Mercoledì 04 agosto 2021

Time-lapse del montaggio del Catafalco di Morbegno

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Morbegno è pronta per la celebrazione della Pasqua. Nella chiesa di San Giovanni Battista è stato montato il catafalco in legno, documentato per la prima volta nel 1737.

Il Catafalco di Morbegno. Parrocchia di San Giovanni Battista in Morbegno
Delle numerose tradizioni testimoniate per la Settimana Santa morbegnese è sopravvissuta la costruzione del grandioso catafalco ligneo al centro della chiesa arcipretale di San Giovanni Battista. Per Catafalco si può intendere un semplice palco, ma comunemente il termine serve ad indicare un’impalcatura. per lo più in legno, ricoperta da drappi e ornata di candelieri, che si innalza nelle chiese per collocarvi la bara di un defunto o il simulacro di una bara durante le cerimonie funebri e le funzioni religiose. In età barocca, quando la religiosità tendeva ad esprimersi in forme di profonda suggestione, teatralità e sfarzo, si prese a costruire palchi sempre più articolati e complessi, con l’innalzamento di elaborati padiglioni, vere e proprie architetture grandiose e spettacolari, per accogliere le spoglie di papi o di re, per un a celebrazione dei funerali che ne esaltasse la potenza e la gloria. Divenne quindi naturale approntare un sontuoso catafalco anche e soprattutto per il più solenne dei funerali, quello col corpo morto di Gesù Cristo, ripetuto da ogni comunità cristiana, ogni anno, nel Venerdì Santo con una imponente processione. Il catafalco di Morbegno è documentato per la prima volta nel 1737, quando la nuova chiesa di San Giovanni Battista, iniziata nel 1680 e officiata dal 1714, non ancora completa della facciata, si stava amando all’interno, con la decorazione delle singole cappelle (affreschi, tele, altari in marmo) e la dotazione di arredi (paramenti, stendardi, argenteria). L’artista, che più di ogni altro, è stato coinvolto in questa rilevante operazione è il valtellinese Pietro Ligari (Ardenno, 18 febbraio 1686 – Sondrio, 6 aprile 1752) a cui successivamente si è voluto attribuire addirittura il progetto della facciata della chiesa. Più verosimile, comunque, è l’attribuzione al poliedrico artista del disegno del catafalco, concepito, nella forma e nella dimensione, per essere perfettamente inserito al centro della chiesa, dove si erge come un tempietto. All’alta piattaforna, ottagonale, come l’ampio vano centrale della chiesa di San Giovanni, si accede per mezzo di quattro ampie scalinate, con balaustre che accentuano l’effetto scenografico dell’insieme. Quattro coppie di colon n e, disposte in diagonale rispetto alle scalinate, poggiano su quattro solidi basamenti dal profili a volute, e sono collegate tra di loro da quattro pendoni arcuati. Al centro di’ essi, su quattro grandi medaglioni campeggiano citazioni bibliche che inducono alla meditazione sul significato salvifico della Passione di Cristo. Dagli architravi si elevano quattro ampie falde dall’andamento curvilineo concavo e convesso, che si concludono, all’altezza di circa 18 metri con un cupolino sormontato da un a nuda croce, dalle cui braccia pende il sudario. Il catafalco è una delle macchine di culto tipiche dell’età barocca, realizzate in particolare dalle confraternite per la celebrazione dei solenni riti della settimana santa. Nel nostro caso il catafalco appartiene alla Confraternita del Santissimo Sacramento di San Pietro, che ne cura la custodia, la manutenzione e la ricostruzione annuale la sera del Lunedì Santo. Alla complessa operazione intervengono numerosi volontari tra i quali, in primo luogo, i confratelli della Madonna Assunta, ciascuno con un compito preciso, che si tramanda quasi di’ generazione in generazione, con un susseguirsi ritmato di operazioni svolte con una naturalezza e una sicurezza tali che allo spettatore appaiono come spontanee azioni quotidiane. Il catafalco accoglieva un tempo il simulacro di un’urna sepolcrale e, solo successivamente, l’attuale urna con la scultura lignea del Cristo morto, che vien e portata solennemente in processione la sera del venerdì santo. La processione fino a una cinquantina d‘anni fa si svolgeva al pomeriggio e non era intesa come una Via Crucis, ben si come una riproposizione sotto forma di un grandioso funerale, ad opera dell’intera comunità, del piccolo corteo di amici e discepoli che, dopo la deposizione dalla croce, portarono il corpo di Cristo alla “tomba scavata nella roccia” (Luca 23:53).

L’evento assume ancor oggi il carattere di una celebrazione ufficiale dell’intera comunità civile, come sottolinea la partecipazione delle autorità comunali e la scorta di un drappello di Vigili del Fuoco volontari in storica uniforme ottocentesca, secondo una tradizione che risale al periodo in cui proprio i Vigili del Fuoco costituivano localmente l’unico corpo civico inquadrato in struttura dalla prestanza militare. La piattaforma del catafalco venne utilizzata anche per i funerali degli arcipreti e, montata in piazza S. Antonio, per la celebrazione liturgica in occasione dei congressi eucaristici del 1932 e del 1964. Negli ultimi decenni, con le riforme conciliari, e in particolare con la nuova concezione dell’altare come centro anche fisico dell’assemblea, proprio sul catafalco si celebrano le solenni liturgie del Giovedì Santo e, dal 2009, anche del Sabato Santo e della solennità di Pasqua. La scelta di mantenere eretto lo storico monumento anche a Pasqua non risponde solo all’opportunità di farlo ammirare a un maggior numero di visitatori, ma ha soprattutto un significato più profondo. Come ha scritto qualche anno fa il morbegnese Mons. Saverio Xeres, la costruzione del catafalco «è un modo “baracco” di far partecipare la comunità a costruire di nuovo la chiesa, da capo, ogni anno, ponendo il Cristo, il Cristo morto e risorto, al centro. È un’idea splendida! Si ricomincia insieme ogni anno, a partire dal centro. La buona notizia si colloca proprio qui, piantata come la croce che si fa vessillo di certezza sull’anelito umano di una vita slanciata verso la gioia».
Testo di Giulio Perotti

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