Lunedì 25 ottobre 2021

Qual è il rapporto tra informazione e turismo in Valtellina?

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Prosegue l’approfondimento del tema “comunicazione e turismo” in provincia di Sondrio su Valtelina Turismo Moblie. Dopo l’interessante ed esclusiva intervista di ieri a Sara Bovo, ufficio stampa e responsabile delle relazioni esterne dell’APT di Livigno, abbiamo pensato di rivolgerci a Stefano Barbusca, professionista della carta stampata locale, ponendogli alcune domande e spunti di riflessione come addetto ai lavori con esperienza sul campo, ma soprattutto passione nel proprio lavoro e spirito collaborativo, quest’ultimo aspetto non sempre facile da incontrare nel “variegato” mondo dell’informazione di Valtellina e Valchiavenna. Stefano ha 34 anni e vive a Chiavenna. Giornalista professionista da otto anni, da quindici scrive di economia, cronaca e sport per “La Provincia”. Lavora soprattutto sulla carta stampata, ma è “sempre più appassionato di web, oltre che di montagna e sport, con risultati meno che modesti in tante discipline” il suo commento.

Stefano Barbusca

Stefano Barbusca

Il giornalismo locale da sempre trascura il turismo, sagre escluse, perché secondo lei?
Credo che sia una problematica nazionale e non solo locale. Nella società valtellinese non c’è stata – e probabilmente non c’è ancora – un’adeguata consapevolezza dell’importanza del turismo e il giornalismo non fa eccezioni. Finora i settori trainanti dell’economia sono stati altri. Viviamo fra l’Engadina e il lago di Como, invece i punti di riferimento sono spesso i condomini vuoti, i campanili del nostro paese e qualche palazzo con le poltrone pesanti. E mentre l’industria, il pubblico impiego e l’edilizia perdono migliaia di posti di lavoro, non siamo capaci di sfruttare le potenzialità turistiche della provincia. Il quotidiano “La Provincia” tutti i giorni propone ai lettori due pagine di “Economia”, con la consapevolezza di dovere dare la massima attenzione anche alle notizie e alle riflessioni sul turismo.
Ci viene in mente il Valtellina Basket Circuit, evento di respiro internazionale che nei media locali ha meno spazio dei necrologi. Secondo lei è normale?
Non credo che sia mancata l’attenzione per i “grandi eventi”. È più singolare quella verso i necrologi. Ma questa è un’altra storia…
Pensa che al turismo di Valtellina e Valchiavenna serva una migliore comunicazione?
Non sono un esperto di comunicazione “verso l’esterno”, quindi preferisco concentrarmi su quella dedicata alle persone che vivono o soggiornano in provincia. Ritengo necessari dei miglioramenti su più fronti: sia per comunicare ai turisti gli eventi ai quali possono partecipare durante il proprio periodo di vacanza, sia per fare crescere la consapevolezza dell’importanza del turismo nei cittadini e negli imprenditori. Credo che Consorzi, aziende e istituzioni siano chiamati a investire nelle relazioni con i turisti e i media locali in termini di attenzione, risorse finanziarie e professionalità. Mi chiedo, ad esempio, come mai le esperienze delle università che si occupano di queste tematiche a Milano non siano “sfruttate” in ambito locale attraverso dei progetti di crescita comune. A volte i piani di comunicazione di manifestazioni importanti sono gestiti da maestri in pensione o periti meccanici (volontari o retribuiti). Non ho pregiudizi verso queste categorie di cittadini, ma non possono occuparsi di questi compiti.
Quali sono i cinque argomenti che le piacerebbe trattare approfonditamente dal punto di vista turistico?
Ci sono alcune tematiche rilevanti. La prima è la crescita della consapevolezza della centralità del turismo e della necessità di avere una filiera e reti capaci di garantire il meglio in ogni fase. Bisogna essere pronti al confronto con i flussi di persone che scelgono Valtellina e Valchiavenna. Porto un esempio tutto chiavennasco: io a scuola non ho mai studiato la lingua tedesca, ma il settore ricettivo dell’Engadina è la principale impresa per i lavoratori della mia valle e gli svizzeri sono i clienti più numerosi ai tavoli dei crotti. Non è normale e non è più accettabile rinunciare alla possibilità di parlare e lavorare con i nostri vicini. Poi c’è l’Expo. Se ne discute, ma non abbastanza. Passando al metodo, mi piacerebbe assistere a un’integrazione fra l’informazione tradizionale (i giornali e i loro siti) e quella turistica, unendo esperienze, linguaggi, piattaforme e aspettative. Un prodotto della comunicazione locale, in Valtellina, deve essere rivolto sia ai cittadini, sia ai turisti.
E quelli sui quali non vorrebbe mai scrivere (turisticamente parlando)?
Anche se le polemiche, giornalisticamente, rendono, preferirei parlare di crescita, meglio se sostenibile e a due cifre. Magari non nel giro di un anno, non ho questa pretesa, ma sarebbe bello farlo prima che la carta passi di moda. E vedrei bene gli articoli sui doppioni di consorzi turistici nella stessa valle sui libri di storia locale e non nelle pagine di attualità dei quotidiani.
Valtellina Turismo Mobile non è un giornale, ma un blog che fa informazione, sappiamo che ci legge spesso… 
I processi di innovazione sono sotto gli occhi di tutti, mentre da noi i treni sono quelli di quarant’anni fa e le domeniche sera finiscono in colonna sulla Ss 36. Intanto sui siti di turismo si pubblicano gli eventi, uno in fila all’altro, rigorosamente in lingua italiana, su Pdf da scaricare, magari con connessioni lentissime, in località prive di wifi. Ecco perché Valtellina Turismo Mobile è importante, sia per i contenuti, sia per il metodo e i linguaggi. Il vostro blog ha il passo giusto, sarebbe bello se diventasse un “incubatore di idee” in questo ambito, coinvolgendo sempre più soggetti ed esperienze. Sarebbe una bella sfida anche per l’informazione tradizionale. Tutta da giocare, tutta da vincere.

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