Venerdì 17 settembre 2021

Un secolo di Alto Adige: efficienza e benessere, ma anche privilegi anacronistici

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Con il trattato di pace di S. Germain, firmato il 10 settembre 1919 al termine della prima guerra mondiale, nasceva la Repubblica Austriaca e la stessa definì i suoi nuovi confini dopo la sconfitta nel conflitto. Il 10 pttobre 1920 l’Italia formalizzò le acquisizioni territoriali, ritrovandosi con un confine tutto nuovo, arrivando a coincidere interamente con lo spartiacque alpino (ad eccezione del Ticino in Svizzera), superandolo anche in alcuni punti, come a San Candido. Così facendo finiscono sotto il dominio italiano molte comunità di lingua germanica. La storia dell’Alto Adige mi ha sempre affascinato, le ragioni di questa annessione vanno ricercate già a fine dell’800, quando vi era una forte cultura imperialistica in Europa, basata su rapporti di forza tra gli stati, che portarono appunto allo scoppio della grande guerra. In realtà ancora prima della fine del conflitto venne scritta una carta d’intenti, in cui si specificava che non doveva esserci una perdita di territori da parte delle nazioni sconfitte, questi punti però non vennero proprio rispettati, nel caso Sud-Tirolo decine di migliaia di persone di lingua tedesca si ritrovarono incluse in uno stato non identificato nella propria nazione. L’Italia si ritrovò quindi davanti alla scelta di poter annettere parte del Tirolo alla sua nazione, dove il 90% risultava di lingua germanofona, solo un 7% era di madrelingua italiana nei territori di confine con il Trentino. L’Italia si prese circa un anno per prendere una decisione a riguardo di spostare il confine al Passo del Brennero, in patria questa scelta non godeva di ottimi pareri, soprattutto da parte dei politici, che volevano fissare il confine alla Chiusa di Salorno, tra Trento e Bolzano, riconosciuto come il confine tra le aree linguistiche tedesche ed italiane, oltre che culturali, lasciando così l’Alto Adige alla neonata Austria. Portare il confine al Brennero poteva creare tensioni e cozzava col principio di nazionalità, anche se avrebbe avuto una formidabile strategicità militare.

Alla fine vinse un principio molto semplice, all’epoca molto in auge: quello della frontiera naturale. Secondo questo principio i confini dovevano coincidere il più possibile con specifiche aree geografiche, a costo di far venire meno l’omogeneità etnica, in questo caso lo spartiacque alpino che separa il nord ed il sud del Tirolo rispondeva appieno a queste esigenze. Gli italiani volevano appunto avere un confine più stabile e sicuro, questo era rappresentato dalle Alpi, quindi l’occasione venne presa al volo ed il 10 ottobre 1920 il Re d’Italia firma e sancisce il nuovo confine nazionale, il Sud-Tirolo era definitivamente in territorio italiano, dal Passo Resia fino a San Candido, passando per il Passo del Brennero; nasce così la nuova regione italiana che venne chiamata Alto Adige in onore di quello che sarà il secondo fiume più lungo d’Italia.




