Lunedì 27 settembre 2021

Quando l’Alta Valtellina cambiò per sempre conformazione e storia

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In questi giorni, ancora una volta, la nostra Lombardia è martoriata da dissesti e colate detritiche, proprio come nell’ormai lontano 1987 durante l’alluvione in Valtellina, anche se con conseguenze certamente meno pesanti.
Il Vajont della Valtellina
Ecco, a me piace sempre tenere accesa la memoria di quello che fu, per prendere esempio dalle tragedie affinché se ne evitino altre. 34 anni fa, la mattina del 28 luglio 1987 alle ore 7:23, l’Alta Valtellina cambiò per sempre la sua conformazione e storia. Immaginate una montagna intera di fango che precipita a valle per oltre 1300 metri di dislivello ad una velocità che è stata stimata in oltre 400 km/h, quel fango sommerge paesi, strade, fiumi, per chilometri e chilometri la Valtellina tra Sondalo e Bormio venne cancellata in un istante, per fortuna i paesi erano stati evacuati in via precauzionale, ma nonostante questo 35 persone persero la vita, probabilmente ancora prima di essere raggiunte dal fango, schiacciate dallo spostamento d’aria. Tutta la zona di Bormio e valli rimase isolata per mesi, raggiungibile solo tramite gli alti passi dello Stelvio, del Gavia e della Forcola di Livigno.
1987-2021: per non dimenticare
Diversi elicotteri bipala giunsero da Roma per prestare soccorso, i bormini si ricordano bene l’atterraggio di quei mostri in paese, quando tremarono i vetri delle case, alcune delle quali portano ancora i segni delle crepe causate dalla scossa di terremoto provocata dalla frana. Ieri mattina alle 7:30 la comunità di Valdisotto si è riunita dove sorgeva la chiesa di San Martino a Morignone per lq Santa Messa in ricordo dei concittadini che hanno perso la vita. Nella chiesa di San Martino si trovava un’antica lastra con segni di epoca arcaica, più volte soggetta a studi, come anche un altare del 1093, tutte opere che purtroppo non esistono più, sepolte sotto decine e decine di metri di roccia e fango.

Il disastro della Val Pola ha acceso un dibattito in Italia, quello relativo alla responsabilità umana sulle Alpi con le sue costruzioni ed i suoi interventi invasivi dietro questi eventi, interventi che non sono stati seguiti da successive opere di mitigazione e protezione. Di base rimane che abbiamo costruito troppo ed ovunque, anche dove forse era meglio non toccare nulla, anche se in questa tragedia l’uomo forse c’entra ben poco. Lascio una frase, a dir poco eccelsa, che forse vale anche per il nostro tempo, del Presidente Cossiga, ricordando gli eventi della Valtellina 1987: “Nessuno può sentirsi responsabile solo per sé stesso, ciascuno deve sentirsi, come è, responsabile dei problemi e delle difficoltà degli altri, di tutti gli altri. È proprio il livello di sviluppo raggiunto dal nostro Paese che ci impone di non rispondere più soltanto per noi stessi, ci impone il dovere di far crescere insieme una società che non sia una sola catena di separatezze”.
Marco Trezzi
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