Venerdì 07 maggio 2021

Unione del Commercio: quelle del 26 aprile sono finte aperture

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Si sta camuffando per una concessione di apertura ciò che nella realtà è l’esatto contrario. La decisione di rendere rafforzata la zona gialla ci lascia un forte senso di sconcerto e siamo basiti di fronte alla prospettiva di non lasciare lavorare i ristoranti nei loro spazi interni». Fortemente critica la presa di posizione dell’Unione del Commercio, del Turismo e dei Servizi della provincia di Sondrio: è vero che molte attività potranno riaprire a partire dal 26 aprile, ma i nuovi provvedimenti creeranno una forte, insensata e del tutto gratuita disparità all’interno delle stesse categorie, privilegiando alcune imprese a sfavore di altre.
A bar e ristoranti verrà concesso di aprire a pranzo e a cena, ma questa opportunità sarà inizialmente data solo a quei locali che hanno il servizio al tavolo esclusivamente all’aperto. La metà circa degli esercizi, quindi, sarà ancora costretta a stare chiusa. In provincia di Sondrio, in particolare, quasi un locale su due non ha la possibilità di svolgere la propria attività all’aperto anche per ragioni climatiche, pensiamo per esempio alle temperature dei comuni montani alle altitudini più elevate, quindi si verificherà un fortissimo disequilibrio che danneggerà ancora numerose imprese.
Insieme all’Unione e a Fipe anche Federalberghi Sondrio ha contribuito a redigere i protocolli per una riapertura sicura nella massima tutela della salute pubblica. È il momento di applicarli, gli imprenditori sono stanchi di aspettare e sono pronti a fare la propria parte, responsabilmente e con la consapevolezza che solo con l’impegno di ciascuno si potrà arrivare a una vera e duratura ripartenza. È il momento di rimboccarsi le maniche e di mettersi al lavoro, ma tutti devono essere messi nelle condizioni di poterlo fare, mentre purtroppo sentiamo parlare di ipotesi come per esempio quella di un pass per spostarsi tra regioni, che francamente ci lascia decisamente perplessi e non rappresenterà altro che un intoppo alla mobilità.
Fortemente delusi ed esasperati dall’ennesima presa in giro, gli operatori sono sempre più insofferenti e arrabbiati perché queste nuove misure nei fatti, anziché andare incontro alle imprese, sono decisamente penalizzanti per una zona montana come la nostra e fanno sembrare sempre più lontana la vera ripartenza. I nostri imprenditori sono stanchi del fatto che a decidere le regole del commercio, del turismo e dei servizi siano quelli che hanno la pancia piena e che stanno talmente in alto da aver perso la cognizione della realtà quotidiana di chi chiede solo di lavorare.
Considerata la drammaticità della situazione, non si escludono manifestazioni anche eclatanti di protesta da parte degli operatori.
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