Domenica 01 agosto 2021

Pedalare sulle strade del Giro d’Italia con La Campionissimo

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Pedalare sulle strade del Giro d’Italia, con l’asfalto ancora ricoperto dalle scritte inneggianti a questo o a quel campione, sentire ancora nell’aria le urla degli spettatori, avere ancora impressi gli scatti del proprio beniamino sui tornanti che si stanno appena affrontando, è una sensazione alla quale nessun ciclista amatore vorrebbe rinunciare.
L’occasione per vivere questa esperienza viene dalla Granfondo La Campionissimo del prossimo 28 giugno che, grazie al suo fantastico percorso, porterà i ciclisti ad affrontare il Passo Mortirolo dallo stesso versante affrontato dalla Corsa Rosa appena trenta giorni prima nella 16ª tappa del Giro d’Italia, Pinzolo-Aprica.
Ma non solo: sarà identico anche l’arrivo. Stesso viale, stessa posizione, dove un mese prima un forte grimpeur aveva alzato le mani al cielo.
Ma non è una novità. Il percorso della Granfondo La Campionissimo è da sempre legato al Giro d’Italia, infatti il tracciato che prevede la scalata al Passo Gavia, al Passo Mortirolo e al Passo Santa Cristina, ricalca la 15ª tappa della Corsa Rosa del 1994, quanto un grande Marco Pantani uscì definitivamente allo scoperto facendo sapere di cosa era capace.
Per onorare quella mitica impresa e per ricordare il grande campione romagnolo, al chilometro 8 del Mortirolo, in località “Piaz de l’acqua”, in un tornante sinistrorso, è presente una scultura, realizzata da Alberto Pasqual, dedicata a Marco Pantani raffigurato durante uno scatto, con le mani basse sul manubrio, voltato a scrutare gli avversari.
Ma il tracciato della Granfondo La Campionissimo non è solo Mortirolo. Il preludio al “Mostro” avviene parecchi chilometri prima con la splendida scalata al Passo Gavia posto a quota 2621 metri sul livello del mare. Con i suoi 17 chilometri e con pendenze massime prossime al 16%, riesce a mitigare la fatica dei ciclisti regalando loro scorci di panorama, ora sulla montagna innevata, ora sullo splendido fondo valle, capaci di distrarre i partecipanti dalla fatica.
Passata la galleria, perfettamente illuminata, sembra di uscire dallo StarGate: lo scenario cambia completamente e sembra di essere atterrati sulla Luna, però innevata. I muraglioni di neve sono ancora lì a fare da scenografia al paesaggio, ma solo in cima si raggiunge il massimo dell’estasi.
Si pensi che in prossimità del passo – a 300 m circa – esiste, unico in Italia, un lembo di Tundra artica, relitto dell’ultima glaciazione, che copre una estensione di circa quattrocento metri quadrati, disteso su piccoli dossi morenici. Si tratta quindi di una zona ad alto valore naturalistico, nonché ad altrettanto elevata vulnerabilità.
A concludere il percorso, solo per chi sceglierà il tracciato lungo o quello corto, sarà il Passo Santa Cristina. In questo tratto di salita, lungo sette chilometri con tratti al 14%, Marco Pantani sigillò l’impresa di quella tappa. Dopo avere raggiunto i fuggitivi Berzin e Indurain sul Mortirolo, qui lanciò la stoccata finale, andando a vincere in solitaria davanti a due “mostri sacri” del ciclismo di quell’epoca.
L’ultima emozione la si proverà all’arrivo; già fortemente eccitante di suo, in quanto suggella la propria impresa, il 28 giugno 2015 si avrà la coscienza di passare sullo stesso punto dove solo un mese prima il vincitore mise la sua firma sulla tappa.
Fonte: Ufficio stampa

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