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