Mercoledì 23 giugno 2021

L’assistenza nasce dalla competenza: l’importanza della professione medica

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Troppo semplice chiamarli eroi e dimenticarsi del resto

L’abuso della professione medica è un tema che, pur d’attualità, non è ancora sufficientemente trattato dai mezzi di comunicazione. Spesso si fatica a capire che dietro alcune attività che si vendono come “a fin di bene”, nascondendosi dietro presunte gratuità o volontariato senza secondi fini, troviamo un pericolo per noi e per gli altri.
Il fenomeno è antico, i maghi esistono da sempre. Ma la massificazione degli strumenti di promozione disponibili (web e social network) ha consentito il proliferare di figure che, senza alcun titolo scientifico ed accademico, al di là del possesso della partita IVA (sempre che ce l’abbiano), riescono a convincere persone bisognose (d’aiuto) a fidarsi delle loro cure fai da te o che si basano sulle ricerche su Google.
Come in tutti settori la professionalità non ha prezzo, ma quando si parla di salute, affidarsi a chi possiede formazione e titoli adeguati non è solo importante, è fondamentale per non rischiare di farsi male.
Il problema è principalmente di comunicazione, ma non solo. In Italia gli ordini professionali, e in particolare quelli medici, hanno le armi spuntate contro i truffatori e gli usurpatori. Come spesso capita nello Stivale le norme esistono, ma non sono facilmente applicabili. Infatti, per riuscire a colpire questi cialtroni è necessario in pratica che vengano presi sul fatto, sempre piuttosto complicato, o che siano le vittime stesse a denunciarli. Paradossalmente è più facile prenderli in castagna per evasione fiscale piuttosto che per millantato credito, come ad esempio quando affermano di essere “terapeuti” anche se non hanno mai frequentato l’università, e in particolare quella giusta.
Con alcune professioni poi basta aggiungere una o più parole e/o abbreviazione ed ecco che nascono figure non normate come la morfopsicologa o il terapeuta della felicità.
Oppure dietro parole di uso comune, come il coach, si possono trovare sia persone che fanno quello che la legge gli consente in ambito sanitario, cioè poco o nulla, ed altri che invece prendono “in cura” pazienti a rischio suicidio e li convincono che non hanno problemi senza avere gli strumenti per effettuare tali diagnosi.
Sembra impossibile, ma in Italia qualsiasi persona può affermare di essere un coach o un counselor anche senza aver seguito una sola ora di formazione, senza avere necessariamente una laurea o una preparazione specifica. Diventa quindi anche facile organizzare senza soluzione di continuità eventi con la gratuità in bella evidenza, quasi sempre in prossimità di luoghi o enti che curano soggetti fragili, a volte persino nelle scuole, magari confidando nei buon rapporti con gli insegnanti per i motivi più disparati. E il detto che quando “qualcosa è gratuito il prodotto sei tu” vale a maggior ragione in questi casi.
Ma prima di tutto possiamo difenderci, chiedendoci a chi affidiamo il nostro corpo e la nostra mente, che sarebbero poi i beni più preziosi che abbiamo. Quindi è necessario verificare sempre che il professionista a cui ci rivolgiamo sia iscritto all’ordine di riferimento. Apposito organismo che può garantire all’utente un controllo sull’agire del professionista che è tenuto a rispettare etica e deontologia.
Forse non tutti sanno che in campo medico per esservi iscritti è necessario un lungo percorso accademico, un tirocinio e un esame di abilitazione statale riconosciuto, come minimo. Non certo un un corso intensivo di quattro weekend a base di tisane e volersi bene per cambiare il mondo.
Fare il medico è una scelta, non è un gioco o un passatempo quando si va in pensione o si ha più tempo libero. Si tratta di una cosa molto seria, ma per diventarlo serve studio, sacrificio, perseveranza e, si spera, anche un pochino di vocazione. Perché va detto che la categoria non ha sempre brillato negli ultimi anni per filantropia.
Il problema non è che manchi l’impegno del Ministero della Salute a tutelare le professioni. Sono troppi gli spazi che la legge lascia, ed è tipicamente italico, dove chi è più agguerrito trova humus per annidarsi.
L’abuso della professione, comunque, al di là delle implicazioni etiche ed economiche, resta pericolosa e dannosa per i cittadini che ne sono vittime e che in caso di problemi, come spesso accade, non possono nemmeno beneficiare di alcuna delle tutele assicurate dalle professioni sanitarie.
Un altro problema è quello di trovare il coraggio di uscire dalla vergogna e denunciare quando si capisce di essere finiti in una trappola di questa natura.
Fare il medico senza essere iscritti all’ordine dei medici o gli psicologi senza esserlo al relativo ordine è un reato. Serve quindi la consapevolezza che è pericoloso affidarsi a figure ambigue in campo sanitario e che il primo scudo agli “abusatori” siamo noi utenti e la nostra voglia di informarci e capire, esattamente come per il voto.
Non facciamoci ingannare dai titoli di giornale, che quando non sanno cosa dire, parlano di maghi quando in realtà spesso si tratta solo di prostituzione e circonvenzione di incapaci.
Sono sempre i concetti facili e, a volte, le citazioni di alcuni film o libri che possono aiutarci.
In “Patch Adams”, film del 1988 tratto liberamente dall’autobiografia del medico statunitense che ha fondato il “Gesundheit! Institute” nel 1971 c’è una scena esemplificativa.
Il compagno di stanza all’università gli dice, durante una delle scene più importanti della pellicola che li riprende mentre litigano: “Io salverò delle vite che altrimenti andrebbero perse! Certo, potrei fare come fai te, la battuta pronta e quattro risate, ma preferisco apprendere perché più apprendo e più potrò avere la risposta giusta al momento giusto e salvare delle vite! Dici che io sono uno stronzo?! Può anche essere, lo ammetto, ma chiedi a chi ti pare: quando la morte busserà alla porta se vogliono avere uno stronzo al loro fianco o un fallito che li ammazzerà dalle risate! Perché quando quel giorno verrà io voglio lo stronzo, e scommetto anche tu!”
Ovviamente queste frasi necessitano dei chiarimenti. Nessuno regalò niente ad Adams. Che si laureò e non certo perché aveva la battuta pronta. Ma è l’ultima frase che è essenziale.
Quando abbiamo un problema di salute chi vogliamo che ci curi? Una persona preparata, che utilizzi tutta la fatica che gli è costata per arrivare ad essere “autorizzato” ad operare. Oppure una che ti dica che è tua amica e che ti vuole bene e ti riempie di like e kiss sui social e su WhatsApp, un consulente della felicità fisica e mentale che cerca di manipolarti offrendoti rimedi miracolosi e alternativi?
SF

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