Lunedì 29 novembre 2021

Passo Stelvio Patrimonio UNESCO? Usiamo la tassa di soggiorno

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Strada Passo Stelvio Da un paio d’anni in Alta Valtellina si sente parlare, attraverso annunci per la verità poco coordinati, del Passo Stelvio come possibile Patrimonio Unesco, o meglio, come candidato all’inserimento nella lista delle meraviglie del mondo.
L’idea, al momento, sembra affascinare enti e autorità bormine. Ultimamente però le notizie in questo senso, prima distanziate di mesi, anche se non annunciavano niente di concreto, si sono fatte più fitte, in particolare un servizio sulla Televisione Svizzera ne ha parlato in questi giorni.
Il progetto, a questo punto speriamo reale e con atti formali che lo suggellano, sarebbe a dir poco fantastico. Però è necessaria una riflessione, perché ci sono degli elementi oggettivi dai quali non si può prescindere quando si fanno annunci che coinvolgono livelli così alti e impegni gravosi, come l’Unesco richiede.
In primis gli ultimi sviluppi di Bormio Marketing non possono essere ignorati. Un progetto di questo tipo non può essere promosso da un territorio che si spacca su tutto. Fondamentale in un percorso di questo tipo è la coesione territoriale e l’unità d’intenti di tutta l’Alta Valle, non solo di Bormio.
Si tratta poi di un’iniziativa che presuppone una serie di passaggi tecnici, ma soprattutto culturali, sui quali l’Ufficio Unesco di Roma, vigila attentamente, anche attraverso gli uffici regionali. Prima di ricevere l’appoggio alla candidatura bisogna dimostrare al Ministero dei Beni Culturali la volontà di arrivare in fondo per quanto riguarda la valorizzazione del bene candidato. Servono garanzie, che nascono dagli atti, ma anche dalle persone che si spendono per raggiungere l’obiettivo, come dimostrano le due candidature valtellinesi dello scorso decennio, terrazzamenti vitati e Trenino Rosso del Bernina.
La concorrenza è spietata, non basta avere un sito che merita di entrare nel World Heritage List. Anzi, la creazione di una candidatura necessita di professionalità adeguate e conoscenza della materia, accompagnate da una forte volontà degli amministratori di iniziare qualcosa che non si concluderà nel breve periodo e che forse non si concluderà nemmeno, ma che nello svolgimento del suo iter è in grado di consentire lo sviluppo di un importante percorso socio culturale decisivo per la valorizzazione e la promozione, in questo caso, di tutta la Valtellina.
Invece per ora abbiamo sentito troppo spesso parlare di fondi per la candidatura, che al contrario, se vista come investimento in sostituzione di costose pubblicità sui grandi media nazionali, che hanno dimostrato negli anni impatto vicino alla zero, potrebbe essere il volano di una rinnovata capacità di uscire tutti insieme nella promozione territoriale, anche senza enti turistici comprensoriali che faticano a nascere e svilupparsi.
Sarebbe auspicabile però, se davvero si vuole parlare di Passo dello Stelvio Patrimonio UNESCO, un forte segnale da parte della politica. Si potrebbe ad esempio pensare di investire nella candidatura parte degli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno, sulla quale spesso abbiamo assistito a divergenze locali, soprattutto relativamente all’utilizzo di queste somme pagate dai turisti alle casse comunali.
Sarebbe un messaggio positivo da una zona che non ha nulla da invidiare a nessuno, ma che troppo spesso sembra dimenticarsi della fortuna di cui gode.
L’idea noi la lanciamo, hai visto mai che qualcuno la raccolga.

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