Giovedì 21 novembre 2019

La Valtellina turistica vista dal presidente della Valposchiavo

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Cassiano LuminatiLa Valtellina è legata indissolubilmente alla Svizzera per tanti motivi, non solo geografici, che affondano le radici nella storia, ma in campo turistico non sono molti anni che i due territori, stiamo parlando dell’elvetica Valposchiavo, collaborano in questo campo.
Tra le personalità a cui va dato il merito di avere sempre lavorato in questo senso va inserito di diritto Cassiano Luminati, che abbiamo incontrato infatti in Italia, precisamente a Tirano.
Presidente della Regione Valposchiavo dal 2010 e tra i principali fautori della candidatura Unesco della Ferrovia Retica del Bernina, Luminati ha alle spalle una laurea in architettura a Milano e, nonostante la giovane età, tredici anni di presidenza dell’Ente Turistico Valposchiavo.
Oggi il quarantatreenne poschiavino dirige il Centro di formazione del Polo Poschiavo e si occupa, in Svizzera e a Milano, di progetti marketing e comunicazione e progetti Interreg.
Qual è la sua visione della Valtellina turistica?
Di una zona con un enorme potenziale che non riesce ad esprimere del tutto, dove il campanile impera e con grandi difficoltà a posizionarsi, a causa proprio delle sue tante anime turistiche, dove ogni località ha la sua testa, guida e percorso nel posizionamento. Se non si tiene conto di questa cosa nell’azione promozionale non si va da nessuna parte, con il risultato che i tentativi di semplificare la situazione sono destinati ad esaurirsi presto.
Quindi servirebbe un cambio di rotta?
Secondo me bisogna partire dal prodotto turistico, non dal marchio. L’organizzazione del marketing non può venire prima del prodotto. Guardate il modello di successo della Bassa Engadina dove in primo piano ci sono le località che fanno da traino al territorio, insieme ai veri must, come il Trenino Rosso, grazie a cui tutta la zona “finisce nel mondo”, senza fare quasi nulla.
E’ un discorso anche di numeri ci sembra di capire?
Certo, non potremo mai competere con Saint Moritz. Se vuoi essere un prodotto rivolto ad una nicchia è necessario legarti ai traini comunicativi più forti disponibili, sui quali costruire il prodotto turistico.
Cosa pensa di Expo? Che valenza può avere per le nostre zone?
Deve essere un’occasione per raccontare una storia, perché non è una fiera del turismo, è una piattaforma politica che serve a declinare il tema dell’alimentazione con i messaggi “nutrire il pianeta” e “energia per la vita”.
Non è una Borsa Internazionale del Turismo dove si vende e ci si promuove, per essere utile parteciparvi prima devi avere qualcosa da raccontare. Per questo è necessario un contenuto molto forte. Nel nostro caso la certificazione territoriale 100% Bio. Raccontare che siamo la prima regione certificata 100% bio muove interesse di per sé, voglia di conoscere il percorso che stiamo facendo, e questo è un ottimo marketing territoriale.
Il pacchetto turistico in questo senso è l’ultima cosa che faremo, è sulla forza del contenuto che si riesce a fare turismo di qualità, non sulle degustazioni in fiera.
Vede delle criticità nel progetto valtellinese sull’esposizione universale?
Per costruire qualcosa di valido nella promozione turistica non si può realizzare qualcosa di nuovo ogni volta, mi riferisco al logo della Valtellina per Expo che durerà sei mesi con l’unico risultato di far passare in secondo piano il marchio Valtelllina. Non serve, è sbagliato concettualmente ed è uno spreco di risorse.
Nonostante questo però Lei è uno strenuo difensore della collaborazione con la provincia di Sondrio
Assolutamente, infatti mi impegno personalmente da anni in progetti Interreg. Il problema, in generale, è che non c’è continuità negli interlocutori. Troppo spesso la rete di conoscenze cambia, perché è veramente alto il vostro turnover, se mi consentite il termine, sia a livello istituzionale che turistico.
Come vede il futuro dei nostri rapporti in questo senso?
Vedo il futuro del mio territorio a livello transfrontaliero, con una collaborazione che nasce prima di tutto nel settore turistico. Guardiamo il progetto UNESCO della Ferrovia Retica. È riuscito, grazie al fatto che la storia è affascinante, a dare visibilità ad entrambi i territori senza spendere cifre enormi e viene recepito in modo positivo da anni dai media di tutto il mondo, grazie ai quali arrivano i turisti, che generano con i loro racconti nuove visite.

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