Mercoledì 27 ottobre 2021

Appello del CAI: no a nuove dighe e invasi in montagna

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Alcuni colossi del mondo agricolo, dell’energia e della finanza pubblica propongono al governo di investire 1,8 miliardi di euro del Pnrr, regimentando le acque di montagna e raccogliendole in mille laghi artificiali, ai fini di garantire disponibilità idrica all’agricoltura e alla produzione di energia green, sostenendo perfino che migliorerà il valore paesaggistico dei territori.
1000 nuovi invasi sono un fattore di desertificazione delle terre alte e sottraggono loro risorse idriche a beneficio solo di chi sta a valle. Inoltre non producono migliorie al territorio e risorse idriche contro gli incendi: esattamente il contrario.
Se il governo accettasse questa proposta sarebbe un colpo alla permanenza dell’uomo in montagna. Infatti tanto ambiente sarebbe sacrificato a beneficio di pochi noti, senza ricadute in favore di chi abita in montagna, né di chi la frequenta. Devastazione di suolo, altro che resilienza! Vogliamo inscrivere iniziative che impoveriscono la montagna, il suo ambiente e il suo paesaggio, nell’orizzonte dello sviluppo sostenibile? I costi ambientali sarebbero inestimabili, altro che ricaduta positiva di un investimento che da 1,8 farebbe lievitare il beneficio a 40 miliardi di euro.
1000 dighe si trasformerebbero in puro profitto d’impresa agricola, energetica e bancaria, senza pagare dazio, ma lasciando dietro di sé una scia di danno irreparabile per le Terre alte e i loro abitanti, senza nemmeno contropartite.
Sappiamo invece che l’energia prodotta da 1000 nuovi invasi idroelettrici andrebbe ad aggravare il costo delle bollette nelle tasche di tutti gli italiani, perché l’energia rinnovabile così prodotta, non essendo competitiva nel mercato, sarebbe gravata da incentivi che vengono pagati o dalla fiscalità generale o, come ora avviene, dai costi aggiuntivi da aggiungere alle tariffe elettriche che cittadini e imprese sostengono di tasca loro.
Non commettiamo lo stesso errore del secolo scorso, in condizioni climatiche e demografiche peggiori rispetto al passato (e per la montagna in condizioni economiche già molto compromesse).
Fonte: Club Alpino Italiano
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