Mercoledì 23 giugno 2021

Petizione sul futuro dell’Ospedale di Chiavenna

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Gli ospedali valtellinesi fuori dalla classifica italiana dei migliori al mondo
Raccolta firme promossa dal comitato “Insieme per l’ospedale di Chiavenna”
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I servizi offerti dall’ospedale di Chiavenna, e quindi il suo funzionamento, sembrano diminuire sempre di più e sempre più in fretta. L’ultima grande perdita è stata la chiusura delle sale operatorie  a causa della temporanea trasformazione del presidio in ospedale-Covid, situazione risolta con l’estinzione del focolaio il 21 dicembre 2020, a cui però non è ancora seguita la riapertura delle stesse, e pare che, almeno per tutto il mese di marzo, non sia prevista.

Chiediamo, perciò che venga stilato con chiarezza di intenti un documento riguardante il disegno previsto per l’ospedale di Chiavenna.
Chiediamo che, considerati i possibili finanziamenti, si possa rivedere il piano stilato dal politecnico di Milano che, oltretutto, ci classifica come “area di Chiavenna” e non come “presidio ospedaliero”, facendo presagire un ulteriore depauperamento dei servizi.

Sappiamo tutti, purtroppo, che la pandemia non ha certo semplificato la situazione sanitaria, da noi come nel resto d’Italia.
C’è un alto rischio però, a nostro parere, che, anche quando sarà finalmente finita l’emergenza Covid, non verranno ripristinati tutti i servizi venuti meno durante la pandemia né, tanto meno, quelli persi durante gli ultimi anni. Per questo riteniamo importante far sentire, a chi di dovere, la voce unanime di tutta il nostro territorio.

Ad oggi la situazione ospedaliera appare così configurata:

Ortopedia: gli interventi alle mani, gli unici che venivano effettuati tramite la collaborazione con l’ospedale di Lecco, sono fermi da febbraio 2020. Praticamente il reparto esiste solo sulla carta; le altre attività che ancora oggi troviamo sul sito dell’azienda sono ferme almeno dal 2019.

Chirurgia: prima della temporanea trasformazione in ospedale-Covid per il focolaio scaturito all’interno del presidio, il chirurgo operava, così come l’oculista, una sola volta a settimana ed esclusivamente per interventi basilari, ad oggi, le sale operatorie sono ancora chiuse!!!

Medicina: dalla riapertura post-focolaio sono per lo più ricoverati solamente pazienti cronici.

Pronto soccorso: si evidenzia un’importante carenza di medici: addirittura, è dovuta rientrare in servizio una dottoressa che era andata in pensione. Un pronto soccorso come il nostro, sito in una località turistica scelta come meta anche da molti sportivi, deve essere assolutamente potenziato (così come l’ortopedia) e disporre di una turnazione di sufficiente personale qualificato.

OBI: reparto in più da gestire con lo stesso personale (anche se, ad oggi, i turni sono coperti dalle infermiere delle sale operatorie)

Consultorio / ostetricia: dall’inizio della pandemia non vengono più effettuate a Chiavenna isteroscopie operative, nonostante ci siano tutte le apparecchiature necessarie, le donne vengono mandate a Sondrio dove però ci sono liste d’attesa infinite; gli ambulatori di isteroscopia diagnostica ad oggi non sono ancora a regime.
Le visite domiciliari alle donne incinte e alle neomamme stanno funzionando molto bene (forse unica promessa mantenuta del progetto di potenziamento che avrebbe dovuto seguire la chiusura del punto nascite) ma crediamo comunque sia molto importante valutare la possibilità della riapertura del punto nascite, anche a seguito dell’analisi fatta sul tasso di natalità dei bimbi valchiavennaschi negli ospedali di Lecco, Sondrio e Gravedona e considerando i possibili finanziamenti previsti per la sanità.

Visite specialistiche – poliambulatori: per le visite specialistiche ci sono tempi d’attesa molto, molto lunghi e, come se non bastasse, accade spesso e volentieri che la prima data disponibile sia presso i presidi delle altre città della provincia. Ribadiamo la difficoltà, soprattutto nel caso di pazienti fragili, di spostarsi magari fino a Sondalo, costringendo qualche familiare a dover prendere permessi di lavoro per poterli accompagnare.
La riorganizzazione del sistema di prenotazione per questo tipo di visite è quanto meno assurda per un territorio montano come il nostro, sembrerebbe che non sia stata minimamente tenuta in considerazione la conformazione geografica del nostro territorio. Indubbiamente c’è qualcosa da rivedere.

Telemedicina: il progetto, che si è arrestato causa Covid (controsenso lapalissiano), è sicuramente un ambito da sostenere per le sue potenzialità ma che deve essere complementare alla realtà ospedaliera e, assolutamente, non sostitutivo!

Impressioni che abbiamo raccolto da alcuni membri dal personale: la sensazione generale è quella per cui si stia andando verso la riduzione ai minimi termini dei servizi (per non dire chiusura del presidio) anche tramite lo sfinimento degli operatori stessi che si trovano poi, nei casi più estremi, quasi costretti a licenziarsi o a richiedere il trasferimento.

Crediamo fortemente che la Valchiavenna abbia bisogno di un ospedale, certo non con alte specializzazioni, ma che sia in grado di fornire almeno le principali prestazioni sanitarie, in tempi accettabili, (pensiamo, ad esempio, che non è presente nemmeno la figura del cardiologo, se non nei poliambulatori) ad ogni cittadino e ad ogni turista che si trovi a passare per la nostra bellissima valle.
Ricordiamoci che il diritto alla salute, in questo caso inteso come accessibilità ad una dignitosa sanità pubblica, è sancito dalla Costituzione italiana.

Il comitato “Insieme per l’ospedale di Chiavenna” e i cittadini firmatari

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