Sabato 25 settembre 2021

Smaltimento inerti, rimedi per chiusura dell’impianto maggiore

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Il 22 luglio 2021 il Prefetto di Sondrio ha diramato le prime indicazioni scaturite il 9 luglio dalla riunione del gruppo di lavoro, formato da tecnici della Regione Lombardia, della Provincia, dell’Arma dei Carabinieri – Gruppo Forestale, dell’ARPA Lombardia, di Confartigianato Imprese, dell’ANCE Lecco-Sondrio e della Secam.
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Si sintetizzano qui di seguito i punti principali:
le associazioni di categoria presenti si sono impegnate a contattare i propri associati ed informarli sulle possibilità di ampliamento degli impianti esistenti;
quanto agli impianti mobili, la situazione attuale è di 9 impianti autorizzati dalla Provincia, più un’istruttoria in corso; gli impianti mobili non rappresentano una soluzione, anche perché sono ingombranti, rumorosi, logisticamente difficili da gestire, utili solo per grossi cantieri stradali, ma nel piccolo cantiere trovano scarsa applicazione a causa di presupposti tecnici-operativi non attuabili;
sul riutilizzo dei materiali, è necessario che istituzioni e associazioni effettuino una campagna informativa per far meglio capire alle imprese e ai professionisti che il materiale recuperato è una risorsa; esistono degli obblighi disattesi in merito al materiale che potrebbe essere riutilizzato nelle opere pubbliche e private; la normativa sugli appalti pubblici già in parte lo prevede, ma viene disattesa, in quanto è consuetudine del privato non utilizzare materiale riciclato;
è necessario che le associazioni di categoria comunichino agli associati che il materiale “in uscita” dagli impianti, ovvero la Materia Prima Secondaria (MPS), dovrà essere qualitativamente riutilizzabile, dato che spesso la MPS che viene prodotta è qualitativamente scadente e quindi scarsamente utilizzata; l’edilizia è cambiata radicalmente in questi anni, considerato che i lavori sono incentrati maggiormente nelle ristrutturazioni piuttosto che nelle nuove edificazioni e ciò comporta maggior produzione di scarti e rifiuti da lavorazione; anche nel futuro la tendenza sarà sempre più orientata alla manutenzione e alla ristrutturazione;
i Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono stati introdotti con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare a partire dal 2003 e vengono integrati e modificati annualmente; il decreto stabilisce l’obbligo per gli uffici pubblici e le società a maggioranza di capitale pubblico di acquistare beni, manufatti e materiali provenienti dal riciclaggio in quantità non inferiore al 30% del fabbisogno annuale; i CAM definiscono che, negli appalti pubblici, il contenuto di materia recuperata o riciclata nei materiali utilizzati per l’edificio, anche considerando diverse percentuali per ogni materiale, deve essere pari ad almeno il 15% in peso valutato sul totale di tutti i materiali utilizzati; di tale percentuale, almeno il 5% deve essere costituita da materiali non strutturali; inoltre, i CAM stabiliscono, allo scopo di diminuire l’impiego di risorse non rinnovabili, di ridurre la produzione dei rifiuti e lo smaltimento in discarica, con particolare riguardo ai rifiuti da ‘demolizione e costruzione’; il progetto deve prevedere l’uso di materiali con un determinato contenuto di riciclato, aggregati riciclati e artificiali;
la norma che regola i contratti degli appalti pubblici è il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e s.m.i, cosiddetto “Codice dei Contratti”; all’interno del testo si inserisce, sia in maniera diretta sia indiretta, anche l’indicazione di utilizzo degli aggregati riciclati e artificiali per la realizzazione dei lavori pubblici; l’art 95, comma 2 introduce il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa quale strumento per l’affidamento delle gare; tale criterio prevede l’affidamento in base al miglior rapporto qualità/prezzo sulla scorta dell’elemento prezzo o del costo, seguendo un criterio di comparazione costo/efficacia quale il costo del ciclo di vita dei materiali; i “costi del ciclo di vita” comprendono, in quanto pertinenti, tutti i seguenti costi, o parti di essi, legati al ciclo di vita di un prodotto, di un servizio o di un lavoro:
a) costi sostenuti dall’amministrazione aggiudicatrice o da altri utenti, quali:
1. costi relativi all’acquisizione;
2. costi connessi all’utilizzo, quali consumo di energia e altre risorse;
3. costi di manutenzione;
4. costi relativi al fine vita, come i costi di raccolta, di smaltimento e di riciclaggio;
b) costi imputati a esternalità ambientali legate ai prodotti, servizi o lavori nel corso del ciclo di vita, purché il loro valore monetario possa essere determinato e verificato; Tali costi possono includere i costi delle emissioni di gas a effetto serra e di altre sostanze inquinanti, nonché altri costi legati all’attenuazione dei cambiamenti climatici.
L’art. 34 stabilisce che le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dal Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione attraverso l’inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei Criteri Ambientali Minimi (CAM), come sopra definiti.
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