Giovedì 24 giugno 2021

Vanoni: il padre del sistema tributario che morì sui banchi del Senato

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Dopo la Seconda Guerra Mondiale un paese, per dirsi civile, non doveva solo essere solo democratico, avere acqua corrente in tutte le case, creare un sistema fognario da nord a sud, assicurare istruzione gratuita e sanità accessibile anche ai meno abbienti. Aveva bisogno anche di introdurre, insieme al principio di progressività nel sistema tributario, l’obbligo della dichiarazione dei redditi.
Contribuire tutti, per quello che si guadagna e per quanto si guadagna, ai servizi pubblici per noi e per gli altri, è un principio che non ha mai perso di valore e attualità. Anche e proprio oggi dopo innumerevoli esempi negativi commessi da chi dovrebbe rappresentare il popolo invece di farsene beffa. Per immoralità senza dubbio. Ma soprattutto per incapacità di essere al livello di chi, per questi valori, ha studiato e dato la vita. La prima grande riforma tributaria italiana del 1951 porta il nome di un valtellinese, che introdusse proprio quanto descritto sopra: Riforma Vanoni o Legge Vanoni.
Il morbegnese Ezio Vanoni (1903), economista, avvocato e docente universitario, guidò tutti i dicasteri economici nell’Italia della ricostruzione post-bellica, al fianco del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, contribuendo a costruire il modello di economia sociale di mercato che si affermò poi in Italia.
Il padre era segretario comunale in Val Masino e la madre maestra. Studi elementari a Morbegno, liceali a Sondrio, universitari a Pavia (1925), dove divenne presto assistente volontario nell’Istituto Giuridico dell’Università di Pavia (1926-1927). Nel 1928 vinse una borsa di studio dalla Fondazione Rockefeller per due anni di studi in scienza delle finanze e in diritto finanziario in Germania. Nel 1930 incaricato per insegnare Scienza delle Finanze e Diritto finanziario nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari a cui seguì nel 1932 la libera docenza in Scienza delle finanze e Diritto finanziario. Seguirono alcuni insuccessi per diventare titolare della cattedra in scienza delle finanze e diritto finanziario all’Università di Messina e nell’Università di Camerino. Quasi certamente dovute alla sua mancata iscrizione al partito nazionale fascista.
Ma dal 1933 al 1936 Vanoni insegnò presso la cattedra di scienza delle finanze e diritto finanziario alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma. Grazie a questa circostanza entrò in contatto con politico cattolici (in particolare De Gasperi) che segnarono la nascita della sua vocazione politica, trasformandolo da uomo di studio a uomo di azione.
Fece parte dell’assemblea Costituente, dove contribuì all’elaborazione della Carta costituzionale, e venne eletto in Parlamento nell’aprile 1948.
Morì nei banchi del Senato nel febbraio 1956, e nel suo ultimo celebre discorso parlò proprio della Valtellina e in particolare della Tartano, la cui situazione faceva da contraltare al resto del paese che si avviava al boom economico:
Non posso dimenticare che vi è nella mia provincia un piccolo comune di 1200 abitanti, il quale ancora oggi è collegato con la pianura per mezzo di una mulattiera, sicché occorrono cinque ore di cammino a piedi per raggiungerlo e quando si sale, come io qualche volta ho fatto prima e dopo la mia vocazione politica, e ci si accosta al palazzo municipale e si vede il ricordo dei caduti nelle due guerre e si nota che questo piccolo villaggio di montagna ha avuto nelle due guerre il maggior rapporto tra popolazione residente e caduti, si orienta necessariamente la propria opera, come credo di avere sempre fatto nella mia vita politica, affinché questi 1200 contadini montanari abbiano una tranquillità economica ed una speranza in un avvenire per sé e per i propri figli.”

Ezio Vanoni è stato insignito nel 1956 della Medaglia d’oro al valor civile
«Iniziata ancor giovanissimo la carriera universitaria, portò nella propria attività, interamente dedicata al progresso della scienza e del miglioramento sociale del popolo, tutto l’impegno ed il fervore del suo animo nobile. Entrato nella vita politica attiva, ricoprì per tredici anni delicati incarichi di governo, tenendo alto il prestigio dell’Italia anche in numerosi consessi internazionali, con una intensità ed una tenacia che dovevano portarlo, nel fiore della maturità, a chiudere, al posto di lavoro, la propria esistenza terrena. Da tempo sofferente di un grave male, rifiutò ogni consiglio di riposo, facendo così olocausto della sua ancora giovane vita, per compiere fino in fondo il suo arduo dovere al servizio della Patria. Esempio fulgidissimo di altissima dedizione alla società ed al Paese.»

Principali incarichi e uffici ricoperti nella I Legislatura
Governo De Gasperi-V
Ministro delle finanze dal 23 maggio 1948 al 26 gennaio 1950
Governo De Gasperi-VI
Ministro delle finanze dal 27 gennaio 1950 al 25 luglio 1951
Governo De Gasperi-VII
Ministro delle finanze dal 26 luglio 1951 al 15 luglio 1953
Ministro ad interim del tesoro dal 26 luglio 1951 al 2 febbraio 1952

Principali incarichi e uffici ricoperti nella II Legislatura
Governo De Gasperi-VII
Ministro delle finanze dal 26 luglio 1951 al 15 luglio 1953
Governo De Gasperi-VIII
Ministro delle finanze dal 16 luglio 1953 al 16 agosto 1953
Governo Pella
Ministro delle finanze dal 17 agosto 1953 al 17 gennaio 1954
Governo Fanfani-I
Ministro del bilancio dal 18 gennaio 1954 al 9 febbraio 1954
Governo Scelba
Ministro del bilancio (Componente del Comitato dei ministri per l’esecuzione di opere straordinarie nell’Italia settentrionale e centrale) dal 10 febbraio 1954 al 5 luglio 1955
Governo Segni-I
Ministro del bilancio (Componente del Comitato dei ministri per l’esecuzione di opere straordinarie nell’Italia settentrionale e centrale) dal 6 luglio 1955 al 16 febbraio 1956

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