Venerdì 18 giugno 2021

Obbligo vaccinale al personale sanitario: cosa si rischia a rifiutarlo

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Il decreto legge 44/2021 impone l’obbligo vaccinale al personale sanitario le cui mansioni sono strettamente legate alla gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19.
Il Dl prevede che se questi lavoratori rifiutano il vaccino debbano essere trasferiti verso mansioni, anche inferiori, che impediscano la propagazione del Coronavirus. Da cui quindi una possibile riduzione dello stipendio. Per arrivare al caso in cui queste mansioni, compatibili con l’incarico precedente, non siano presenti e disponibili nella struttura e quindi venga ridotto lo stipendio. Se non ci sono mansioni compatibili, o queste vengono rifiutate, l’operatore sanitario viene però sospeso e resta senza stipendio fino al 31 dicembre 2021. Idem se rifiuta le mansioni perché non esiste conflitto con l’articolo 2103 del codice civile che impedirebbe il demansionamento del lavoratore, in quanto è lo stesso con la sua scelta a crearne i presupposti e far prevalere l’interesse alla salute pubblica rispetto alla sue mansioni lavorative.
Ricorsi improbabili se non impossibili
La norma che ha previsto questo obbligo è in vigore. Si tratta infatti di un decreto legge, e lo sarà fino al 31 dicembre 2021. Ha quindi ottenuto firma, emanazione e controllo da parte del Presidente della Repubblica. Quindi non è anticostituzionale e non viola i diritti di nessuno. Infatti non obbliga a vaccinarsi tutti i 60 milioni di italiani, ma un settore particolare, quello degli operatori sanitari, che richiede la tutela di un prevalente interesse pubblico.
Non può essere impugnato davanti ai Tar, che hanno giurisprudenza sugli atti amministrativi, come invece è possibile fare con i Decreti del presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm).
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