Negli anni a venire ci furono molti tentativi di mantenere almeno un’unità politica ed amministrativa che da sempre caratterizzava il Tirolo, che ora si vedeva diviso in due non solo dalle Alpi, ma da confini nazionali, proponendo più volte la creazioni di uno stato indipendente da Austria ed Italia, venne proposto al Re d’Italia di annettere addirittura tutto il nord-Tirolo, oggi poteva essere italiana anche Innsbruck, ma la popolazione del nord si rifiutò manifestando fedeltà all’Austria. Re Vittorio Emanuele III voleva comunque rispettare appieno le autonomie e le tradizioni locali: le scuole, le istituzioni e le associazioni tedesche vennero lasciate, creando apposite strutture amministrative per aiutare il Sud Tirol a legarsi con lo stato Italiano. Nei primi anni ’20 la situazione in Alto Adige era abbastanza tranquilla perché la loro identità venne appunto lasciata, con l’avvento del Fascismo però tutto cambia. Una volta che Mussolini giunse al potere con la sua politica nazionalista atta anche a reprimere le minoranze linguistiche, inizia l’italianizzazione forzata dell’Alto Adige, portandolo a quello che conosciamo oggi, con un decreto del 1923 ratificò l’obbligo dell’uso di nomi italiani proibendo quelli tedeschi, negando addirittura l’uso del nome Tirol, in queste zone scoppia il caos. Fu il nazionalista Ettore Tolomei di Trento, molto vicino al Duce, ad occuparsi di questo processo, traducendo tutti i nomi in italiano, l’insegnamento del tedesco venne proibito alle nuove generazioni. Vennero chiuse le testate tedesche, le sedi del club alpino tedesco e 20 rifugi alpini furono espropriati dallo stato italiano. Nel 1925 con l’inizio della dittatura ogni nome in tedesco venne proibito, anche i cognomi dovevano essere tradotti (obiettivo raggiunto parzialmente perché impossibile da fare), solo la chiesa fu parzialmente risparmiata. Nel 1926 nasce la Provincia di Bolzano, che doveva godere di autonomie vista la particolare e delicata situazione del territorio, in questo frangente vennero forzate le emigrazioni di italiani verso le conche di Bolzano, Merano e Bressanone per ordine del regime, con l’intento di italianizzare sempre più gli abitanti. Molti edifici simbolo della germanicità altoatesina vennero distrutti in favore di strutture inneggianti l’Italia fascista. Nel 1938 Hitler e Mussolini stringono un accordo: il confine italo-austriaco non poteva essere toccato ma il Duce concedeva ai cittadini del Sud-Tirolo di trasferirsi nella Germania nazista prendendo la cittadinanza. Molti rinunciarono quindi alla loro terra per andare in Germania, altri rimasero. Nel 1943 Hitler, dopo l’arresto di Mussolini, decise di liberarlo ordinando alle sue truppe di invadere l’Alto Adige, molti abitanti festeggiarono per questa invasione, sperando di passare sotto il controllo della Germania. Le autorità naziste operarono uno sforzo sistematico per de-italianizzare l’Alto Adige e sopprimere ogni segno della cultura italiana costruito. Quegli sforzi e quella speranza degli altoatesini venne sciolta il 25 aprile 1945, quando gli alleati liberarono l’alto Adige dai nazisti. Con la fine della guerra l’alto Adige rimase per mesi terra di nessuno, i cittadini venivano chiamati “tedeschi senza cittadinanza”, vi trovarono rifugio molti ricercati nazisti, alcuni dei quali scapparono poi verso il sud America dal porto di Genova. Col nascere della Repubblica italiana nel 1946 si riconosce l’autonomia alla Provincia di Bolzano, portandola così fino ai giorni nostri, nasce così il Trentino-Alto Adige, con l’accordo tra De Gasperi e Gruber (ministro austriaco), veniva ripristinato l’insegnamento della lingua tedesca e si ristabiliva la toponomastica originaria. Proprio Gruber disse chiaramente che in Europa non c’è una minoranza tedesca con così tanta autonomia ed una posizione favorevole come gli altoatesini. Seguirono anni di terrorismo ed affermazione di gruppi per la secessione in Alto Adige, che non riuscirono mai ad accettare la loro annessione all’Italia, terra che mai li rappresenterà. Nel 1972 l’Alto Adige ottiene una separazione dal trentino sotto ogni punto di vista, nasce così la moderna provincia autonoma di Bolzano, rimangono le tensioni che oggi si stanno ancora accentuando, con l’obbligo dei cartelli e dei nomi in doppia lingua. In occasione dei 150 anni dell’unita d’Italia furono l’unico popolo a non festeggiare creando tensioni con Napolitano che ne uscì scocciato per questo affronto. Di certo c’è che l’Alto Adige è un mondo a sé rispetto al resto d’Italia: eccelleva economicamente già negli anni’50, con un reddito medio superiore al 25% della media italiana, nel 2010 era al secondo posto in Italia per PIL pro capite, con una disoccupazione quasi nulla. Il notevole benessere è riconducibile ad una gestione eccelsa tanto da ricevere nel 2006 un premio, arrivando al primo posto tra le regioni con migliore efficienza amministrativa. Pensate che in Alto Adige ogni cittadino ha a disposizione 9mila euro ogni anno, contro i 2mila della Lombardia, infatti il 90% delle imposte pagate rimane sul territorio, un vantaggio quasi unico a livello europeo. A prescindere da questo l’Alto Adige è un esempio di efficienza, benessere e lungimiranza a livello europeo ed italiano, si vede che sono “tedeschi” e con la cultura e mentalità italiana non avranno mai nulla a che fare, di questo dobbiamo esserne consci.
Marco Trezzi
Passo Stelvio ist nicht Italien?
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