Martedì 21 settembre 2021

Pietro Illarietti: sì al Giro d’Italia in Valtellina

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Pietro Illarietti

Pietro Illarietti

Durante l’ultimo passaggio del Giro d’Italia sulle strade della Valtellina avevamo pubblicato una piccola provocazione e breve ragionamento sulla carovana rosa: Giro d’Italia si o no? Comunque W la corsa rosa in Valtellina
Come ci aveva promesso, mentre era on the road al seguito della corsa, il giornalista Pietro Illarietti è voluto intervenire sulla questione e ci ha rilasciato il suo commento che pubblichiamo integralmente.
“Per me è Giro d’Italia sì in Valtellina. Per quale motivo? Oltre a quelli da te già citati, visibilità mediatica e asfaltatura strade, che da soli giustificano abbondantemente l’investimento, ne vorrei evidenziare un altro.
Un discorso legato alla cultura dello sport che di riflesso si propaga anche sulla cultura dell’accoglienza del turista. Per una terra che punta ad un turismo alternativo, è importante che le persone, gli operatori, intesso come albergatori o affittuari di camere, conoscano l’argomento bici. Quale modo migliore dell’avere i protagonisti del Giro d’Italia sulle nostre strade per interessarsene?
Quando il cicloturista arriva, in tantissimi casi, è attirato dal fascino della storia che le montagne hanno saputo generare nel mondo del ciclismo: lo Stelvio di Coppi, la nevicata del Gavia con Handy Hampsten ed Eric Breuking, il Mortirolo di Pantani solo per citarne alcuni.
Le strade e i passi non comunicano da soli, serve un supporto che viene dal territorio. Di cultura sportiva, di gente in grado di spiegare e raccontare cosa sia avvenuto in certi luoghi. L’ospite che viene in Valtellina, se ci si vuole riempire la bocca con concetti come “turismo di qualità”, deve essere supportato da interlocutori di qualità. Per quale motivo una sgangherata osteria di paese ha più successo di certi freddi ed etichettati locali glamour? Per motivi di sostanza e cura del cibo probabilmente.
In questo caso il nostro prodotto è il turismo in bici? E allora dobbiamo essere pronti anche a livello di cultura delle bicicletta. Si parla di target particolare, come nella conferenza stampa di ieri a Chiavenna, e allora l’interlocutore non può essere uno “generalista”.
Poi ci sono altri elementi culturali legati alla bici e al suo utilizzo, partendo dagli stili di vita, dall’uso meno insistente dell’auto, rispettando una condotta più green, con meno scemotti che scorrazzano per i paesi come se fossimo al GP di Monza, ma questo è un altro argomento”.

Pietro Illarietti originario di Tovo di Sant’Agata, vive a Milano, da ormai 25 anni segue il ciclismo, con esperienze professionali nella comunicazione con atleti quali: Ivan Basso, Francisco Ventoso, Emanuele Sella e altri. Ha curato gli uffici stampa dei team A-Style, Carmiooro NGC e Wit. Giornalista per Tuttobici, Tuttobiciweb e Sprint, oltre ad essere direttore di Azimut Magazine, la rivista ufficiale della FISO (Fed di Orienteering) di cui cura l’ufficio stampa, responsable marketing di Kuotacycle e consulente comunicazione di XMetrics, start up tecnologica.

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